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La sfida più dura per De Luca
Dopo il trionfo ora arriva il difficile

Basilicata

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POTENZA - In tempi non sospetti il nostro giornale, in queste stesse pagine lanciava una sorta di appello affinchè a Potenza, dopo le elezioni, si formasse un Consiglio di salute pubblica. A prescindere da chi vincesse e chi perdesse. Era il 23 maggio scorso. Due giorni prima dell’apertura dei seggi elettorali.

Mai fummo così buoni profeti. Perchè dalle urne, a maggior ragione, dopo il ballottaggio, è uscito un quadro politico che difficilmente potrà garantire stabilità. Ma nemmeno potrà garantire un governo della città capoluogo efficiente ed efficace ad affrontare i problemi. Immaginarsi a risolverli.

Certo si riparte da un sindaco nuovo. Perchè le elezioni hanno decretato un vincitore: l’ingegnere Dario De Luca, “geniale” intuizione di Rocco Coviello, Donato Ramunno e Aurelio Pace su tutti. Un vincitore che nessuno si aspettava alla vigilia. A bocce ferme si può senz’altro dire che il favorito per un posto al ballottaggio non era De Luca ma era Roberto Falotico. Tanto che quell’articolo in cui si lanciava l’idea del governo cittadino di salute pubblica proprio all’ex assessore non piacque.

Gli altri nicchiarono. Poi le cose sono andate come tutti sanno. De Luca non solo si è piazzato al secondo posto e in posizione utile per sfidare al ballottaggio il favoritissimo candidato del Pd, Luigi Petrone ma poi lo ha anche regolato con facilità lo scorso 8 giugno.

E quindi ha vinto e si è conquistato il diritto di sedersi sulla poltrona di primo cittadino di Potenza. Ma ora viene il difficile. Sarà paradossale ma è così. La vittoria alle elezioni sebbene fosse difficile da realizzare non è nulla in confronto alla sfida che si pone oggi.

Per due motivi. Il primo è quello politico. De Luca non ha i numeri in Consiglio comunale. E non ci va nemmeno vicino. Per amministrare servono i voti della metà dei consiglieri più uno. Cioè al “re” servono 16 - 17 “scudieri”. Altrimenti è stato bello ma non se ne fa nulla.

La democrazia, al netto delle suggestioni, ha le proprie regole. Non si sfugge. L’operazione “ricorso” messa in campo dai legali di Fratelli d’Italia e Popolari per l’Italia è difficile che possa assegnare un extra bonus in termini di consiglieri. E quindi De Luca e i suoi al netto delle carte bollate devono trovare la soluzione. Per forza. Potenza non può rimanere prigioniera di un’elezione “contro - pronostico”.  Ma dire che non è facile è poco. E si torna alle premesse. Serve un Consiglio di salute pubblica. Come fare tutto questo spetta a chi ha vinto. Non è semplice ma De Luca deve trovare il modo. E deve farlo alla luce del sole senza indugiare in “inciuci”.

Ma non solo per una questione politica. Piuttosto per se stesso e per la città che alla fine lo ha decretato vincitore. Per se stesso perchè gli elettori hanno memoria corta. Oggi Potenza è ancora la città di Santarsiero e del centrosinistra che l’ha amministrato per gli ultimi lustri. Ma lo sarà per altri pochi mesi. Poi sarà la città di De Luca in tutto e per tutto. Se ci saranno disservizi la gente inizierà a prendersela con il sindaco. Chiederà al sindaco De Luca di risolvere i problemi non al suo predecessore.

Ma non esistono bacchette magiche. I problemi (tanti) non spariscono solo perchè è cambiato il nome del primo cittadino. No. I problemi ci sono e rimangono. E se non si affrontano crescono. E, al netto delle polemiche su chi sia colpa, il quadro economico è terrificante. Il 99 per cento dei comuni italiani soffre per il taglio dei finanziamenti centrali. Le risorse sono di meno per tutti. C’è poco da bearsi per una vittoria clamorosa. Se il centrodestra (che ha l’opportunità straordinaria di poter dimostrare finalmente di cosa è capace a livello amministrativo) pensa di poter ben amministrare solo mettendo in luce i “guai” del passato rischia di svegliarsi velocemente dal bel sogno.

Per questo serve che De Luca costruisca attorno a sè una squadra competitiva e capace. Fuori dai tradizionali schieramenti politici ma anche ricorrendo alla politica della mediazione. Anche perchè è chiaro che i conti sono in rosso. E’ chiaro che qualche conto pure non tornerà. Ma la campagna elettorale prima o poi deve finire. Lo chiedono i cittadini. Non la politica. E indugiare e magari minacciare di ritornare al voto sarebbe un clamoroso autogol. Per tutti.

s.santoro@luedi.it

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