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Governabilità?
Il Consiglio di Stato apre una porta

Basilicata

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GOVERNARE senza una maggioranza è la vera sfida da vincere per Dario De Luca. Il neo sindaco in una serie svariata di tweet ha già dato linee strategiche precise di apertura nei confronti di tutti, compresi i 32 consiglieri, tra i quali c’è lo sfidante battuto Luigi Petrone.

Ma la difficoltà è abbastanza evidente dal momento che De Luca si troverà a guidare un consiglio in cui ben 18 espressione del partito “concorrente”

Eppure proprio da uno dei primi cinguettii mattutini, il professionista potentino ha aperto una nuova possibilità: “Stiamo valutando un ricorso per costituire una nostra autonoma maggioranza”.

Non è impazzito De Luca, ha riferimenti normativi che lo inducono a sperare in un clamoroso ribaltone anche a livello di seggi.

Il riferimento normativo è una sentenza della sezione V del Consiglio di Stato, per la precisione la 1269 del 28 febbraio 2011, della quale l’avvocato leccese Alfredo Matranga, esperto in diritto amministrativo dà la sua interpretazione sul sito altalex.com.

In buona sostanza, nelle elezioni amministrative, l'assegnazione dei seggi, in caso di ricorso al ballottaggio per l'elezione del Sindaco, deve essere operata con riferimento ai risultati conseguiti in sede di ballottaggio.

Il caso esaminato, dopo una sentenza sfavorevole del Tar, è quello di un ricorso vinto dalla  lista elettorale MPA - Movimento per le Autonomie Alleati per il Sud, in seguito alle elezioni comunali di Casalnuovo di Napoli.

“Secondo il Consiglio di Stato, non può, ai fini della ripartizione dei seggi, farsi esclusivo riferimento alle cifre elettorali conseguite dalle liste o loro gruppi nel primo turno elettorale, senza tenere alcun conto dei loro collegamenti ai fini del secondo turno, rilevando i voti di lista conseguiti nel primo turno al solo fine della distribuzione dei seggi all'interno delle coalizioni”.

Mancando una norma specifica, occorre fare riferimento al principio cardine che ha ispirato la riforma del governo locale e il comma dieci dell’articolo 73 del testo Unico Elettorale, ossia che debbano spettare per legge al sindaco eletto almeno il 60% dei seggi del consiglio comunale.

Allo stato attuale, con i suoi 4 seggi De Luca copre poco più del 12% e se pure si volessero aggiungere come “del suo stesso schieramento” anche tutte le altre (cosa irrealizzabile) si arriverebbe di poco sopra il 40% del consiglio, a fronte del corposo 57% rappresentato dai consiglieri comunali della coalizione di Petrone.

La sentenza del Consiglio di Stato richiamata, è interpretata dalla legge nel senso di aver stabilito un principio: “nelle elezioni amministrative il turno di ballottaggio è stato  previsto non solo come modalità per l'elezione diretta del sindaco, quanto, piuttosto, come metodo per la composizione dei consigli, atteso che il gruppo di liste collegate al candidato vincente beneficia del premio di maggioranza, mentre il gruppo perdente beneficia di quella relativa compattezza che gli torna utile per esercitare il proprio ruolo di opposizione e di controllo sulla maggioranza”.

“In sintesi, poiché dei momenti di cui tenere conto nel calcolo dei voti per l'attribuzione dei seggi il comma IV del citato art. 73 ha considerato rilevante quello in cui viene concretamente individuato il Sindaco, è a tale momento che occorre avere riguardo per effettuare l'attribuzione dei seggi in consiglio comunale ad una lista o ad un collegamento di liste se il sindaco viene individuato solo a seguito di ballottaggio; è quindi in base ai risultati in tale sede ottenuti dalle liste che deve essere effettuata la ripartizione dei seggi”, è scritto nella nota interpretativa.

Prima considerazione, in virtù di calcoli percentuali, dovendosi applicare ache a Potenza questo principio, a Fratelli d’Italia andrebbero 10 seggi (ora sono 2), ai Popolari per l’Italia 5 (ora 1) e a Lista Civica 4 (ora 1), per un totale di 19 (più il sindaco) che garantirebbero la possibilità al neoeletto di governare con la “sua” maggioranza. In sostanza entrerebbero Coviello, Giuzio, Marino, D’Andrea, Carnevale, Cillis, Cordasco, Pinto per Fratelli d’Italia, Postiglione, Salvia, Mauro e Baldassarre per i Popolari, Garardi, Messina e Pavese per Lista Civica. Uscirebbero, dal consiglio 15 consiglieri eletti a seconda di un calcolo percentuale e in riferimento ai voti ottenuti.

Fantapolitica? Parrebbe di sì, perchè al di là dell’ipotesi di fare un ricorso “per saltum” (ammissibile) direttamente al Consiglio di Stato, l’applicazione di questa sentenza a un capoluogo nel quale la coalizione di centrosinistra, nel primo turno, ha comunque abbondantemente superato il 50% dei consensi appare a dir poco di difficile realizzazione.

Molto più agevole per l’ingegnere fornire una stampella alla sua anatra zoppa, per poter governare in tranquillità

a.pecoraro@luedi.it

 

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