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L’asso nella manica:
le dimissioni di De Filippo
Se Luongo e Paradiso si ritirano

Basilicata

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POTENZA - L’unico modo che rimane per fa rinviare il congresso regionale del Partito democratico  così come è invece,  ormai avviato alla resa dei conti finale, sono le dimissioni del segretario regionale ancora in carica Vito De Filippo. E’ quello che trapela all’interno degli stessi ambienti del Partito democratico lucano.

Cioè il punto è questo: ormai i tre candidati alla segreteria regionale, Antonio Luongo (area ex Civati - Cuperlo), Luca Braia (area Renzi) e Dino Paradiso (area Civati più eventualmente una parte consistente dei lacorazziani) sono partiti in campagna elettorale. Ormai ognuno dei tre aspiranti è in piena campagna elettorale.

Dino Paradiso in una nota di alcuni giorni fa lo ha ribadito: «Non c’è più margine per il rinvio».

Luca Braia è quello che è ormai in campagna elettorale da mesi e in pratica sta completando le proprie liste congressuali.

Mentre Antonio Luongo che domenica scorsa ha riunito i suoi nella sede del Pd regionale oggi inizia gli incontri territoriali con una riunione nel metapontino.

Immaginare uno stop del congresso oggi è davvero complicato. Eppure è evidente che quasi tutti i big sono spaventati di quello che va materializandosi: in pratica la paura di perdere è trasversale a tutte le componenti. Ma nessuno orami ha la forza di dire: rinviamo. La forza serve con Roma. Quindi il congresso è bello e partito e nessuna sembra avere la forza per bloccarlo.

Ma questo non esclude ancora blitz dell’ultima ora. In particolare ascoltando off record alcuni colonnelli democratici si è appreso che c’è un movimento di pressione nei confronti di De Filippo affinche consegni le proprie dimissioni dalla guida del partito regionale. Perchè?E’  presto detto: con le dimissioni del segretario in pratica il partito sarebbe senza un leader. Cioè senza un garante.

In questa maniera servirebbe un altro garante da nominare in brevissimo tempo. Cioè in pochi giorni visto che il 12 luglio (cioè tra due settimane) c’è l’appuntamento con le primarie. Ma di più: il 4 luglio cioè tra una settimana vanno consegnate le liste congressuali di ciascuno candidato segretario. Ma senza segretario e di fatto con una Commissione regionale per il congresso di cui si sono perse le tracce dopo le polemiche sulla missiva arrivata da Lotti lo scorso 27 aprile in cui si minacciava il commissariamento se non si fosse svolto il congresso entro e non oltre l’8 giugno scorso (lettera conservata gelosamente in un cassetto e mai resa pubblica se non grazie alle indiscrezioni del nostro giornale ndr) c’è l’agibilità regolamentare per svolgere tutta questa fase così delicata. Probabilmente no. A quel punto il Pd lucano dovrebbe essere commissariato. E se così fosse è evidente che tutto salterebbe. Insomma un commissario magari inviato da Roma azzererebbe tutta questa fase del Pd. Congresso e candidture comprese.

Ma, tutta la responsabilità sarebbe sulle spalle di De Filippo. Che evidentemente non se la sente. Sarebbe facile bersaglio di polemiche. Per questo il discorso torna alla condivisione che non c’è stata. De Filippo non può e non vuole diventare il grimaldello per far saltare tutto il castello da solo. L’unico modo sarebbe quello della rinuncia o meglio del passo indietro dei candidati segretari. O almeno di due su tre: Luongo e Paradiso. In questa maniera le dimissioni di De Filippo diventerebbero quasi obbligatorie. Altrimenti non se ne può fare nulla: De Filippo non si fida nemmeno di chi glie lo chiede evidentemente se prima non vede il ritiro delle candidature. Ma è ormai un gioco che non regge. Tanto più che lo schema è diventato pubblico. Così si va avanti ad oltranza con i candidati che dopo aver scaldato i motori sono già alla prima curva. Difficile che la corsa possa essere bloccata a questo punto. Nonostante in molti avrebbero fatto volentieri a meno di questa che rischia di essere l’ennesima patata bollente.

sal.san.

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