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Dal veglione di Natale
a una vita insieme

Basilicata

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IL caso delle volte ci mette del suo. Molto, delle volte.

È che quella volta, a casa dell’architetto Maroscia, alla festa di Natale del 1982, non potevano immaginare che si sarebbero incontrati altre volte. «Ma sempre per caso», precisano.

Dario e Maria Teresa, dopo il veglione di Natale, si erano incrociati in città e si erano messi d’accordo per viaggiare insieme verso Roma dove avrebbero raggiunto lei il fratello, lui risolto appuntamenti di lavoro.

È che quella volta non potevano sapere che poi Roma si sarebbe rivelata «meravigliosa». Ne sarebbero tornati innamorati.

Da allora è così la vita a casa De Luca-Filippi, un appartamento in rione Santa Croce dove Maria Teresa accoglie sorridendo e offrendo un caffè nelle tazze di tutti i giorni. «È più bello, vero?».

Sorride un sacco accanto al marito, candidato sindaco e prossimo al ballottaggio, ché ormai al tran tran da campagna elettorale si è abituata. «Però che fatica all’inizio accettare la sfida».

Non si è vista molto in questi giorni di rincorsa politica, comizi e riunioni. «Non amo apparire, cerco di tutelare riservatezza e abitudini». Lo fa anche il marito Dario che a certe piccole certezze della quotidianità non ha mai rinunciato anche in pieno tour de force da amministrative.

Pranzo insieme, chiacchierata. «Piccole cose, ma non è quello che serve?».

Le due figlie tornano sempre nei loro discorsi. Enrica, più piccola, è un medico che si sta specializzando in pediatria. Francesca fa l’avvocato a Milano. «No, non sono fuggite da Potenza, sono andate via perché qui non c’era prospettiva. Ma sarebbero volute restare. È un tema a cui Dario tiene molto, quello dei ragazzi». Al punto che sono stati proprio i giovani a convincerlo nella candidatura.

«Di richieste ne erano arrivate parecchie, ma aveva sempre nicchiato - racconta la moglie - . Poi una sera è tornato dopo aver incontrato un gruppo di ragazzi che lo ha travolto con entusiasmo, proposte, idee. Da lì non si è fermato più nulla». Fino allo spoglio del primo turno, con quel risultato «che è già una grande vittoria». Secondi, senza apparato, dopo il candidato dell’armata di  centrosinistra.

Maria Teresa ospitale racconta, risponde e lascia vivere casa. Le orchidee nell’angolo del soggiorno sono quasi da non crederci, hanno cinque anni e sono belle, colorate e dense.

Maestra elementare per tanti anni a Potenza, tra centro e contrade. Brava ai fornelli - «il giusto» - e una passione per il ricamo. Punto dopo punto, è arte di grande pazienza.

La loro casa è piena di storie, mescolate nelle fotografie e nei mobili che costruiscono lo spazio. «Sarà che anche la nostra famiglia è un bel miscuglio di territori e comunità».

I genitori di Dario da Napoli e Torino. Il nonno triestino fu trasferito da Erpelle a Potenza, per diventare il capostazione del capoluogo, poche settimane prima dell’eccidio che i soldati di Tito portarono a termine in quelle zone. La famiglia di Maria Teresa è per metà lucana per metà veneta. «Ma certo che sono potentina». Dopo quarant’anni fitti fitti qui.

Di voti non ne ha chiesti in giro. «Non fa per me, non sono dell’ambiente, non saprei farlo. E a volte capitava che neanche mi associassero a Dario», sorride. Lui annuisce, sorride ancora e svela un poco altri pezzi della loro normalità. La gatta, Giudittina, ogni tanto fa capolino, annusa, guarda, poi fugge.

«È che siamo così, persone normali».

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