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Decisa la data del congresso
Ma le divisioni in campo restano tante

Basilicata

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POTENZA - Un applauso a Petrone forse  andava fatto. Se non per il risultato, almeno come attestato di stima. Sarebbe stato un atto dovuto verso  chi è stato prima illuso e poi mandato al macello per le tante contraddizioni che esistono all’interno del Partito democratico.

Ma il Pd lucano, si sa, quando si tratta di applaudire scivola nella classica buccia di banana. Non a caso il grande freddo tra il Pd e Marcello Pittella del post primarie nacque anche per il mancato applauso che l’assemblea regionale del Partito democratico attribuì a quello che poi è stato eletto presidente della Regione.

Ma ieri evidentemente la batteria di big che hanno preso la parola alla Direzione regionale aveva altro per la testa: come giustificare una sconfitta bruciante nella città di Potenza. Terribile. Inaspettata. Epocale. E come avviarsi al congresso per eleggere il nuovo segretario regionale tra i mille dubbi e anche le tante nuove paure.

Ed è stata una riunione a cui hanno partecipato quasi tutti i colonnelli. Per la truppa dei parlamentari mancavano solo il viceministro Filippo Bubbico e il capogruppo alla Camera dei deputati, Roberto Speranza. Per il resto c’erano tutti compreso il segretario del partito, Vito De Filippo e il governatore lucano, Pittella.

E alla fine è anche uscita una data per il congresso. Almeno in questo la sconfitta di Potenza ha “insegnato” qualcosa. Non è stata insomma la solita riunione senza risultato. Le primarie regionali verranno celebrate sabato 12 luglio. Il 4 luglio invece scadranno i termini per la la presentazione della liste a sostegno di ciascun aspirante segretario.

Questo è stato sancito alla fine di un lunghissimo confronto e numerosi interventi. Ma ci sono ancora delle aperture. Si va avanti con i tre candidati segretari: Luca Braia (area Renzi), Antonio Luongo (ex area Cuperlo - Bersani) e Dino Paradiso (area Civati).

Ma è emersa la volontà di tentare di trovare l’unità. Come? E’ poco chiaro dato che per ammissione di molti tra cui Margiotta e Pittella «finora non c’è stato modo». Ma la direzione ha dato mandato a Speranza, De Filippo e Pittella di prendersi una settimana di tempo per tentare quello che finora non è stato possibile raggiungere.

Insomma il congresso si celebrerà in ogni caso il 12 luglio ma se entro una settimana da ieri si dovesse ritrovare il bandolo della matassa si potrebbero anche riaprire le candidature (in accordo eventuale con i livelli romani) ma solo per esprimere un solo candidato alla segreteria regionale.

Ovviamente al netto degli auspici all’unità la strada verso la sintesi pare in salita. Comunque mai dire mai. Se invece, non si dovesse trovare l’unità (magari su un altro candidato esterno al trio già in campo) si procederebbe spediti alla data fissata ieri con quello che si annuncerebbe come è già stato paventato un congresso vero e di scontro. Per altro c’è anche da segnalare che sulla data scelta da De Filippo c’è stata un pò di resistenza da parte di Braia, Giuzio e Antezza che avrebbero preferito il 5 luglio. Solo l’intervento di un paio di segretari comunali (che hanno chiesto più tempo possibile per poter svolgere il dibattito anche a livello locale di sezione)  ha fatto sbloccare la situazione a favore delle primarie a metà giugno.

Questo in estrema sintesi per quanto riguarda le conclusioni a cui si è giunti. Ovviamente per quanto riguarda il dibattito c’è stata “maretta” e non sono mancate critiche e prese di posizioni. Inevitabili. Sullo sfondo la sconfitta a Potenza. E proprio da questo è partita la relazione iniziale di De Filippo che pur chiarendo che la direzione fosse convocata per le questioni congressuali e non per l’analisi del voto cittadino ha detto: «Al ballottaggio ha perso la proposta del Partito democratico e quindi ha perso il Partito Democratico, senza tanti giri di parole o tentativi di scaricabarile».

Poi c’è stato il fiume di interventi. Prima un pò di imbarazzo a prendere la parola per primi e poi si è scatenato un dibattito serrato. Nessuno ovviamente ha dribblato il tema del giorno e cioè la sconfitta di Petrone. Ma ognuno con la propria “intepretazione”. Come Margiotta e Santarsiero che prima si sono assunti la responsabilità per la scelta ma poi hanno allargato la “colpa” anche agli altri e sopratutto a chi al primo turno non ha sostenuto Petrone ma Falotico. Chiaro il riferimento a Giuzio e a Pittella.

Non si è fatta attendere la replica. Di Marcello Pittella  che ha parlato di «grande errore non celebrare le primarie». In precedenza c’erano anche state le posizioni di Folino che aveva parlato di errore nella composizione delle liste «ognuno ha messo i propri uomini creando poi la reazione di chi non è stato eletto che sentendosi tradito si è disinteressato al ballottaggio».

Folino poi passando al congresso ha quindi sorpreso la platea: «Se non si trova l’unità e non si riesce a decidere è meglio chiedere a Renzi di commissariare il Pd di Basilicata».

Brusio in sala. Tesi sposata anche da Margiotta che ha parlato della necessità di superare le divisioni.

Ma sulla questione della necessità dell’unità ha tuonato poi Marcello Pittella: «Ne sento parlare ma poi nei fatti non mi pare che sia stato fatto un grande sforzo. Se vogliamo l’unità dobbiamo smettere di fare come Penelope che la il giorno tesseva la tela e poi la notte disfaceva».

Un’azione concreta verso la ricomposizione delle divisione comunque è stata offerta da Antonio Luongo che da candidato segretario ha annunciato di essere pronto a ritirarsi dalla competizione in caso di una nuova ipotesi unitaria. Più ruvida la posizione di Lacorazza invece che ha continuato a chiedere la riapertura delle candidature alla segreteria regionale parlando si un tempo nuovo a cui adeguarsi. Non morbido nemmeno Restaino che in diversi passaggi ha lanciato bordate contro “l’infantilismo” di tanti.

s.santoro@luedi.it

 

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