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Lacorazza insiste per le primarie
«Il Pd deve aprirsi. Lo chiede la base»

Basilicata

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POTENZA - L’uscita di due giorni fa di Piero Lacorazza ha scosso un po’ le acque all’interno del Partito democratico. Ha avuto il merito di rianimare il dibattito a partire dalla base lucana, quella parte sempre più distante dalle decisioni dei big nelle riunioni di partito. Il presidente del consiglio regionale, nonostante ieri abbia ritrattato una sua possibile candidatura, l’aveva detto chiaramente criticando Lotti e Renzi. C’è una parte consistente del partito che vuole le primarie prima del congresso, e a queste primarie Lacorazza ha pensato anche di partecipare, previe dimissioni da presidente. Ieri invece è arrivato il mezzo passo indietro: è vero sì che ha chiesto apertura del congresso a più partecipanti, in una sorta di prova di unità reale a partire dalle scelte dei tesserati, ma non di certo per promuovere la sua candidatura.

C’è piuttosto una posizione «ingiustificabile» da parte di chi non ha intenzione di tornare indietro. «Ricordo a me stesso - scrive Lacorazza ancora una volta su facebook - che Bersani pur essendo candidato per statuto a Premier decise di fare comunque le primarie contro Renzi. Lo stesso Renzi che ha il gran merito del risultato elettorale del Pd e si è candidato con primarie a fare il segretario del partito e poi ha preso la guida del Governo».

Basta ascoltare la gran parte dei segretari di circolo, degli amministratori locali, degli iscritti, degli elettori per capire che dopo le elezioni europee e quelle amministrative siamo in un tempo diverso che esige l’apertura del congresso del Pd. Un’apertura che può anche significare unità».

Il riferimento potrebbe anche essere letto come una pizzicata al segretario Vito De Filippo e al diktat lanciato ad inizio del weekend sul silenzio imposto attorno al congresso. Effettivamente le esternazioni di Lacorazza sono le uniche avvistate sui network in questi giorni. Ed è un piano preciso, che punta ad una discussione aperta nella direzione cittadina annunciata per oggi. Insomma, il fuoco annunciato arde già, anche perché ci si dovrà confrontare anche con quanto accaduto a Potenza e le schermaglie di due giorni fa su twitter con Margiotta hanno il sapore di un primo regolamento di conti.

«L’apertura del congresso - insiste Lacorazza - è il tentativo di mettere al centro del confronto la Basilicata e il suo futuro; mettere la residenza nell'oltre 40% preso alle elezioni europee. Non è una sfida impossibile. Nel 2008, nel pieno del trionfo berlusconiano, il Pd lucano raggiunse il 39%, 6 punti sopra la media nazionale. Il tema, quindi, non è la mia candidatura ma la responsabilità di capire il momento di passaggio dell'Italia e della Basilicata». Per questo il presidente insiste con nuove candidature: «Si facciano avanti - dice - anche altri candidati, ce ne sono di autorevoli e freschi (di idee innanzitutto). Vorrei un congresso che discuta di lavoro, di nuova programmazione, di nuova governance, di risorse naturali. Vorrei un congresso che discuta dei nostri limiti ed errori. Vorrei un congresso che rifletta sul cosa significa e come si organizza un nuovo partito oggi.

Insomma vorrei che la richiesta di apertura di porte e finestre del Pd di Basilicata fosse un modo per tornare a discutere, senza rete e senza blindature. Con sincerità non so quale potrebbe essere l’esito ma certamente avremmo fatto un passo avanti e un Pd più forte e radicato».

v.panettieri@luedi.it

 

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