Salta al contenuto principale

Nove lezioni
dal marasma democratico

Basilicata

Tempo di lettura: 
5 minuti 30 secondi

 

Lezione 1: Polese e l’ABC della politica.

In gioventù frequentai le sezioni del PCI materano. Un vecchio compagno, nelle riunioni, era solito fare interventi a carattere politico-pedagogico e concludeva, puntualmente, con la frase: “Compagni, questo è l’ABC della politica!”

Ecco, osservando le gesta, tanto eroiche quanto confusionarie, di un Mario Polese – eletto in regione con la Lista Pittella; candidato a segretario regionale del Pd; infine promotore di una propria (o in conto terzi) lista civica alle comunali di Potenza – ho concluso che il Polese, e (più di) qualche altro esponente del nuovo ceto politico lucano ignora, appunto, l’ABC della politica.

Lezione 2: Pigliamoci per …. mano.

Margiotta, si sa, è un brillante doroteo social: un po’ di dissimulazione fa parte della sua cassetta degli attrezzi. Ma Lacorazza? Costui invia, pubblicamente, il seguente messaggino a Polese: “Sai che ti stimo fino al punto di pensare che saresti con me”. Roba da svenimento! Ora, per la proprietà transitiva, dovrebbe seguire che anche Piero non conosca l’ABC della politica. Tuttavia, allevato a pane e politica da Folino e da Luongo, la cosa appare inverosimile. Dunque, più probabilmente, i giovani eredi del PCI sono passati, senza fare fermate intermedie, direttamente dalla Scuola delle Frattocchie al Convento di Santa Dorotea.

Lezione 3: Gesù, Giuda e gli Apostoli.

Questa sintesi dell’ultima direzione regionale del Pd, può essere utilmente qui riproposta, in forma di lezione sul marasma imperante tra i democratici lucani.

Nel corso dell’ultima direzione del mitico Pd lucano, Giuda ha spiegato a Gesù e agli Apostoli come sia stato un errore non fare le primarie con Barabba.

Lezione 4: Le rivoluzioni democratiche (purtroppo) sono contagiose.

Dopo esserci sciroppati per mesi la solfa della rivoluzione democratica di Marcello Pittella, si corre ora il serio rischio di sorbirsi per settimane la rivoluzione della nuova sinistra lucana di Lacorazza e Santochirico. Si deve in effetti ammettere che in Basilicata la storia politica ha sempre saltato la prima fase, purificatrice, quella della tragedia, per convergere velocemente allo stadio successivo.

Lezione 5: Nel monolocale ex Ds, in 4 si sta stretti.

Proprio nel giorno in cui Speranza fa passerella da leader nazionale di Area Riformista a Massa Marittima, Lacorazza strappa e il quartetto (Bubbico, Folino, Lacorazza e Speranza) diventa Trio. Dunque, Lacorazza aspira a un ruolo da leader regionale più autonomo, nonché proiettato verso ambizioni da leader nazionale (o almeno meridionale). Un progetto velleitario? Piero deve aver pensato: “Se ce l’ha fatta Roberto…” E, in tutta onestà, come dargli torto?

Lezione 6: Leoni a Roma …….. a Potenza?

Si osserva con un po’ di meraviglia l’irresistibile ascesa del nostro grande Bob Hope. È colto, serio, intelligente e super-doroteo, Bob. Ma una retorica domanda viene spontanea: se uno dei maggiori responsabili del disastro del Pd lucano viene creato leader nazionale, dobbiamo pensare che dopo la distruzione del Partito Regione, verrà quella del Partito Nazione?

Certo, si potrebbe obiettare a questo ragionamento che, al peggio, Speranza potrà contribuire alla distruzione della sua Area Riformista, visto che il Pd nazionale, per il momento, è saldamente nelle mani di Renzi.

Lezione 7: Requiem per il Partito Regione.

Il vero Partito Regione, in Basilicata, fu la Democrazia cristiana di Emilio Colombo. Il Partito democratico ne è stato solo il tardo epigono. Il modello di governo dei 2 partiti a lungo al potere, seppur in epoche diverse, si ispirò, come è ben noto, ad un pallido riformismo accompagnato da una robusta distribuzione assistenziale e clientelare delle risorse pubbliche. Un modello condito da tratti paternalisti, che di sicuro non hanno favorito il pieno sviluppo democratico della regione.

Ma, come scrissi oltre 3 anni fa al mio esordio sul Quotidiano, quando ancora il Pd e il governo della Basilicata godevano di una discreta reputazione nazionale e parevano avere possente vento nelle vele, quel modello di governo non è in grado di sopravvivere senza la verde e rigogliosa erba improduttiva che nutre il pascolo doroteo.

Prima che qualcuno obietti: “tante grazie, ma una crisi così violenta spazza via qualunque modello di governo”, suggerisco un confronto con il modello riformista di tipo Tosco-Emiliano, anch’esso piuttosto obsoleto, bisognoso di un’ampia ristrutturazione e, tuttavia, dotato di una  maggiore robustezza democratica e meno invischiato negli approcci clientelari. È del tutto evidente come il modello più paternalista e maggiormente clientelare, in questa temperie, stia invecchiando peggio. 

Lezione 8: Lucania, terra di statisti di lotta e di governo.

In principio fu Vito De Filippo, sostenuto dall’unanime Consiglio regionale, che inventò una moratoria unilaterale sul petrolio, come se la Basilicata fosse diventata una libera Regione in libero Stato. Ora tocca al rivoluzionario in servizio permanente effettivo, Marcello Pittella, con un gladiatorio attacco unilaterale al famigerato Patto di Stabilità. Mi pare si tratti di una tipica manovra diversiva nel più classico stile populista: combino poco o niente al governo regionale, ma sappia il popolo che la rivoluzione è imbrigliata dal nemico esterno (il Patto). Quindi, diamo insieme l’assalto, non al governo locale incapace, ma a quello nazionale tiranno!

Penso che il Patto di Stabilità (Europeo) sia, con le dovute cautele e il giusto garbo, da riformare. Però chiedo: il governo regionale, l’ultimo e i precedenti, hanno fatto un’attenta e rigorosa valutazione delle inefficienze e degli sprechi di spesa pubblica? Quante risorse si potrebbero liberare nel bilancio regionale da una revisione della spesa? Insomma, cari statisti di lotta e di governo, fate prima i compiti a casa vostra, per bene, e poi andiamo pure insieme all’assalto del governo nazionale e del governo tedesco!

Lezione 9: La grande fuga da Potenza (Cioè, alcune implicazioni della lezione 8)

I grandi problemi del governo locale, congiunti alla consapevolezza del ruolo, tutto sommato limitato, che ha l’istituzione regionale, possono dare una buona spiegazione della tendenza al fuggi-fuggi quasi generalizzato da Potenza che ha caratterizzato negli ultimi anni le scelte dei generalissimi del Pd (e, come è noto, il Pd ha ormai più generali che guarnigioni). Prima De Filippo e Folino, ora Lacorazza e scommetto a breve anche Pittella, pare proprio che tutti non vedano l’ora di scendere dagli scranni regionali sui quali sono faticosamente saliti. Naturalmente, scendere dallo scranno di Potenza per salire subito dopo su uno degli scranni di Roma. In verità, anche questi, come l’erba del pascolo doroteo di cui sopra, in vertiginosa diminuzione.  

 

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?