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Gli ex Ds si spaccano
Lacorazza con Civati

Basilicata

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POTENZA - Come un cavallo di razza che pensa di avere tutte le potenzialità per un numero vincente, ma sente di trovarsi ancora nella corsa sbagliata, Piero Lacorazza continua a scalpitare. Evidentemente in cerca di nuova collocazione. A partire proprio dal prossimo congresso regionale, per il quale, il presidente del Consiglio chiede, senza tregua, la riapertura dei termini.

Abbandonata la metafora calcistica del giorno prima, quella di ieri per lui è stata un’altra giornata di battaglia. Retta, questa volta, sul “gioco” dei guai del quotidiano di partito.  “Se L’Unità è in liquidiazione, nel Pd Basilicata fanno prove di unità in liquefazione”: è il motto scelto per la provocazione del giorno. In attesa dei nuovi fuochi d’artificio che già ieri sera ha annunciato per oggi. Ma è sempre più chiaro che in questa battaglia siano le regioni personali a prevalere su quelle del Pd. Al punto in cui siamo, l’ipotesi di una sua candidatura al congresso regionale sarebbe molto di più di una semplice provocazione. Pronto a correre da aspirante segretario, portando avanti la bandiera dei civatiani lucani.

La cosa era già nell’aria quando si era diffusa la notizia di un suo probabile sostegno, al congresso, al candidato di area, Dino Paradiso. Ma ora pare proprio che l’ex presidente della  Provincia sia pronto a scendere in campo in prima persona. E a ritagliarsi la sua fetta di consensi, in qualità di leader regionale della corrente di minoranza interna al Pd, che probabilmente sarebbe pronta a riconoscergli un ruolo di tutto  rilievo al Sud. L’indiscrezione ieri ha viaggiato anche attraverso il blog lucano Hyperbros. Notizia mai smentita dal diretto interessato. Di ufficiale non c’è ancora niente. Ma i civitiani lucani, ufficiosamente, sarebbero già pronti a cantare vittoria per il nuovo acquisto. A suggellare il nuovo corso ci sarebbero stati pure degli incontri romani.

 A cosa aspiri realmente Lacorazza, se alla segreteria regionale o a costruirsi un percorso privilegiato per approdare a Roma, è tutto da capire. Ma una cosa sembra chiara: persa la corsa per le primarie regionali contro Pittella, l’esperienza come presidente del Consiglio sembra non averlo appagato troppo. Tanto che, a pochi mesi dal suo insediamento, Lacorazza pensa già a come preparare fuga.  Una fuga autonoma, questa volta, lontano dai compagni di sempre.

Aveva già annunciato nei giorni scorsi che, nel caso di una candidatura, le dimissioni dalla seconda carica regionale più prestigiosa sarebbero arrivate nell’immediato. Sempre che la riapertura delle candidature sia ancora possibile. Resta che il dirigente nazionale del Pd Lotti - vicino all’altro candidato, il renziano Braia - da quest’orecchio pare non volerci proprio sentire. Ma al di là dell’esito delle vicende congressuali, i passi in avanti di Lacorazza hanno già segnato lo smarcamento, quasi irrecuperabile, dal “padre” Folino e il “fratello” Speranza. Le file sono ormai sciolte.

Le fibrillazioni con il capogruppo alla Camera sarebbero già datate di qualche settimana. Gli attacchi del presidente del Consiglio regionale a Renzi, la difesa di Tocci e Mineo (dalla quale, evidentemente, già si poteva intuire il suo spostamento), inevitabilmente hanno finito per portali su posizione inconciliabili. Non è un caso che ieri sera Lacorazza non abbia raggiunto Speranza e Folino che si stavano dirigendo a Massa Marittima per partecipare al seminario di Area riformista: la corrente di ex bersaniani e dalemiani che ha individuato proprio il capogruppo alla Camera tra i propri leader di riferimento, e che rispetto al premier Renzi hanno scelto la via del dialogo. 

Ed è difficile immaginare che il deputato Folino possa anche lontanamente prendere in considerazione di affiancare una delle sue “creature”, su un cammino che  lo porterebbe lontano da Speranza e Bubbico.

Del resto, anche la posizione assunta nell’ultima direzione regionale sembra confermarne l’orientamento. Con il deputato che si è chiamato fuori dai giochi, arrivando a invocare, in caso di nuovi rinvii, il commissariamento di un partito che ormai non riesce  a trovare la quadra. Insomma, la spaccatura interna agli ex Ds lucani sembra ormai cosa fatta.

m.labanca@luedi.it

 

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