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Democratici
Lo spettro del partito nel partito

Basilicata

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POTENZA - «Il partito nel partito». Lo chiama così il consigliere Giampaolo Carretta. E non c’è bisogno di fare troppi giri di parole per capire di cosa si tratti. Perché lo squarcio interno al Pd lucano che si trascina dallo scorso settembre  è qualcosa di mai realmente superato. A dispetto delle ragioni di una necessaria unità che più di qualcuno, almeno a parole, periodicamente torna ad agitare.  La spaccatura si avverte e si respira anche in una direzione cittadina che in teoria avrebbe dovuto completamente archiviare e superare la precedente tornata elettorale. Nonostante siano ormai passati mesi dalle elezioni regionali. In diversi momenti, lunedì sera, è sembrato di essere rimasti lì. A quella direzione di partito che seguì alle primarie per la corsa da governatore, quando il vincitore Marcello Pittella prendeva la parola nella stessa sala dell’hotel Vittoria, tra l’indifferenza quasi totale dei componenti di un partito che non ne riconoscevano la vittoria. «Fu un errore - dice sempre l’ex capogruppo in Consiglio comunale - Che poi è stata utilizzata dall’altra parte per creare (appunto) un partito nel partito».

Come non ammettere che molti interventi della direzione cittadina (molto più di quanto è accaduto nella precedente assemblea regionale, a cui anche Pittella ha preso parte) portino ancora le tracce di quella ferita mai risanata.

Questa volta all’hotel Vittoria il presidente della Regione non c’era. Ha parlato, però, per lui il consigliere regionale, Mario Polese. Rivendicando il mancato ascolto della richiesta di primarie che era arrivata dal presidente. Ma anche svelando alcuni retrescena di una campagna elettorale da cui il governatore, almeno ufficialmente, è stato completamente assente. A eccezione dell’intervista rilasciata al Quotidiano, in cui Pittella, a poco meno di una settimana dal ballottaggio, annunciava il suo sostegno a Petrone. Nonostante questo, però - ha sostenuto Polese in direzione - il partito non ha pensato di coinvolgerlo. Dall’invito all’incontro con il ministro Boschi inviatogli con estremo ritardo, a un evento di chiusura di campagna elettorale per il quale pare che il governatore avesse dato la propria disponibilità. «Probabilmente - sostiene sempre il consigliere - perché qualcuno voleva mettere il cappello su quella che doveva essere una vittoria scontata».

Chi è intervenuto dopo di lui non ha fatto alcuna fatica a rispondere l’opposizione che appare più ovvia: se Pittella, uomo del Pd, avesse appoggiato dal primo turno il candidato del Pd, l’esito, probabilmente, sarebbe stato differente.

E anche il segretario regionale, Vito De Filippo, in qualche passaggio si lascia andare a un «non fatemi perdere la pazienza. Non esagerate sul dibattito interno. E nessuno venga a parlarmi di consensi rivendicati al netto di clientelismi».

«Abbiamo pagato anche gli equivoci di chi al nostro interno ha dato il proprio sostegno a Roberto Falotico», dice il sindaco uscente, Vito Santarsiero, riferendosi anche al consigliere regionale Giuzio che ha apertamente sostenuto la corsa dell’ex assessore alla Formazione, che - è stato ricordato in direzione - era l’ex consigliere regionale eletto nella lista di Pagliuca presidente. «Siete voi che non avete voluto Petrone sindaco», tuona l’ex primo cittadino.

Se realmente questa doppia anima che abita la casa dei democratici sia stata la causa della cocente sconfitta del voto amministrativo, è tutto da dimostrare.

Ma che sul Pd lucano continui ad aleggiare lo spettro di una frizione mai superata sembra non esserci alcun dubbio. Una disamina in questi termini la anche lo stesso Santarsiero: «La dialettica politica interna ci ha assorbito troppo. Nel frattempo non ci siamo preoccupati di mandare avanti la Regione».

La racconta con un’immagine il senatore Margiotta: «Qualcuno è venuto a dirmi che l’essenza della nostra sconfitta sta nella foto scattata in via Pretoria con il ministro Boschi. Io dico che di quella foto, più di chi ha partecipato, parla chi non ha partecipato».

Al di là del dove  stia la ragione, nella sala dell’hotel Vittoria in pochi dicono una cosa: la sconfitta di oggi, seppure più complessiva, non è tanto diversa da quella che qualche mese fa ha trovato un partito di fatto impreparato a fronteggiare la vittoria anomala dell’uomo di partito che si è affermato scagliandosi contro l’apparato del suo stesso partito.  E’ innegabile che lo sconfitto, in entrambi i casi sia proprio quest’ultimo. «Tanto che - dice il senatore Margiotta - a vincere le amministrative di Potenza è un similPetrone, sostanzialmente assimilabile al nostro candidato (il che dimostra che ci avevamo visto giusto), che semplicemente non portava addosso il peso dell’apparato».  Elemento di cui, anche l’invito del segretario De Filippo a non farne un dramma, farebbe meglio a tener conto.

m.labanca@luedi.it

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