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L’antagonismo è tutto a destra
Il nuovo gruppo che ha creato una comunità

Basilicata

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POTENZA – “Ringrazio il destino di esser nato potentino”, recita la scritta visibile all'ingresso della città, poco prima di imboccare la rampa di Potenza Ovest. È il primo messaggio grafico che si nota, un segno distintivo che fa capire subito cosa è stato essere ultrà nel capoluogo. E non a caso già ieri mattina si discuteva di questo: della forza dei supporter del Potenza che, svanito il sogno calcistico, si è riversata con tutta forza in politica.

Una forza che è riuscita a fare eleggere l'ex capo ultrà, portatore del Santo Alessandro Galella e un portatore della Iaccara, Antonio Vigilante. Tutti e due molto a destra con qualche differenza, tutti e due giovani. E se mettiamo insieme loro, Mary Zirpoli, Donato Ramunno, Gianpiero D'Ecclesiis e Gianni Rosa si capisce che la radice culturale della città è distante anni luce dall'antagonismo vero e proprio. Anzi, a dirla tutta l'antagonismo a sinistra non è mai esistito. Semmai a Potenza la rivoluzione è prerogativa della destra, una rivoluzione moderata, cattolica, ordinata e compatta che ha saputo unire diversi aspetti: da una parte l'ala giovane, quella della militanza di strada, dell'associazione Spina Nel Fianco, e di chi arriva dal movimento ultras e dai portatori, dall'altra invece la classe dirigente vera e propria, quella di Gianni Rosa e Donato Ramunno, che ha saputo costruire attorno ad un partito, quello di fratelli D'Italia, l'identità stessa di una città andando a pescare proprio chi da sempre ha invocato una certa identità cittadina e lucana.

In fondo non hanno fatto altro che occupare uno spazio che è sempre stato vuoto: quello di una sinistra battagliera, antagonista e progressista che nel Pd non è mai esistita. Ma sarebbe riduttivo anche definire un solo partito come il plenipotenziario di un concetto, al Pd mai appartenuto, come quello dell'antagonismo.

Ad un certo punto la città ha fatto quadrato, per dirla alla militare, e ha premiato chi da anni si è speso per una certa idea di città. Alessandro Galella è un ultras, per anni da presidente dei portatori è stato in aperta polemica con le amministrazioni. Galella ha raccolto attorno a sé quel concetto che dietro la più importante festa cittadina ha saputo costruire identità. Quanto scrive Galella su facebook chiarisce subito qual è la contrapposizione: «L'ho sognato tutta la vita – dice - Ci ho messo tutto l'impegno di cui ero capace. Ci ho creduto con tutto me stesso. Ho avuto fiducia nei potentini perbene e nella voglia dei giovani di rottamare un sistema marcio e logoro. Ho avuto il coraggio della coerenza e della strada piu' difficile e insicura». La scelta di un volto “civico” ha premiato. Lo scontro con il Pdl che voleva blindare l'ennesima candidatura è stato vinto. In un certo senso chi ha perso sono i partiti arroccati sugli stessi, antichi e ripetitivi metodi.

E allora perché non hanno vinto i Cinque stelle? Perché dietro non c'è un progetto che abbia una chiara connotazione politica, forse.

Antonio Vigilante, che pochi giorni fa cantava a squarciagola assieme ai portatori della Iaccara incarna perfettamente il conservatorismo culturale delle nuove generazioni di Potenza. Anche lui legato alle tradizioni della città, protagonista anche delle stagioni dell'associazione di estrema destra Spina Nel Fianco e chiaramente schierato senza sé. D'altronde se il nuovo sindaco De Luca è arrivato a sventolare un fumogeno davanti la porta del Comune due notti fa è dovuto anche a questo. C'erano i vecchi ultras del Potenza a gridare “De Luca uno di noi” durante la festa.

Anche Pio Belmonte, responsabile dell'associazione il Sentiero ha fatto capire che dietro la destra non conforme molto simile a Casapound c'è un piano «Una strategia iniziata anni fa. La prima fase ha visto protagonista un’esperienza formativa diversa da quelle delle cosiddetta destra radicale, diretta a sviluppare nuove capacità: ossia imparare a spiegare con chiarezza le proprie idee agli altri, saper avere una proiezione sociale e popolare». La rivoluzione moderata ritorna ancora una volta.

