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Potenza è stata espugnata
ma non cadono le teste del Pd

Basilicata

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LA ricostruzione, dice, sarà «la cifra» del suo governare Potenza. Almeno provarci. «Se non mi metteranno in condizione di farlo, non ho paura di tornare al mio lavoro di ingegnere». E lo dice come una promessa, Dario De Luca: «No, non è una minaccia».

L’aria era buona, lo avevano detto. L’aria è di festa adesso che De Luca è sindaco e c’è tutto un gruppo che ci ha investito, creduto, sognato, mescolando aspettativa e militanza.

E ora? Ora comincia il lavoro. Perché con il centrosinistra che ha superato il 50 per cento dei consensi al primo turno, il consiglio comunale ha maggioranza del colore opposto a quello del primo cittadino. Con già il bilancio da approvare entro poche settimane, questa è la consapevolezza di partenza. «Sarò il sindaco di tutti. Se accettiamo questo, ecco, possiamo discutere».

La conferenza stampa nel comitato in cui ha atteso lo spoglio, ieri mattina, serve solo a ribadire alcune prospettive che già aveva anticipato nell’ultimo scorcio di campagna elettorale.  Il messaggio vuole essere rassicurante, poche ore dopo il risultato definitivo, con scarso sonno addosso e molta commozione, tutta lì, visibile tra la schiena dritta nella giacca e la voce rotta di tanto in tanto.

Allora, sindaco, ora come si fa? «Mi auguro di riuscire avere una maggioranza trasversale. Tutti e sei noi candidati al ruolo di sindaco in questa campagna elettorale abbiamo portato un’istanza di cambiamento. Avrò bisogno e spero in tutti. Perché Potenza ha bisogno di un governo credibile per risolvere i problemi di sempre, dal bilancio in rosso alla vita nei quartieri».

La questione tecnica, al momento, resta un tema da valutare: «Stiamo studiando con un team di esperti la possibilità di fare ricorso» e provare a ottenere una nuova suddivisione dei seggi. Si rifanno a un caso disciplinato dal Consiglio di Stato in cui l’assegnazione è stata ricalcolata dopo il ballottaggio. Ma a Casalnuovo di Napoli - il Comune della sentenza indicata come possibile precedente - nessuna delle coalizioni aveva superato il 50 per cento dei voti.

Nel frattempo, De Luca guarda all’immediato, alle cose da fare (tante) e alle questioni da risolvere (altrettante). Come la giunta, che, annuncia, sarà paritaria per genere e molto competente. Assessori interni o esterni al consiglio comunale, è cosa secondaria al momento.

«Pur mantenendo i ruoli definiti, bisogna lavorare insieme verso la salvezza. La mia vittoria è stata un tributo della città». Varia e diversificata: sinistra, destra e centro. «Non voglio parlare o trattare con i singoli partiti, ma con tutti i gruppi». E sarebbe felice se lo sfidante del centrosinistra sconfitto, Luigi Petrone, volesse fare il presidente del consiglio. «Ma perché sarebbe il migliore, non perché quella è una postazione per l’opposizione. Credo che Petrone non abbia voglia di essere l’opposizione di turno».

È quella che chiama  dimensione cittadina della politica. È quel patto reciproco che chiede anche ai potentini: «Esigerò il rispetto delle regole».

Come con la macchina amministrativa: «Gente preparata, ma che va motivata. E sia chiaro, bisogna usare buon senso sempre. La burocrazia è necessaria, ma deve rimanere nei limiti del fisiologico. Ponti d’oro per chiunque voglia fare qualcosa di utile e nuovo per la città, il lavoro, la crescita».

Se di aiuto di tutti c’è bisogno, vale anche per la Regione. In questi ultimi anni il rapporto tra il capoluogo e viale Verrastro non è stato idilliaco. «Chiamerò il presidente della Regione Marcello Pittella molto spesso, tutti i giorni se necessario. Del resto Potenza è il capoluogo della Regione Basilicata e io parlerà per rappresentarne i cittadini». L’applauso dei cittadini  dei militanti presenti arriva qui, che è quasi uno scroscio improvviso, a spezzare il tono istituzionale della conferenza. Il resto sono foto, sorrisi e abbracci. E ora? «Ora comincia il bello».

s.lorusso@luedi.it

 

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