Salta al contenuto principale

Pittella rompe il silenzio
«Richiesta di rinnovamento non soddisfatta»

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 7 secondi

POTENZA - Con il senno di poi, adesso verrebbe facile dirlo: aveva ragione lui. Ed è sempre lui il primo a esserne convinto: «Lo strumento delle primarie andava scelto.  Oggi il risultato sarebbe stato diverso». Marcello Pittella dalla sua bacheca facebook è il primo a rompere la cortina di silenzio calata il giorno dopo il voto sui dirigenti del partito. E lo fa ribadendo un concetto espresso fin dall’inizio. E’ certo che nell’analisi della sonora sconfitta di Petrone e dell’intero apparato di partito sono molti gli elementi di cui dover tener conto. Ma tra questi, anche le mancate primarie hanno un loro peso. Chiamare i cittadini a scegliere il propri candidato, forse sarebbe servito ad attutire l’effetto del voto punitivo emerso così chiaramente dalle urne del ballottaggio. Il governatore Pittella si era detto fin dal primo momento contrario alla investitura dall’alto di un candidato unico. E oggi che il dado è tratto, l’analisi della sconfitta lui la inquadra così: «una richiesta di cambiamento, rinnovamento, cambio di metodo e di passo, concretezza, risposte e dialogo con la gente», che evidentemente non è stato soddisfatto. Lo ribadisce sottolineando, però, quanto a questo punto sia ancora più importante ritrovare lo spirito unitario.

Ma nella immancabile caccia alle streghe del giorno dopo, c’è più di qualcuno pronto a scommettere che la stessa linea del presidente della Regione non abbia giovato affatto alla causa del centrosinistra potentino. La dichiarata neutralità di facciata, il sostegno al primo turno alla candidatura di Falotico nei fatti, l’“escamotage” della lista di Polese d’appoggio a Petrone, e infine l’aperto sostegno all’avvocato  al ballottaggio, a una sola settimana dalla resa dei conti definitiva. Lui stesso aveva lanciato un appello alla squadra e agli elettori dell’ex assessore regionale, tra gli artefici della vittoria del presidente alle primarie per la Regione,   a riconoscersi nei valori della coalizione e di andare a votare al ballottaggio per Petrone. A urne aperte, capire che fine abbiano fatto i voti attesi non è mai cosa semplice. Soprattutto davanti a un esito così eclatante come quello di domenica scorsa. Dove il risultato sembra dire questo: molti di quelli che al primo turno sono andati a votare la coalizione di centrosinistra non hanno apprezzato nella stessa proprorzione il candidato sindaco e domenica scorsa sono rimasti a casa; chi invece non lo aveva fatto lo scorso 25 giugno, al ballottaggio si è recato ai seggi per mandare a casa chi ha amministrato la città di Potenza. Ma in questa proporzione il dato sembra portare anche a un’altra conclusione: i voti conquistati da Falotico al primo turno non si sono automaticamente spostati su Petrone. Tutt’altro. Lo strappo consumatosi nella prima parte della campagna elettorale non sarebbe stato ricucito neppure con la dichiarazione di voto dello stesso Falotico, nè con l’appello diretto da parte del candidato sindaco. Sempre nell’ottica del retropensiero, però, c’è un’altra analisi possibile: se fosse vero che la vittoria di De Luca al primo turno sarebbe stata matematicamente determinata dallo stesso Pd, spostando una parte di voti sull’ingegnere per fermare la corsa dell’avversario più temuto, ovvero l’altro candidato del centrosinistra, si sarebbe trattato di una clamorosa “zappata sui piedi”. In entrambi i casi, oltre all’entusiasmo, allo spirito fortemente combattivo degli avversari, a contribuire in maniera determinante alla vittoria di De Luca avrebbero contribuito in maniera sarebbero state proprio le miserie interne al Partito democratico.

m.labanca@luedi.it

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?