Salta al contenuto principale

Regione, ira del M5S per la legge elettorale
«Studiata per lasciarci fuori dal Consiglio»

Calabria

Tempo di lettura: 
2 minuti 34 secondi

SI scatena l'ira dei grillini per la nuova legge elettorale approvata ieri dal Consiglio Regionale della Calabria.  La casta cambia le regole del gioco l’ultimo giorno utile, quindi, con uno sprint finale che non si era mai visto tra i banchi dell’aula», denunciano i parlamentari del Movimento 5 Stelle Francesco Molinari e Sebastiano Barbanti. Ad allarmarli è la norma che stabilisce la soglia di sbarramento: «E' previsto un limite al 15% per i partiti che si presentano da soli, mentre la soglia scende al 4% per quei partiti che si presentano in coalizione». Un balzello che, affermano gli esponenti grillini, penalizza gruppi politici «che non intendono scendere a compromessi, fare alleanze e accordi con i partiti che rappresentano la casta. In altre parole che non intendono partecipare alle prossime elezioni regionali in coalizione con altri partiti, come nel caso del Movimento 5 Stelle».

LEGGI L'ARTICOLO: LA SEDUTA DEL CONSIGLIO REGIONALE

Secondo Molinari e Barbanti, la nuova legge elettorale avrebbe «profili di incostituzionalità, che - annunciano - faremo valere nelle sedi opportune», annunciando un ricorso. Contestata anche la decisione di ripartire il territorio regionale in tre circoscrizioni elettorali invece che in cinque, quante sono le province calabresi.

Già ieri, fuori da palazzo Campanella, gli attivisti pentastellati davano vita ad un sit in di protesta contro questa che hanno definito "legge anti-M5S". Un «obbrobrio normativo», secondo i grillini, approvato «da un Consiglio regionale decaduto, che avrebbe dovuto prendere atto della fine della consiliatura e ratificare le dimissioni di un presidente di Regione condannato a sei anni di reclusione per reati commessi quando era ancora sindaco di Reggio Calabria. La politica che difende gli indagati, i pregiudicati e i condannati, le pensa tutte pur di lasciare i cittadini fuori dalle istituzioni, come se il potere e la gestione della cosa pubblica fossero esclusiva dei partiti e degli interessi privati che rappresentano». 

Ma a rincarare la dose arriva anche Laura Ferrara, fresca deputata europea del Movimento, che evidenzia come «il vergognoso ed irresponsabile atto consumatosi martedì, in seno al Consiglio regionale della Calabria è il triste aneddoto che mette a nudo, semmai ve ne fosse stato bisogno, la spudorata arroganza e la sfacciata mancanza di rispetto delle più elementari regole di democrazia di chi oggi governa la nostra Regione. Ritenere che una forza politica che raggiunga percentuali di consenso dell’11, 12, 13 e persino oltre il 14%, non abbia diritto avere rappresentanza in Consiglio, ancor prima che contrario alla Costituzione della Repubblica italiana, è in spregio delle più elementari norme di buon senso e al minimo senso delle istituzioni democratiche». Inoltre la Ferrara aggiunge «ritengo opportuno battezzare questa legge con il nome di "Cinghialum". Il nome più calzante per descrivere un atto sconsiderato che coprirà di vergogna la nostra amata terra di fronte alla nazione intera». 

 

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?