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Due chiacchiere con Andrea Romano
Il segretario dei Gd parla di voto e congresso

Basilicata

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POTENZA - La distanza dei giovani dalla politica è soprattutto distanza dal partito. Che anche a volerla superare, nel Pd, ci si trova spesso con parecchia diffidenza davanti. «La cosa peggiore - dice Andrea Romano, segretario dei Giovani democratici di Potenza - è raccontarlo all’esterno: non ci credono, non sembra vero che fare politica alla nostra generazione costi passione e sacrificio». Mica tutto è sbagliato, solo c’è parecchio da aggiustare. Così il voto appena chiuso su Potenza e il prossimo congresso del partito sono in questi giorni i punti di partenza dell’analisi interna.

Sarà che nell’esito del ballottaggio di Potenza c’è un pezzo di quella distanza tra i giovani e il partito?

«È evidente che ci sia una disaffezione da parte dei più giovani, ma non è tutta qui la sostanza dei  voti mancanti a Luigi Petrone tra il primo e il secondo turno. Piuttosto l’argomento va affrontato nella consapevolezza che la distanza è generale dalla politica e riguarda, per esempio, l’assenza di prospettive di futuro che le nuove generazioni sentono di avere».

E il Pd che cosa fa per colmare questa distanza?

«Qualche passo in avanti arriva dalla spinta al cambiamento. Il dato delle elezioni europee e il gradimento di Renzi dimostrano che la politica può convincere, se la fai bene. C’è sempre voglia di fare politica, di buona politica».

Quanto è difficile fare politca nel Pd?

«È faticoso, soprattutto per i giovani. Nonostante l’impegno e i sacrifici, all’esterno sei sempre percepito come il sistema».

Da cosa si potrebbe partire, per cominciare?

«Aspettavamo il congresso cittadino; abbiamo chiesto più partecipazione, maggiore coinvolgimento, ma non di facciata».

Quando si farà?

«Spero presto. Si deve aprire una fase nuova, in cui si possa anche discutere della responsabilità di tutti».

Comprese le responsabilità sul voto potentino?

«Sull’esito del voto a Potenza, ci sono diverse cause e diverse responsabilità, ma non per tutti pesano in modo uguale. Non possono farsene carico militanti e iscritti nella stessa misura che spetta a chi, invece, nel partito ha un ruolo decisionale».

Se c’è più responsbailità tra chi dirige,  dovrebbe dimettersi la segreteria cittadina?

«Le dimissioni non vanno mai chieste, e chi lo fa commette un grave errore. Credo solo debba essere chiaro che non si possono generalizzare colpe e condividerle con chi semplicemente subisce una qualunque fase».

Qual è stato l’errore maggiore rispetto al voto potentino?

«Alle cause “storiche” come divisioni interne e litigiosità portata all’esterno, aggiungo soprattutto il non aver capito che il ballottaggio sarebbe stata tutta un’altra partita, molto diversa rispetto al primo turno, e come tale andava affrontata».

Il Pd è stato assente al secondo turno?

«L’elettorato si è sentito libero di scegliere e ha optato per l’avversario. Anche perché non era emersa forte, con la candidatura di Luigi Petrone, l’idea di cambiamento».

Problema di scelte sbagliate?

«È stato sbagliato il metodo di scelta, non siamo stati capaci di raccontare la candidatura, l’abbiamo così resa poco credibile, meno forte. L’elettorato, invece, chiedeva di più, chiedeva di osare. Lo ha detto bene Renzi: non si vive di rendita. Dove il cambiamento è percepito si vince e si vince anche bene».

Un po’ di responsabilità spetta anche alla giovanile?

«Siamo così attaccati al partito che diciamo, sì, va bene, la responsabilità è anche nostra».

Ma...?

«Avevamo chiesto di entrare nei processi decisionali, ma non c’è stato coinvolgimento, dalla costruzione delle liste a cose più semplici, come il chiedere la nostra opinione. Il gruppo dirigente dovrebbe davvero cominciare a chiamarci in causa. Altrimenti nel Pd continueremo ad avere la sensazione che sono più importanti “i giovani di” e non i giovani in generale».

Qual è il futuro del partito?

«Proprio l’investimento sui noi ragazzi. Altrimenti quel futuro non c’è. Il partito deve metterci in condizione di fare, soprattutto fare meglio».

A proposito di futuro prossimo: che cosa vi aspettate dal congresso?

«Che dal voto di Potenza il Pd riesca a trarre una lezione importante. È normale che in un partito così grande ci siano anime diverse, è fisiologico. Non per forza espressione di rendite, ma anche spazi custodi di idee. Diventano un danno quando provocano un cortocircuito che crea divisioni. Questo mi aspetto sia superato da un congresso finalmente davvero unitario».

s.lorusso@luedi.it

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