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Polese e il nuovo scatto renziano
Pd, sconfitta a Potenza, congresso

Basilicata

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POTENZA - Sono settimane complicate. C’è il tema del congresso democratico che anima il dibattito e infiamma gli animi. Ma anche la sconfitta ancora da digerire a Potenza. In più c’è la novità della rottura di Marcello Pittella che vuol svinvolarsi dal Patto di stabilità. Di tutto questo parla al nostro giornale il consigliere regionale, Mario Polese.
La questione congressuale è caldissima. Come si abbassa la febbre?
«Penso che la vera rivoluzione in questo momento sia l’unità. E l’unità del partito si realizza, e sono d’accordo con chi lo dice, non prescindendo da alcune questioni avvenute negli ultimi mesi».
Quali sono?
«La prima: le primarie hanno sancito la vittoria di Marcello Pittella. La seconda: il successo del centrosinistra alle scorse regionali. Terza: l’ascesa renziana nei modi in cui è avvenuta fino al trionfo delle ultime europee. Quarta questione: la sconfittà di Petrone e del centrosinistra a Potenza. Queste sono per me le questioni da cui bisogna partire».
Insomma come dice anche Marcello Pittella non si possono portare indietro le lancette del tempo. Una a una le questioni che ha posto. Primarie con vittoria di Pittella su Lacorazza...
«Quel risultato segna, anticipa quasi, una rivoluzione che mette in campo Marcello Pittella. C’è un parallelismo tra la rivoluzione democratica e quella che sta facendo Matteo Renzi con un decisionismo e una velocità che sono a mio avviso premianti e rompe con il vecchio metodo della mediazione della mediazione della mediazione...».
E la vittoria regionale?
«Successivamente c’è stata quella vittoria che è il frutto di una spinta verso l’unità del Pd che lo stesso Pittella, come vincitore delle primarie, ha favorito insieme a tutta la classe dirigente anche cedendo su alcuni punti».
L’ascesa renziana...
«E’ da riconoscere come un elemento di spinta verso l’unità del Pd lucano. Anche la vittoria di Gianni alle europee va letta in tal senso. Ma tutto cio fa da contraltare a quello che è invece accaduto a Potenza e siamo al quarto punto».
Cioè a Potenza tutto il nuovo schema salta e si perde?
«Salta lo schema unitario. Ma salta perchè? Perchè ci si è voluti discordare dal modello renziano. Lo ha detto Renzi e lo ha detto Serracchiani. E’ evidente che nel momento in cui si decide di non fare le primarie, a prescindere dalle scelte personali - io ho deciso di stare con Petrone nella libertà della nostra area politica perchè in quel determinato panorama politico per me lui rappresentava la punta più avanzata di cambiamento - ci si avvia verso la sconfitta. Sconfitta che nasce da responsabilità chiare del Pd».
Quali?
«Uno: non aver celebrato prima il congresso. Due: non aver fatto le primarie per la scelta del candidato sindaco. Tre: aver composto liste muscolari. Quattro: aver bypassato Marcello Pittella che al ballottaggio aveva detto: sto con voi».
Problemi irrisolvibili a quanto pare. E ora?
«Se vogliamo fare una cosa intelligente ora in chiave congressuale dobbiamo cercare l’unità su una candidatura renziana. In campo c’è la candidatura di Braia io credo ora dobbiamo trovare l’unità su di lui».
Intanto però l’unità sembra essere rimasto un desiderio. In particolare Lacorazza chiede con forza la riapertura del congresso...
«Ho un rapporto positivo con lui e in questi mesi in Consiglio regionale sto apprezzando le sue qualità da presidente dell’assemblea. Ma non comprendo la linearità della sua posizione politica».
Perchè?
«Noi vinciamo le regionali e le europee. Insomma vinciamo tutto quello che c’è da vincere sul campo regionale. Ora c’è il congresso e ci sono già tre candidati. Serve unità. Non si capisce però, perchè lui stesso che ha sempre parlato di unità oggi fa un’azione che non è unitaria. Chiedere oggi la riapertura dei termini delle candidatura non unisce certo il partito. E’, a mio modo di vedere, una finta per rinviare il congresso e non favorire l’unità. Con le candidature in campo, invece, si può provare a costruire un ragionamento unitario. Fermo restando che io condivido quando Piero dice noi dobbiamo aprire e tenere aperto più possibile. E sarei anche d’accordo con lui se non fossimo da 5 mesi in questa fase di stallo. Sono 5 mesi che è più una parte che un’altra che chiede rinvii, ragionamenti ulteriori e approfondimenti. A questo punto si rischia di arrivare all’ennesima strumentalizzazione».
Ma la sua proposta in sintesi qual è?
«Proviamo a fare sintesi sulla candidatura di Luca Braia e quindi su una candidatura renziana in prima battuta...».
Altrimenti?
«Altrimenti andiamo avanti e vediamo cosa accade in un confronto libero tra i tre candidati attuali. Ma certo il congresso va celebrato perchè ci avviamo verso una fase delicatissima per la Basilicata e abbiamo bisogno di chiudere il discorso congresso. In tal senso condivido molto la posizione del presidente della Regione».
Cioè?
«In merito al patto di stabilità. Io vivo quotidianamente le istanze delle imprese ormai con l’acqua alla gola e la disoccupazione ormai imperante. Tutto passa attraverso il Patto di stabilità. E questo atto di sfida istituzionale, questa provocazione istituzionale è in realtà l’appendice di una rivoluzione democratica. Una azione rivoluzionaria che già abbiamo iniziato a fare alla Regione: penso alla riforma dell’Arbea, alla legge di riordine del Consorzio Asi su cui stiamo ragionando nelle Commissioni, penso ai Consorzi di bonifica, all’Arpab. Insomma penso a tutta una serie di cose che forse sono passate un pò troppo in sordina. Ma di certo ora abbiamo bisogno di un partito».
