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Le due distanti anime di Sel
Barozzino: «Andiamo avanti»

Basilicata

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POTENZA - La spaccatura di Sel in Basilicata non è questione di questi giorni. Il partito si è diviso in due da tempo, e in due parti è andato avanti fino ad ora, che anche a Roma le mancate condivisioni sulla linea politica della sigla si stanno trasformando in scissione.

Al momento non sembrano immediate le ripercussioni lucane, ma lo scenario in Basilicata non è certo quello dell’unità.

La Sel lucana vive il suo dissidio interiore da mesi: da un lato un pezzo di dirigenza che si rinconosce nel consigliere regionale Giannino Romaniello (con lui, tra gli altri, ci sono l’ex consigliere provinciale Ivan Santoro e l’ex segretario cittadino di Potenza Roberto Rizzi), dall’altro l’anima vendoliana che fa capo all’assessore provinciale Paolo Pesacane e alla coordinatrice regionale Maria Murante.

Che l’unità fosse una condizione lasciata alle spalle era stato chiaro già al congresso regionale, celebrato a pochi giorni dalle elezioni regionali di novembre. Sel aveva corso in solitaria, candidando Murante al ruolo di governatore. Al congresso regionale, qualche giorno dopo, lo strappo interno fu ratificato dall’assenza di tutta l’area vicina a Romaniello.

Nasceva così anche il tema della rappresentanza. Maria Murante - spiegarono i dissidenti - era stata eletta da un congresso senza confronto, in cui mancava «il 45 per cento del partito». La replica: nessun luogo sarebbe stato più adeguato del congresso per chiarirsi.

Da allora le cose non sono cambiate molto, senza momenti ufficiali di discussione tra le parti e con un conflitto latente emerso ancora una volta in occasione delle elezioni comunali di Potenza.

Nella lista presentata da Sel con Rifondazione (Sinistra per Potenza) mancava un pezzo importante di Sel che invece sosteneva la lista civica di Luigi Petrone sindaco (in cui era candidato Rizzi).

A dividere le due aree soprattutto un diverso modo di affrontare la relazione con il centrosinistra e il governo. Che in Basilicata, come a Roma, significa soprattutto con il Pd.

Romaniello ha sempre spinto per una capacità di Sel di stare sulle questioni, sui temi, senza rinnegare il ruolo di critica e opposizione, ma inseguendo buonsenso lì dove alla sinistra è chiesto un contributo attivo in scelte e proposte, anche di governo. Il gruppo dirigente di Sel ha spesso mantenuto una posizione più dura nella relazione con il centrosinistra lucano, in particolare con il Pd che assumeva fisionomia renziana e che si lacerava con le primarie democratiche per le regionali.

Confini di un dibattito che non trova un’applicazione netta sul territorio: Sel in Basilicata è talvolta opposizione, talvolta forza di governo.

Il partito resta così diviso in due anime, entrambe alla ricerca di un modo giusto di essere sinistra moderna.

Tra Roma e Potenza, i prossimi giorni disegneranno un nuovo scenario. Dalla capitale è Giovanni Barozzino a commentare l’addio dei parlamentari miglioristi che hanno seguito l’ex capogruppo alla camera, in disaccordo con la linea e la leadership di Vendola.

«Il congresso - dice Barozzino, vicino al governatore pugliese - è stato il luogo in cui il partito, attraverso la base, ha scelto una linea. La base si ascolta, non si cambia approccio in corsa senza tenerne conto». È la critica a chi, a Roma, decide di lasciare una posizione considerata troppo oltranzista per dialogare con il Pd. «Mi domando - dice Barozzino - come sia possibile considerare un’alleanza con questo Pd, con questo governo, che sta lì, insieme al centrodestra, che insegue le politiche del lavoro di Ichino o Sacconi». Dove sta il punto limite? «Non siamo del “no a priori”, con “Italia bene comune” ci abbiamo provato a stare col Pd, ma poi le condizioni sono cambiate. Certo che siamo sinistra capace di governare, sono altri quelli che si chiudono in recinti. Sappiamo tutti quanto bisogno di sinistra ci sia in Italia, ce n’é bisogno per il lavoro, per il sociale». Così, ai compagni che vanno via: «Auguri, comunque».

s.lorusso@luedi.it

 

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