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Quello che i giovani si aspettano dal Pd
Voto in città e sguardo al futuro segretario

Basilicata

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POTENZA - «A un ragazzo che vuole condurre battaglie antisistema oggi restano il M5S e il non voto. E se provi a spiegare che invece qui possiamo farcela, ti senti dire: “Proprio nel Pd volete fare le battaglie?”». E allora tocca stare lì a battagliare, a lavorare, provando a raccontare che c’è anche un’altra prospettiva alla politica. A farla, la politica. Segretario regionale dei Giovani Democratici, con uno sguardo al congresso e la contingenza delle elezioni appena passate, Felice Tauro torna sempre sul modo di vivere il Pd: «Contribuire, tutti». Ma poi, nella pratica come, si fa?

A Potenza città, per esempio, non sarà mancato proprio il voto dei più giovani?

«Non credo sia tutto lì lo scarto registrato dal centrosinistra tra il primo e il secondo turno. Ma è vero che, in generale, il voto dei giovani si dirige più facilmente nelle battaglie “contro”; è una questione di spinta ideale».

Quanto pesa la logica clientelare? Insomma, alle urne per il consigliere, si diserta il ballottaggio...

«È uno dei problemi di metodo con cui ci confrontiamo, non solo nelle amministrative di Potenza. C’è l’idea che la competizione esasperata tra candidati possa tirare la volata. Ma così si penalizza il progetto».

La sensazione è che si sia rotta la relazione con il territorio e con la città.

«Fino a poco fa il consenso era garantito da una spesa maggiore. E non è solo una questione di clientele, ma anche di risposte che un’amministrazione era in grado di dare. Cambiate le cose, capacità di spesa ma anche clima, bisogna reinventarsi».

Che cosa deve fare allora il Pd?

«Fermarsi un momento e ricostruire una regia. Non possiamo più andare avanti con l’adagio del “tanto passa la nottata”. Troppo spesso la classe dirigente non ha saputo leggere i segnali in arrivo dalla società».

Il clima attorno al prossimo congresso non sembra  di unità per costruire.

«Mi auguro che si chiuda subito questa fase preliminare. Per poi arrivare al congresso sui temi, rimettere in moto il partito, avviare una  sanificazione».

Quindi oggi il  Pd è fermo negli schemi di sempre?

«C’è stato un momento in cui il rinnovamento è stato avviato con forza. Il congresso in cui fu eletto Roberto Speranza andò diversamente. C’era un dibattito più alto, c’era la spinta dell’entusiasmo. Quel congresso è stato però anche il momento in cui è iniziato un percorso a ritroso: arrivati a quel punto, sarebbe stata necessaria una spinta più incisiva».

Si è fermato il rinnovamento?

«È che è più difficile farlo in continuità. Perché il rischio è maggiore. Se la premessa è la capacità di capire il bisogno di cambiamento, la distanza con le persone nasce se questa voglia non trova sfogo, se non diventa pratica e resta illusione». 

Non peserà un po’ troppo la frammentazione tra aree, storie e provenienze?

«In un partito del 40 per cento è normale che ci siano più sensibilità. Solo che spesso sono state usate per strategie personali. Invece c’è un approccio unitario al Pd che punta sui valori: partecipazione, uguaglianza, diritti».

Qualche battaglia si può anche fare.

«Penso a quella che come GD abbiamo fatto sul petrolio e sulle royalty, a partire da una riflessione sul bonus idrocarburi. Anche il presidente Pittella l’ha fatta sua. Quello in cui si perde è l’intermediazione».

Come si costruisce credibilità allora?

«Il bonus carburante è qualcosa che i cittadini si ritrovano subito in mano, spendibile in una tessera. Eliminare quel contributo per trasportarlo su un impegno generico produce diffidenza. Se, invece, l’investimento di quelle risorse in un intervento per lo sviluppo passa per la trasparenza, se i cittadini possono vedere che cosa se ne fa e che tutti ne beneficiano, è più facile spiegare».

Alla fine si salva questo Pd?

«Le elezioni europee, con la differenza larga tra le preferenze avute dal partito e quelle assegnate ai candidati, ci hanno detto che ci sono interesse, credito e affezione verso il Pd. Arrivano forse da una Basilicata che neanche conosciamo. Ecco, credo che i tempi siano maturi per intercettare il consenso nel partito, soprattutto per chiedere un  impegno piu diretto».

s.lorusso@luedi.it

 

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