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Due cose:
una per Petrone e una per De Luca

Basilicata

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3 minuti 19 secondi

DUE pensieri mi suggeriscono i fatti di Potenza di questi giorni. Il primo è lo schiaffo morale che ha dovuto subire un uomo come l'avvocato Petrone. La dico subito: fossi al suo posto mi dimetterei. La sua candidatura non può essere considerata, politicamente, come quella che, ad esempio, ha portato il democristiano Ciriaco de Mita alla guida della sua piccola Nusco o come portò il socialista Giacomo Mancini alla guida della sua Cosenza.  Entrambi i leader hanno chiuso una carriera politica di primo piano accolti da uno strepitoso affetto di ritorno nei rispettivi luoghi d’origine. Con l’esperienza amministrativa maturata, con un cognome che aveva fatto tremare i tavoli nazionali, dedicarsi con tutta l'anima alle loro città ha rappresentato la svolta municipalista a contatto diretto con i propri concittadini. Il secondo, tra l’altro, era stato bocciato al parlamento ma questo non gli impedì di avere per due mandati uno strepitoso successo elettorale che determinò il rinascimento della città bruzia. Anche il lucano Colombo fu bocciato alle ultime elezioni che tentò. Ma con la lucidità politica che il padre della Basilicata ha conservato fino alla morte (i presunti vizi in conflitto col suo cattolicesimo non ne intaccano, a mio giudizio, lo spessore di statista) avrebbe potuto avere lo slancio sentimentale per tentare un’ultima partita nella sua città. Se solo ne avesse coltivato il rapporto di vicinanza. Non è stato così, lui se n’era allontanato e Potenza l’aveva, irriconoscente, dimenticato. Una pagina brutta il suo funerale anaffettivo.

Petrone è un avvocato carico di disincantata ironia cooptato per la guida della sua Potenza. Per la prima volta in politica a 70 anni e qualcosa. La sua elezione a sindaco avrebbe potuto avere un significato simbolico se fosse riuscito a interpretare la politica come civismo svincolato dai partiti: con una garantita maturità professionale avrebbe potuto affrontare i disastri di una città in bancarotta. Sconfitto, oggi, secondo il rituale della politica, dovrebbe essere capo dell’opposizione. Se la sente Petrone di rappresentare questo ruolo? Non è una questione anagrafica. Potrebbe anche farlo, ma non gli pesa la mancanza di solidità di fiducia che la sua bocciatura ha rappresentato? In nome di cosa dovrebbe combattere? Dei cittadini? Hanno creduto in un altro candidato. Del Pd? Lo ha abbandonato. Degli uomini in lista con lui? Lo hanno scaricato. In prospettiva di future candidature? Non penso. Mi piacerebbe che raccontasse quello che pensa.

La seconda cosa vorrei dirla a Gianni Rosa. Il neo sindaco De Luca, tra i primi appelli (lo abbiamo pubblicato ieri) si è rivolto al presidente della Regione, Marcello Pittella, chiedendogli di farsi carico del dissesto di Potenza. Oggi lo ribadisce anche il consigliere regionale di FI, Napoli. Ma sono ancora fresche le polemiche che proprio Fratelli d'Italia fece all’indomani del decreto salvaPotenza di dieci milioni di euro. Rosa convocò una conferenza stampa criticando quel contributo e affermando che sarebbe stato preferibile elargirlo da quel momento in poi in maniera fissa e eguale – ribadisco: uguale – a Potenza e Matera. Non riesco a capire perchè quei soldi erano sospetti allora e invece sono dovuti adesso. Potenza nelle prossime settimane sarà impegnata in un corpo a corpo con i debiti. Il rapporto Bankitalia di ieri dice che Matera traina il turismo in Basilicata. E allora che si fa? La verità è che dalla Regione da anni escono soldi per entrambe le città. Applicare il bilancino non è il massimo. Ma potrebbe anche essere accettato. Mi preme di più osservare una cosa che penso da molto tempo e che vale sia per i democratici che si stanno scannando come in un mattatoio che per un’opposizione o consociativa (lo è stata Forza Italia) o in perenne campagna elettorale come Gianni Rosa. Un deponete le armi tutti perchè ve lo chiedono i cittadini, no?

l.serino@luedi.it

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