Un passo indietro. E’ in atto un nuovo antagonismo nel Pd e cioè una sfida inedita tra lei e Piero Lacorazza?
«No. Questo no. C’è una dialettica su alcune questioni come è giusto che sia. C’è però una linea coerente e chiara da parte nostra sin dall’inizio. Io quello che auspicherei è che il Pd ora si ricompatti. Anche con Piero che è un elemento importante e fondamentale a livello regionale e che rappresenta una delle frecce di un arco anche generazione del Partito democratico».
Ma secondo lei ci sono ancora i margini per svolgere un congresso unitario?
«Ci sono ancora alcune ore, forse qualche giorno di tempo per tentare una mediazione. Se questo non dovesse essere allora ci aspetta un congresso vivace che non vuol dire necessariamente un congresso di scontro. Sarebbe un congresso dove ci sono tre posizioni diverse e ritengo che tutti e tre i candidati segretari siano persone, seppur molto diverse tra loro, capaci e in grado di guidare il Pd».
Non trova che ci sia un eccesso di correnti e di aree che danneggi alla fine il Pd?
«Posso parlare della mia. Io sono orientato a uno scioglimento di tutte le correnti. Io nasco nel Partito democratico. Nè nell’area comunista, nè in quella democristiana e nemmeno in quella socialista. E miro all’effettiva affermazione di un Pd unitario. Per mia cultura immagino un partito che sia progressista, riformista ma allo stesso tempo dialogando con le forze moderate».
Un approfondimento sulla rottura del Patto di stabilità annunciato da Pittella visto che lei era l’unico dei consiglieri regionali presenti...
«Sicuramente la situazione descritta da Marcello è drammatica. Probabilmente questo è l’atto estremo per dare quello scatto che noi ci auguriamo. Credo che dobbiamo tutti compattarci in questa azione. Faccio un appello a tutti comprese le minoranze politiche e non solo la maggioranza. E credo che dobbiamo anche prepararci eventualmente a una grande azione popolare come quella che ci fu a Scanzano. Credo che su questo dobbiamo iniziare a lavorare da subito perchè non è un problema solo politico e non un problema solo della Basilicata».
In tutto questo ancora brucia la sconfitta di Potenza con un sindaco di centrodestra. Cosa che non va minimizzata...
«L’ho detto anche in Direzione cittadina del Pd. Ci sono stati alcuni errori che potevano essere evitati. Ora però va evitato di attribuire la responsabilità della sconfittà nè a Petrone e nè Santarsiero. Questo, al netto delle luci e delle ombre della scorsa amministrazione comunale, non è stato un voto contro Santarsiero. E’ stato invece, un voto di libertà ed evidentemente De Luca ha meglio interpretato questo elemento. Lo potevano incarnare altri ma alla fine lo ha fatto meglio Dario De Luca».
Sì, ma la proposta politica ora qual è?
«Intanto attendo notizie dell’Ufficio politico che doveva essere convocato lunedì (domani ndr) ma che ancora non è stato convocato. In ogni caso questo Ufficio politico deve gestire questa fase delicatissima fino alla celebrazione del congresso cittadino. Io avrei preferito una diversa forma di traghettamento verso il congresso ma la Direzione ha deciso e io mi adeguo. Punto fondamentale, e qui torno a non capire la posizione di Lacorazza, è che a Potenza a differenza del quadro regionale dobbiamo fare i conti con una sconfitta. Io pur nell’unità chiedo, e su questo scriverò direttamente al segretario nazionale Matteo Renzi, che o si riapra il tesseramento per ampliare il più possibile la platea degli ammessi alla scelta del segretario oppure si facciano le primarie aperte per la scelta del segretario cittadino. Anche in questo io comunque mi auguro una scelta unitaria».
Una provocazione. A Potenza il candidato sindaco pittelliano, Falotico non ha brillato, anzi. Non c’è il rischio che in un congresso regionale non unitario anche Braia non riesca a vincere?
«In primo luogo Falotico non era il candidato pittelliano. Il presidente ha dichiarato espressamente la sua neutralità. Poi nella nostra area politica c’è stato chi ha fatto una scelta e chi un’altra a dimostrazione della libertà che c’è nella nostra area. Braia, invece, è sicuramente il candidato più rivoluzionario di quelli in campo. Questo a mio avviso gli da uno slancio. Poi è chiaro che dobbiamo essere tutti bravi a dare una dimensione, a partire da me, alla proposta politica che Luca ha già messo in campo. Un pò come ha fatto Marcello».
Cambiamo scenario. Cosa pensa di questa deriva politica che vede Fb come canale preferenziale dove magari regolare vecchi conti e aprire nuove sfide?
«Non lo so. Io ogni giorno compro i tre quotidiani locali. Penso che il web sia uno strumento utile per alimentare il dibattito magari su temi e proposte. Poi se qualcuno cerca il minuto di celebrità senza nemmeno essere titolato a farlo non è una cosa di cui mi va di occuparmi».
Per chiudere. Nuove nomine, trasparenza e le solite critiche con la rischiesta di maggiore etica...
Per le nuove nomine, per quanto mi riguarda, io proverò ad applicare il metodo della massima trasparenza e della meritocrazia coniugando i due aspetti. Sugli attacchi lo voglio dire chiaro: se qualche vecchio “solone” pensa di poter strumentalmente alzare la voce per avere in cambio qualche incarico come magari è avvenuto in passato si sbaglia».

 

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