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A casa di Luigi e Mariassunta
«Quella volta che dissi no a Colombo»

Basilicata

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POTENZA - Il campanello del bel appartamento al sesto piano di uno dei palazzi storici di via Due Torri, che riporta, oltre a quello dell’avvocato, i nomi della moglie e dei suoi tre figli, lo rivela subito: a casa Petrone non esiste nulla più sacro della famiglia. Anche adesso che la primogenita Iole e la sorella Lidia non vivono più a Potenza. Luigi e Mariassunta, già nonni di due nipotini, ci accolgono sui comodi divani del soggiorno assolato. E’ qui che entrambi amano trascorrere il proprio tempo libero, tra la biblioteca in legno bianco piena di libri e la ricca discografia, soprattutto classica e jazz. Anche se, negli ultimi tempi, l’avvocato sui cui il centrosinistra di Potenza ha puntato per vincere le amministrative, di tempo libero ne ha veramente poco. Se dovesse vincere il ballottaggio di domenica - dice lui mentre ripete il suo rito irrinunciabile, ovvero caricare la pipa - come prima cosa si concederebbe qualche ora di relax. E sempre in questa ipotesi, nonostante la grandissima gioia che ne proverebbe, da neo sindaco avrebbe anche qualche rimpianto: non poter concedersi quel viaggio in giro per l’Italia alla scoperta delle bellezze del Paese. «Un premio meritato» per i coniugi Petrone, entrambi al lavoro da una vita: lui come avvocato amministrativista, lei come biologa di laboratorio, con una piccola precedente esperienza come insegnate di scuola. Insieme da una vita, Luigi e Mariassunta. Dai tempi del Liceo classico. Dove il primo a notare l’altro, è stato lui. La maturità insieme, l’Università a Napoli, il ritorno a Potenza e il matrimonio. Nella bella Positano, dove i Petrone sono ancora soliti trascorrere le vacanze estive, «tutti insieme. I figli ci seguono ancora. Anche Potito, che non è ancora sposato».

Per l’avvocato è  proprio la sua famiglia l’orgoglio più grande. «Credo che sposarsi da giovani, come abbiamo fatto noi e come in genere accadeva prima, abbia un gran vantaggio: costruire e condividere un progetto di vita, insieme», dice con la pacatezza e l’aria serena che lo caratterizzano. Tra i due, la più frizzante è sicuramente lei. Che però tra i pregi del marito esalta la grande precisione e la serietà «che l’ha contraddistinto nell’attività professionale, e che porterebbe anche in Comune». Sì, forse  a volte «anche troppo preciso». «Ma mi dica se questo è un vero difetto - continua lei - Con lui i potentini avrebbero la garanzia di un professionista competente e molto scrupoloso». Lui non nasconde di sentire il preso della forte responsabilità di cui è stato investito. Si dice orgoglioso di chi in queste ora all’interno del Partito democratico lo definisce come «l’uomo giusto». «Ma certo - spiega da persona scrupolosa - non è che non avverta il timore di non riuscire a ricambiare tutta la fiducia che mi è stata accordata». Lui che di politica fino a questo momento non ne aveva voluto sentire parlare. Di centrosinistra sì, con ispirazione fortemente cattolica. Ma mai iscritto a un partito. Tra gli uomini politici a cui guarda con maggiore stima, De Gasperi è il primo che cita.  «Ma in generale tutti i protagonisti di un tempo, che francamente avevano un altro spessore». A un coinvolgimento diretto non ci aveva mai pensato. Eppure, glielo avevano anche proposto. Come quando, tanti anni fa, a chiamarlo al telefono era stato il presidente Colombo in persona. «Dissi no», rivela al Quotidiano. «Erano tempi diversi. Io non volevo distrarmi dalla mia attività professionale che ho sempre svolto con tantissima passione». Cosa sia cambiato adesso, Petrone lo spiega così: «Quando mi è arrivata la proposta ci ho pensato molto, moltissimo. Oggi sicuramente rinunciare al mio lavoro che per anni è stata una priorità, ha un sapore diverso.    Ma soprattutto ho avvertito un senso di responsabilità che mi ha spinto ad accettare».

La sua famiglia, Mariassunta in testa, non ha interferito nella scelta. «Anche se,  adesso - dice lui -  sono ancora più felici di me». Un’altra bella sfida per i coniugi Petrone che da giovani sono stati anche due sportivi: soprattutto lei, campionessa di atletica, nella corsa dei 100 metri. Ma anche lui che si dilettava nella corsa ad ostacoli, nel tennis  e nel nuoto. Oggi gli hobby sono soprattutto musica e lettura. Nella casa in campagna di Pantano è soprattutto lui a dedicarsi alle piante. Anche se la kenzia rigogliosa che sfiora il soffitto nel soggiorno e che ha circa 30 anni è soprattutto merito di lei. Che ci sa fare anche ai fornelli. «Una cuoca squisita», assicura lui. «Piatti semplici e leggeri che però le riescono come  a pochi». Ed è per questo, anche per i ritrovi con gli amici, preferiscono rimanere a casa. Entrambi ricordano con estremo entusiasmo la Potenza che era: i quattro cinematografi, il circolo degli universitari quando ancora non c’era l’università, «un diverso spirito di comunità». Ma gli occhi dell’avvocato Petrone s’illuminano anche quando parla delle belle esperienze della campagna elettorale: «Ragazzi che si occupano di volontariato di cui non conoscevo l’esistenza e che dovrebbero avere più aiuti dalla pubblica amminsitrazione». Ma anche il calore, l’affetto, la solidarietà di chi gli è stato vicino e l’emozione dell’apertura della campagna elettorale. «Non avevo mai parlato davanti a tanta gente». Lui che sul palco del Don Bosco si era presentato con la borsa professionale, oggi dice: «Le confesso, sì, avevo dentro c’erano degli appunti. Ma era soprattutto per una questione psicologica. Una sorta di copertina di Linus. Oggi però non la porto più». Racconta di come sia cambiato il suo rapporto con i cittadini: «Prima ero sicuramente meno conosciuto. Oggi, invece, ovunque vada tutti mi salutano. Sono riservato sì, ma amo stare anche in mezzo alla gente. Quindi non mi dispiace affatto, anzi ne sono entusiasta. Spero di riuscire a ricambiare tanto calore».

m.labanca@luedi.it

 

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