Questa proiezione sociale e popolare Donato Ramunno l'ha incarnata benissimo: le sue radici sono chiaramente nella destra storica, ma è riuscito a modernizzare tutti gli aspetti puntando soprattutto su piuttosto una campagna comunicativa che sui social network ha fatto da padrona. Insomma, si è lavorato sfruttando al meglio tutto ciò che la rete offriva, andando a “colpire” proprio dove il consenso stava crescendo, nelle giovani generazioni che l'antagonismo non lo hanno mai vissuto. È una rivoluzione “dolce” e silenziosa quella che invoca Ramunno nel suo ringraziamento a chi ha votato «senza dirlo; grazie a chi ha spezzato una catena, in silenzio, senza clamore, nel segreto della cabina elettorale».

Mary Zirpoli invece raccoglie il suo premio sapendo di essere stata l'ideatrice dello slogan di De Luca per il ballottaggio (Quel “L’8 per Potenza” che somiglia tanto a quel “L’8 m’arzo” di Andrea Pazienza). Una sorta di premio per la comunicazione. Ieri mattina la Zirpoli scriveva: «Buongiorno Potenza mia finalmente Libera». Libera da cosa? Dalla continuità, a quanto pare.

Francesca Messina invece riprende il coro che ieri si spande va per via Pretoria: «Vituccio dacci le chiavi» scrive riferendosi a Santarsiero. Ma l’identità culturale si vede tutta nella foto che ha pubblicato davanti al seggio elettorale: posa quasi marziale, occhiali rayban e commento aspro: «Io ho votato Dario De Luca ! Qualcuno ha da ridire qualcosa?».

E poi c'è la componente cattolica, fortissima a Potenza, che sembra aver ritrovato un solco differente rispetto all'immagine democristiana che Potenza ha sempre avuto. Marina Buoncristiano ieri scriveva: «Grazie a tutti quelli che ci hanno creduto! Da oggi questa città cambierà pelle e i potentini ritroveranno finalmente la loro fierezza!». La Buoncristiano è donna della Caritas cittadina, è sinonimo di impegno sociale ma anche di tradizione. E ancora una volta il senso di questa “rivoluzione” è perfettamente bilanciato nei valori cattolici, nell'idea di patria portata avanti dalle associazioni e in quella di famiglia che De Luca ha perfettamente incarnato in quel quadretto familiare a piazza Duca della Verdura prima che i suoi sostenitori si alzassero in piedi, mano sul cuore, a cantare l'inno nazionale. La moderazione politica a destra a favore della rivoluzione amministrativa. L’unico dubbio è su Giuseppe Postiglione. Insultato su tutti i muri cittadini con slogan firmati ultras Potenza in qualità di ex presidente del Potenza, oggi si trova a dividere il sentiero proprio con loro. I grandi paradossi della politica che unisce tutti.

E poi c'è il grande falco, l'uomo che ha atteso e costruito con pazienza questo risultato. È Gianni Rosa che dopo aver incassato il successo alle passate regionali ha messo insieme il gruppo compatto che è andato avanti fino a conquistare il Comune.

Ancora una volta la corsa di Rosa è stata sottovalutata dagli stessi “colleghi” del centrodestra, ma indicano una strada che Rosa è intenzionato a seguire: tenere alla larga l'immagine di partito da palazzo e mettere avanti l'immagine di un gruppo di giovani impegnati e volti simbolo della città. In fondo questo è anche il suo personale successo perché ha puntato su chi effettivamente era visto ai margini della politica. Per poi scoprire che erano le persone giuste. Ma perché allora possiamo parlare di rivoluzione moderata? Perché nonostante il background di molti candidati e dei loro sostenitori quando si è cominciato a parlare di anatra zoppa la linea è sempre stata la stessa: tentare la governabilità sfruttando anche l’opposizione. Detto in parole povere: larghe intese.

v.panettieri@luedi.it

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