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Persi dietro il congresso
Così si perde un'elezione

Basilicata

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E’ successo. Ha vinto la destra, ha perso la sinistra. E mai come oggi queste parole hanno ancora un significato.

Ha vinto il candidato in svantaggio al ballottaggio. Ha vinto Dario De Luca e Potenza ha un nuovo sindaco che segna uno strappo radicale con la sua storia politica.

Ha vinto un moderato supportato in quota Popolari per l’Italia ma apparso a tutti come il candidato di Fratelli d’Italia. Una vittoria che era nell’aria. Si avvertiva sempre di più a mano a mano che passavano i giorni di queste due settimane successive al voto del 25 maggio.

Il risultato del primo turno, Petrone in vantaggio ma con un numero di voti inferiore a quello delle liste, era già un segnale. Pur conservando la mitezza che lo ha caratterizzato, Dario De Luca, l’ingegnere, ha accentuato sempre di più la sua connotazione politica svincolandosi dalla monotonia di quell’essere uguali – lui e il suo avversario – che lo portava a una grigia indistinzione rispetto a una più definitiva e specifica connotazione politica. Via tutti, liberiamo la città.

Ha martellato ogni giorno Donato Ramunno. Senza urlare come un cinquestelle, con una pacatezza di linguaggio che non ha nulla a che vedere con le sparate del fascista La Russa. Ha continuato ad essere se stesso Gianni Rosa, il bastian contrario della politica regionale che oggi esulta per aver visto giusto a scegliere la strada del cammino autonomo dai rivoli dei berlusconiani. E gongola Di Maggio che rivendica l’appartenenza di De Luca in onore del quale il senatore ha promesso di tagliarsi il pizzetto.

Il dramma è tutto a sinistra. Piegato il Pd, sconfitto, umiliato, messo al bando, più preoccupato del congresso che non del voto nella città capoluogo. La bassa affluenza ha evidentemente favorito De Luca. Ma dietro una percentuale c’è sempre una motivazione. Chi non è andato a votare per Petrone (e non l’ha fatto al primo turno) evidentemente non ha mai creduto nella scelta della candidatura dell’avvocato.

Incassato il risultato per il consiglio comunale, la pattuglia del centrosinistra s’è disintegrata. Senza orgoglio di appartenenza, senza spinta emozionale. Che invece cresceva tra i supporter di De Luca, fieri, compatti, convinti, inorgogliti già dall'arrivo al turno di ballottaggio. E' così che hanno vinto, con una spinta collettiva. Chi maliziosamente, all'esito del primo turno, aveva insinuato che ci fosse stato uno spostamento di voti da Petrone a De Luca pur di non far vincere Falotico avrà gioco facile oggi ad analizzare come il Pd sia specializzato nel farsi del male. Ma qui si sfiora il retropensiero leggendario. Oggi contano i numeri. Potenza (certo una parte di Potenza ma è la regola della partecipazione democratica, non fu così anche per Pittella?) ha detto chiaramente di voler cambiare e ha bocciato quella continuità troppo smarcata che Petrone incarnava con la precedente amministrazione di Santarsiero. Non è un caso che ieri notte al comitato di De Luca si festeggiava con un goliardico “Vituccio dacci le chiavi”. Ma sarebbe ingiusto caricare Santarsiero della responsabilità di una sconfitta. La sconfitta di Petrone è la sconfitta di tutto il Pd, o di quel che resta del Pd. Altro che partito in cerca di unità. Petrone, anzi, potrebbe essere stato il sacrificio di un partito perso dietro i propri deliri congressuali e di nuova giunta regionale. 

l.serino@luedi.it

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