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Lo spauracchio
è il commissario

Basilicata

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POTENZA - Due mesi per trovare una maggioranza, che non potrà fare a meno di una pattuglia di consiglieri di centrosinistra, più una sponda nella casamatta Pd di via Verrastro, per evitare tagli ai servizi e aumento delle tasse. L’alternativa è il commissario e nuove elezioni nel 2015.

E’ un’agenda impegnativa con un cerchio rosso sulla data del 31 luglio quella lasciata in eredità da Vito Santarsiero al suo successore Dario De Luca. Due sindaci ingegneri ma con un percorso diverso alle spalle: l’assunzione in regione e l’impegno in politica per il sindaco uscente; i vigili del fuoco e una lunga esperienza di libera professione per quello entrante, più giovane di un anno ma iscritto all’ordine con 4 di anticipo.  

Entro luglio, infatti, il consiglio comunale del capoluogo dovrà approvare il bilancio consuntivo del 2013 e il previsionale per il 2014, rimandato a causa dell’elezione di Santarsiero in consiglio regionale e dell’imminenza della tornata di amministrative. Se non dovesse farcela la prospettiva è il commissariamento, lo scioglimento anticipato dell’assemblea e l’indizione di nuove consultazioni. Un’ipotesi che rischia di materializzarsi per 2 ragioni distinte, ma correlate.

La prima è la mancanza di un accordo a monte, di governo vero e proprio o soltanto di supporto esterno, con i consiglieri che hanno sostenuto altri candidati sindaci.

La seconda la mancanza di un accordo con la Regione sui fondi per il capoluogo, un’evenienza che costringerebbe De Luca a una manovra lacrime e sangue su cui rischia di restare isolato, compromettendo anche eventuali accordi già siglati con altri rispetto alla maggioranza del parlamentino lucano.

Il pallino, quindi, sembra saldamente in mano a Marcello Pittella, che peraltro è rimasto fino all’ultimo giorno lontano dalla campagna elettorale, dichiarando di non condividere l’investitura di Luigi Petrone come candidato del centrosinistra, senza passare per le primarie.

Non è un caso se ieri mattina l’unico a commentare il risultato delle urne è stato proprio lui, aprendo di fatto al confronto col nuovo primo cittadino del capoluogo. Considerarlo solo un gesto di garbo istituzionale sarebbe sbagliato.

Sul tavolo ci sono i 7milioni di euro e mezzo stanziati dalla finanziaria approvata ad aprile a favore del Comune di Potenza per coprire le spese sostenute nel 2013, più altri 2 e mezzo che risalivano all’assestamento di bilancio approvato la scorsa estate, sempre per il 2013.

Se non verranno confermati anche per il 2014 per il nuovo sindaco di Potenza l’unico modo di far quadrare il bilancio sarebbe agire in maniera drastica su entrate e uscite: alzando le tariffe di Tasi, Tari e Iuc; e tagliando la spesa per servizi.

Sotto la scure della spending review dell’ingegnere è quasi certo che verranno passati subito i costi del trasporto pubblico. Ad annunciarlo è stato lui per primo non appena la sua investitura ha cominciato a prendere corpo, a scrutinio ancora in corso.

Nei prossimi anni è previsto che la gestione diventi a carico della Regione, mentre ai comuni dovrebbe restare solo una competenza a livello di pianificazione, perciò un anticipo del trasferimento a via Verrastro degli oneri annessi risulterebbe provvidenziale per le casse del municipio.

Se poi non dovesse bastare ancora sono anche altri i servizi che rischiano di risentirne. Non tanto la manutenzione di strade e marciapiedi, che è quasi un cruccio esistenziale per chi vive in una città di montagna come Potenza, quanto le mense scolastiche su cui l’amministrazione potrebbe essere costretta a intervenire allargando le fasce di contribuzione anche a chi fino ad oggi ne è rimasto esente.

Infine, a proposito di cure peggiori della stessa malattia, c’è la questione degli espropri di Macchia Giocoli su cui si è appena espresso anche il Consiglio di Stato. Si parla di circa 6 milioni d’euro, che i proprietari delle abitazioni realizzate su quei terreni devono pagare all’amministrazione. Tutto perché all’epoca, ormai una quarantina d’anni fa, la concessione delle aree venne effettuata senza verificare che gli assegnatari avessero i requisiti per accedere all’edilizia popolare.

In campagna elettorale il nuovo sindaco aveva incontrato i cittadini interessati schierandosi dalla loro parte, e già ieri il comitato gli ha chiesto conto degli impegni presi.

Per l’amministrazione quei soldi arriverebbero come manna dal cielo, ma è evidente che si tratta di una materia scottante per questo è difficile che De Luca ci faccia affidamento.

Ecco perché il gioco torna in Regione, dove entro luglio, sempre la fatidica data del 31, dovrebbe essere comunque approvato l’assestamento del bilancio corrente, con o senza stanziamenti per Potenza. Il nodo delle alleanze, delle maggioranze, dei conti del comune capoluogo e del rischio commissariamento passa per forza da lì. Ma se Pittella e De Luca troveranno un accordo, per quel giorno potrebbe essere risolto in un colpo solo.       

l.amato@luedi.it

 

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