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«Aperto, ma anche senza casacche»
Lacorazza scrive ai segretari di circolo

Basilicata

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POTENZA - «Ci sono regole da rispettare, certo. Ma la politica deve saper ascoltare sempre, anche quando si mettono in discussione le regole». Come quella volta, fa notare Piero Lacorazza, che Bersani pur potendo rivendicare leadership e premierato, come da statuto, ha lasciato il passo a Matteo Renzi, affrontando le primarie che buona parte dei militanti democratici avevano chiesto.

«La politica in questo caso ha saputo governare un processo, trovando una sintesi che è andata oltre le regole prestabilite». Perché ora il Pd dovrebbe chiudersi in recinti e formalismi? Lo ripete da giorni il presidente del consiglio regionale. Sta battagliando, post dopo post, per il congresso: riaprire le candidature è l’imperativo. Qualcosa in più - mandava a dire ieri affidandosi sempre alla bacheca pubblica di Facebook - di un’adesione all’area Civati.

Parte da qui, dalla spaccatura ormai ratificata nell’area ex Ds di cui è prima linea e che il Quotidiano ha raccontata in questi giorni. La posizione ferma sulla riapertura delle candidature per il congresso, portata all’esterno con parecchia irruenza, sta segnando un allontanamento dai big del gruppo, da Vincenzo Folino e Roberto Speranza.  Lacorazza non li ha raggiunti a Massa Marittima, in Toscana, dove l’area guidata dal capogruppo alla Camera è alle prese con un seminario dedicato ai temi dello sviluppo, con tantissimi nomi di primo piano della dirigenza democratica, da Bersani a Epifani, da Boschi a Poletti.

«È che vorrei un congresso senza casacche nazionali: renziani, cuperliani, civatiani», scrive l’ex presidente della Provincia di Potenza.

Per allargare la riflessione e coinvolgere sul tema anche altri pezzi di partito, ha deciso di scrivere a sindaci e segretari di circolo.

Sia chiaro, non che le primarie debbano trasformarsi in un feticcio. La storia recente del Paese è costellata di consultazioni popolari viziate. «Sarebbe opportuno andare verso la creazione dell’albo degli elettori delle primarie», un po’ sul modello americano: chi può partecipare, quando iscriversi, chi è elettore. «Ma questo non è l’unico problema».

Il problema più grave, ripete, è quello di un congresso «da celebrare il 12 luglio con le candidature cristallizzate a febbraio». Un arco di tempo in cui sono cambiate molte cose. A partire dal risultato alle europee, frutto dell’impegno - dice Lacorazza - di militanti, amministratori, dirigenti locali. È a loro che scrive la lettera, invitandoli a prendere posizione, a farsi sentire. Meglio se non solo sui  social network.

«Per questo, dopo il risultato importate conseguito anche in Basilicata, la sconfitta di Potenza avrebbe dovuto consigliare di riaprire i termini per la presentazione delle candidature, per un congresso diverso e nuovo, rispetto a febbraio, perché nuovo e diverso è il tempo nel quale operiamo».

L’apertura del congresso, scrive, è la giusta conseguenza di un partito aperto. «Nessuna strumentalità e nessun personalismo (quelli sono già fin troppo presenti nel nostro partito, purtroppo). Ma una serie di questioni rilevanti per il nostro futuro, che richiedono di aprire il confronto e non di chiuderlo prima di cominciare».

sa.lo.

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