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Gianni Rosa torna falco contro tutti
Attacca Santarsiero ma anche Pittella

Basilicata

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POTENZA - Non sono piaciute per nulla a Gianni Rosa le dichiarazioni di Vito Santarsiero sulle forze politiche xenofobe che sosterrebbero il candidato sindaco Dario De Luca. Ne nasce una vera e propria querelle. Il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia ieri mattina appena letta l’intervista dell’ex sindaco al Quotidiano della Basilicata, ha inviato allo stesso Santarsiero una lettera in cui si lamentava della frase sulla xenofobia. Rosa quindi inviando insieme alla lettera un sunto delle idee programmatiche del partito della Meloni ha ricordato: «Per noi la vita in senso assoluto, la libertà e il rispetto della dignità degli uomini sono valori non negoziabili, ripudiando ogni forma di discriminazione sessuale, religiosa e raziale». Poi lo stesso consigliere regionale di Fdi, entra nei dettagli rispondendo alle domande del nostro giornale.

Cosa l’ha infastidita così tanto?

«Santarsiero ha dimostrato nello specifico una grande ignoranza. Ha dimostrato scarsissima conoscenza dei programmi e degli obiettivi di Fratelli d’Italia - An. Quando ci considera xenofobi è una caduta di stile ed una cosa di cattivo gusto. Per questo stamattina ho reagito scrivendogli una lettera per aiutarlo. Così la prossima volta che vuol parlare del nostro partito potrà farlo compiutamente e con conoscenza di causa».

Aiuti tutti a capire...

«Non mi pare per esempio che sul tema dell’immigrazione Fratelli d’Italia dica cose xenofobe. Meloni dice solo che l’Italia non può restare da sola rispetto all’Europa sui flussi migratori e richiede soltanto l’applicazione di una direttiva europea secondo cui se gli immigrati entro tre mesi non dimostrano di essere autosufficienti e di avere un contratto di lavoro devono andare via. Lo dice l’Europa. Noi semplicemente come sempre chiediamo il rispetto della legalità. Santarsiero come al solito vuol mandare un messaggio di moderatismo che è fuori luogo».

Cioè?

«Moderatismo è un qualcosa. Un atteggiamento. Rispetto delle regole invece, è altro. Rimane comunque che Santarsiero ha sbagliato e noi con la nostra lettera proviamo a colmare le sue lacune».

Ma non crede che da un lato o dall’altro siano semplicemente eccessi di campagna elettorale. Di una campagna elettorale durissima come non mai?

«Il problema per me resta sempre quello di dire e spiegare ai cittadini di Potenza quello che è successo negli scorsi 10 anni di gestione Santarsiero e ancora prima con le altre amministrazioni di centrosinistra. Bisogna dire a che punto è la città di Potenza veramente. Il dato più rilevante secondo me è che Santarsiero & co, ci lasciano 200 milioni di debiti. Noi solo questa operazione vogliamo fare per poi lasciare ai cittadini la libertà di scegliere, ma con una rinnovata coscienza critica. Il nostro messaggio è semplice e chiediamo ai potentini se vogliono continuare a votare il “sistema” rappresentato da Luigi Petrone o votare un uomo libero come Dario De Luca che ha al suo fianco uomini liberi che stanno provando a mettere in campo una nuova politica. Questo è. Lo si può dire con toni pacati o urlando. Noi stiamo provando a dirlo con De Luca che del moderatismo ha fatto la sua bandiera. Dall’altro lato registriamo un Santarsiero che facendo certe affermazioni dimostra nervosismo».

Sarebbe nervoso per cosa?

«Santarsiero continua a dimostrare che non ha svestito i panni del sindaco. E lo dimostra anche tutti i giorni in Consiglio regionale dove è chiara una sua difficoltà nell’interpretare in maniera giusta il ruolo. Oggi lui deve capire che non è più il sindaco di Potenza ma, legittimamente, essendo stato eletto, consigliere regionale. Non riesce a capire che il suo ruolo è un altro. Evidentemente, secondo me, il ruolo da consigliere regionale lo sta esprimendo male. Io alla Regione, Santarsiero lo ricodo solo per una cosa: per un suo articolo nella legge di stabilità nel quale ha legittimato i “raccomandati” politici».

In pratica?

«La proposta di proroga degli 80 del Po Fesr è firmata Vito Santarsiero. Davanti alla sua stanza quelle persone facevano la coda e l’attesa per trovare un riscontro. Lui è il firmatario di quell’emendamento. Quindi sono io xenofobo o è lui ad esserlo nei confronti di quei tanti lucani che non hanno possibilità e non sono raccomandati?».

Parole durissime...

«Lo so. Ma potrei continuare. Lui si definisce un moderato ma alla fine si è messo sotto la gonna del comunista Folino. Bisogna dire anche questo: lui fa parte della corrente Folino con tutti gli annessi e connessi».

Si nota da parte sua anche dell’acredine. Frutto di una campagna elettorale che ancora non si è conclusa?

