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L'Europa dalla A alla Z
Politiche, azioni, opportunità

Basilicata

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L’ALFABETO SCELTO per questa rubrica non poteva che essere quello internazionale, dunque eccoci alla J, ed il personaggio chiave di questo momento politico dell’Unione Europea (UE) ha nome e cognome che iniziano così: Jean-Claude Junker.

 Molti lo hanno sentito nominare per la prima volta in questi mesi, perché in corsa per la presidenza della Commissione Europea (CE), ma la sua storia inizia molti anni prima.

Non vi tedierò con tutta la sua carriera, ma sapere che è lussemburghese e dal 2005 al 2013 è stato a capo dell’Eurogruppo (coordinamento dei Ministri dell’Economia degli Stati che hanno adottato l’euro) è il minimo indispensabile. Dovrebbe diventare il presidente della CE, dato che le elezioni sono state vinte dal partito che lo aveva indicato come candidato (novità introdotta dal Trattato di Lisbona), il Partito Popolare Europeo; ma in questi giorni alcuni “mal di pancia”, di Svezia, Olanda e Gran Bretagna su tutti, stanno complicando la sua designazione. “La battaglia di questi giorni è il riflesso di una Europa al crocevia tra federalismo e confederalismo.

Nel caso Juncker venga nominato alla Commissione, bisognerà ricompensare i suoi oppositori, designando un loro alleato alla presidenza del Consiglio europeo, in scadenza a fine anno” è il punto di vista di Beda Romano, corrispondente da Bruxelles per il sole 24 ore. La politica è fatta così e anche in Europa si seguono queste logiche, ma con molta trasparenza e realismo.

Ma questa settimana è stata fondamentale per un'altra notizia: la CE punta a riformare il settore dell’innovazione per sostenere la ripresa economica, riaffermando l’importanza degli investimenti e delle riforme nel campo della ricerca e dell’innovazione (R&I).

 L’irlandese Máire Geoghegan-Quinn, Commissaria europea per la Ricerca, l’innovazione e la scienza, ha dichiarato: “La promozione dell’innovazione è ampiamente riconosciuta come fattore chiave per la competitività e il miglioramento della qualità della vita, soprattutto in Europa, dove non possiamo competere sul piano dei costi.

Questo è un campanello d’allarme per i governi e le imprese di tutta l’Unione. Bisogna agire subito per evitare di pagarne le conseguenze negli anni a venire.” Sono tre i settori principali d’intervento per le riforme: a) migliorare la qualità dello sviluppo di strategie e del processo di elaborazione delle politiche, mettendo insieme attività di ricerca e innovazione, sostenute da un bilancio pluriennale stabile che orienti le risorse in modo strategico; b) migliorare la qualità dei programmi di R&I, anche mediante la riduzione degli oneri amministrativi e uno stanziamento più competitivo dei finanziamenti; c) migliorare la qualità degli enti pubblici che svolgono attività di R&I, anche tramite la creazione di nuovi partenariati con le imprese del settore.

Attualmente, con una spesa di R&I nel settore pubblico e in quello privato di poco superiore al 2% del PIL, l’UE è ancora molto indietro rispetto ad altri paesi come gli Stati Uniti, il Giappone e la Corea del Sud, e anche alla Cina manca poco per superare l’Unione.

 Il bilancio dell’UE per il periodo 2014-2020 segna una svolta decisiva a favore della R&I e altri settori favorevoli alla crescita, con un aumento del 30%, in termini reali, della dotazione destinata a Orizzonte 2020, il nuovo programma per la ricerca e l’innovazione.

Il miglioramento dell’efficienza e della qualità della spesa pubblica in questo campo è fondamentale e possiamo supportare questo processo controllando le spese pubbliche e proponendo progetti concreti; così potremo dare un notevole contributo come cittadini e partecipare alla costruzione del nostro futuro.

 

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