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E’ caccia alle responsabilità
nella direzione del Partito

Basilicata

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ARIA tesa e musi lunghi. Era inevitabile che nella direzione regionale del Partito democratico, convocata già nei giorni passati per discutere della data del congresso regionale, si finisse per affondare il dito nella piaga della freschissima e cocente sconfitta di Potenza.  «Un partito come il nostro non può non ammettere la sconfitta netta», apre il segretario Vito De Filippo. Poi è Vincenzo Folino,  a soffermarsi nella dolorosa analisi di quello che è stato «un voto di punizione al Pd», «una ghigliottina a cui hanno voluto condannato gli elettori». Anche per lui, come il presidente Pittella, il filo conduttore è una sorta di “l’avevamo detto”: le primarie del partito andavano fatte. «L’errore è stato esporre un candidato dignitosissimo e capacissimo all’idea di una decisione assunta nelle stanze chiuse.  Quando invece Petrone andava sostenuto e accompagnato con coerenza in un percorso che passasse per le primarie». E non solo questo. A determinare l’humus di una sconfitta che ha fatto emergere ancora una volta tutte le contraddizioni del partito, altri fattori che sono sintomo di unità esclusivamente di facciata. «Siamo tutti colpevoli». Il deputato parla anche di «sgomitamento» e battaglie di potere in una campagna elettorale che nelle liste del centro sinistra «ha visto candidati non consiglieri ma 100 aspiranti sindaci. Non è prevalsa la visione del Pd della città, ma l’idea individuale di ognuno di loro».

Dal canto suo, il sindaco uscente, Vito Santarsiero - autore dell’operazione Petrone, insieme a Margiotta e Speranza (quest’ ultimo era era assente alla direzione) si difende. E rispetto a chi oggi individua nelle mancate primarie la causa di tutti i mali, replica: «La decisione della candidatura unica di Petrone è stata assunta una una direzione di partito. E come tale andava rispettata. Se il Pd fosse stato un partito unito, avremmo vinto al primo turno». Stesso concetto su cui insiste anche il senatore Margiotta: «Faccio molta autocritica ma come me dovrebbe farlo chi al primo turno non ha consentito a Petrone di raggiungere il 50 per cento.  Non abbiamo fatto uno sforzo sufficiente per rispondere in maniera adeguata alla voglia di discontinuità, come invece sta accadendo a livello nazionale. La verità è che siamo tutti responsabili. ». O meglio, il responsabile è un partito che non c’è.  «I nostri tre segretari? Tutti bravi. Ma non dobbiamo nasconderci che ormai da troppo tempo non abbiamo un partito che si ritrova e prende decisioni». «Ma - aggiunge Margiotta - non mi appassiona oggi il discorso sul mancato ricorso alle primarie, visto che non è possibile dire come sarebbe andata se invece le avessimo fatte, magari lacerandoci ulteriormente».  Di tutt’altro avviso il consigliere regionale Vito Giuzio, che al primo turno ha appoggiato Falotico: «Le primarie andavano fatte. E’ stata utilizzata la figura di una persona perbene con metodo sbagliato. Che ha dato agli elettori l’idea di una scelta di un gruppo ristretto e non partecipata, quando invece Petrone poteva essere il candidato legittimato dal voto delle primarie». Poi, sul presunto ruolo dei falotichiani nella debacle del ballottaggio, chiarisce: «Falotico ha detto chiaramente, proprio come me, di sentirsi un uomo di   centrosinistra. Più di questo non era possibile fare. E’ chiaro che le colpe non vanno ricercate qui».

marlab

m.labanca@luedi.it

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