«Più da parte loro. Io dico solo che Petrone rispetto al voto delle liste ha raccolto sei punti percentuali in meno. Quindi tanti elettori che hanno votato candidati del centrosinistra non hanno votato Petrone sindaco. Poi vorrei ricordare che il 47 per cento raccolto da Petrone è anche il frutto dei tantissimi candidati consiglieri che erano con lui al primo turno. Non dimentichiamo che con lui c’erano 8 liste. Cioè, rispetto a noi, aveva 160 candidati in più sul territorio. Che hanno intercettato voti del parente o dell’amico. Ora tutti questi candidati non sono più in campo. I potentino ora possono scegliere tra i due uomini: De luca e Petrone. Tra due idee diverse per il futuro della città di Potenza. Noi puntiamo su questo superando le filiere e i sistemi di potere».

E’ ottimista quindi per il risultato del ballottaggio?

«Nessuno avrebbe scommesso su De Luca al ballottaggio. Ci davano al terzo o quarto posto. Siamo invece, al ballottaggio. Quindi come è accaduto che siamo arrivati al ballottaggio contro pronostico così sono convinto che vinceremo. Ne sono sicuro».

Al netto del lato umano. Quali sono le differenze tra Petrone e De Luca?

«Da un punto di vista politico è evidente che Petrone sta a zero. A me preoccupa un Petrone che deve andare a gestire un Comune in difficoltà senza nessuna preparazione politica rispetto a questo. A me preoccupa il fatto che sarà soggetto a tutela. Il tutelante può essere Santarsiero piuttosto che Falotico. Non cambia. Sarebbe preoccupante. De Luca invece è un uomo libero. Nessuno può affermare il contrario e nessuno può immaginare che noi di FdI - An o i Popolari per l’Italia abbiano il potere politico di condizionarlo».

Ma siccome parte indietro perchè De Luca non ha tentato l’apparentamento con altri?

«Io da segretario regionale di Fratelli d’Italia ho avuto tre interlocuzioni con Cosimo Latronico, segretario regionale di Forza Italia. Nelle prime due telefonate Latronico aveva detto alcune cose. Nella terza le ha smentite. Prendo atto quindi che la divisione del centrodestra a Potenza è responsabilità di Cosimo Latronico. Probabilmente perchè non è portatore di forza politica in questo momento ed è soggetto a ricatti o a tutele».

Insomma sta dicendo che c’era quasi l’apparentamento con Forza Italia e poi è saltato?

«Sì. Nelle due prime telefonate eravamo d’accordo. Stavamo ragionando sul comunicato stampa congiunto. Documento che io e Aurelio Pace abbiamo firmato. Latronico però alla terza telefonata ha cambiato idea».

Il 25 maggio non si è votato solo per le comunali. Alle europee FdI - An non ha raggiunto il quorum. Il suo giudizio?

«Fratelli d’Italia è un partito nuovo. Lo abbiamo fondato e poi subito ci siamo presentati alle elezioni politiche di l’anno scorso raggiungendo il 2,5 in Basilicata conto l’1,9 nazionale. Alle europee siamo arrivati al 4,3 in Basilicata. Quindi cresciamo. Oltretutto nel Potentino siamo arrivati al 4,6 di cui al 7 per cento a Potenza città. Significa che il centrodestra che noi stiamo cercando di costruire in Basilicata è quello giusto: stiamo crescendo di consensi e stiamo crescendo in organizzazione pur restando ancora un partito giovane».

Lei comunque è consigliere regionale da anni. Alla sua seconda esperienza. Come giudica i primi sei mesi del governo di Marcello Pittella?

La prima riflessione che mi viene a caldo è rispetto alla sua ultima lettera. Parte dalla disgrazia di un imprenditore e fa demagogia. Dice “dobbiamo fare presto”. Ma Pittella dimentica due fatti: uno che è presidente della Regione già da novembre scorso, due che ha approvato la legge di stabilità nella quale poteva già mettere provvedimenti importanti a favore dei più deboli. Non ce ne sono ma continua nella politica degli annunci».

Ma quali le differenze più importanti che nota tra Pittella e il suo predecessore De Filippo?

«Solo il cognome. Il modo di fare politica è lo stesso. Prima c’era De Filippo che come una piovra provava a occupare tutti i posti di potere oggi siamo passati al familismo amorale della famiglia Pittella che nella stessa maniera prova a occupare tutti gli spazi politici e di governo».

Eppure c’è stato l’accorpamento dei Consorzi di bonifica, ha abolito Arbea e altro...

«Arbea è la stessa che noi volevamo chiudere 5 anni fa. Lui arriva oggi riconoscendo le “poc” a gente a cui scadeva e cioè portando avanti politiche di clientela. Non mi pare che abbia fatto tanto per i lucani. Per quelli che hanno il problema di sopravvivere e di pagare le bollette. E’ giusto risanare gli enti ma faccio un esempio: in questi giorni si torna in Commissione per l’Asi. Io sono anni che denuncio i continui esborsi della Regione per il risanamento dell’Asi. Finora sono stati spesi 30 milioni di euro eppure il risanamento non c’è stato. Parliamo ancora della proposta di legge per l’ennesimo  risanamento. Atti concreti per superare la “fame” non ne ha fatti invece».

s.santoro@luedi.it

 

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