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Fondi europei, che fallimento
L'invettiva di Santarsiero: «Programmiamo senza strategia»

Basilicata

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POTENZA - «Abbiamo lavorato con impegno alla legge che elimina le royalty dal vincolo del patto di stabilità perché il presidente Pittella ci ha detto che la Basilicata è sull’orlo del collasso». Perché era importante, dice Vito Santarsiero (PD), presidente della prima commissione consiliare, l’organismo che ha modificato quel testo di legge. Ma no, aggiunge, non basta. «Va bene, stiamo in quella battaglia. Ma al netto dell’opportunità di utilizzare tutte le risorse disponibili, forse dovremmo porci meglio la questione dell’utilizzo dei fondi europei. Anche perché quello che abbiamo davanti è il fallimento della spesa del ciclo 2007-2013». Ne parla così.

Dove sta la cifra del fallimento?

«Il 18 febbraio scorso è stata diffusa una decisione della Commissione europea che colloca la Basilicata tra le regioni meno sviluppate. Siamo tornati indietro. Il nostro PIL è inferiore al 75 per cento della media dell’Europa a ventisette».

Che tradotto in termini sociali significa?

«Ce lo ha spiegato Bankitalia nel suo ultimo rapporto. Il tasso di disoccupazione sale del 2,8%, e cresce persino di più nel segmento giovanile: la disoccupazione tra i 15 e i 34 anni passa dal 28,2% al 31,5%. La produzione industriale cala del 30% dal 2008, con una dipendenza fortissima del sistema delle imprese dalla pubblica amministrazione: riguarda il 30% delle aziende con almeno 50 addetti».

Non spetta alla politica ragionare su questi dati?

«Sì,  e noi ne parleremo in consiglio regionale nella sessione comunitaria. Ma sarà tardi. Il POR 2014-2020 dovrà essere presentato entro il 20 luglio. Ci saremmo dovuti arrivare con un’ampia discussione sul fallimento del precedente sessennio, per poi dibattere su come spendere i prossimi fondi. Finora non c’è stata, non credo potrà essere recuperata in un paio di settimane. Negli uffici staranno lavorando, ma non sappiamo come, non sappiamo con che idea di Basilicata».

Vi siete insediati a novembre, però.

«È vero, in sei mesi avremmo dovuto rivoltare il mondo. Invece ad oggi abbiamo solo un documento della giunta regionale, che è un’analisi quantitativa, non qualitativa. Manca una valutazione rispetto agli obiettivi iniziali, ai risultati attesi».

Su cosa vorrebbe dibattere?

«Il Po Fers 2007-2013, per esempio, ha 174 soggetti attuatori: significa lavorare su livelli minimi, polverizzando interventi. Dovremmo fare, poi, anche un’analisi sul fallimento del Ponte per l’Occupazione per cui abbiamo speso 33 milioni di euro senza risultati per i nostri giovani. Potremmo interrogarci, magari, sull’investimento per il rischio idrogeologico: possiamo sapere quanto si è ridotta la popolazione lucana a rischio frane?».

Ora il futuro ha una scadenza vicina.

«Dobbiamo programmare entro il 20 luglio 2,4 miliardi di euro di fondi SIE (fondi strutturali e di investimento, ndr). A questa cifra si aggiungono 1,4 miliardi dal Fondo di sviluppo e coesione, più 1,2 miliardi di fondi regionali. Il totale è quasi 5 miliardi di fondi in sei anni. Possiamo davvero pensare di programmarli senza una strategia condivisa?».

Spesa senza visione, quindi.

«Per carità, vanno pure bene le indicazioni che in quel documento ci fornisce la giunta Pittella: usare i fondi europei per una regione che rompe l’isolamento. Ma come deve accadere?».

In questo tempo ristretto, ammesso che basti, su cosa dovreste ragionare?

«Su come usare gli strumenti europei di spesa. I CLLD, per esempio, destinati allo sviluppo locale partecipativo: che ne facciamo? Ancora, sulle aree interne, uno dei grandi temi del tavolo di parternariato, la Basilicata potrebbe giocare una partita importante».

La Basilicata è regione di aree interne.

«Proprio per questo potremmo, per esempio, battagliare per istituire in Basilicata l’agenzia europea per le aree interne. In Europa ci sono 40 agenzie (gli organismi indipendenti di consulenza agli stati membri, ndr). Ma quella sulle aree interne ancora non c’è».

Lanciata la proposta, come arrivano condivisione e mobilitazione?

«Ecco, è questo uno dei punti. C’è una debolezza propositiva di società e associazioni. Non possiamo pensare di attuare un nuovo protagonismo rivendicando Scanzano, non può essere solo la memoria di quella mobilitazione a darci l’indirizzo della proposta. Mi spaventa l’omologazione che intravedo tra società e politica».

La politica dove o come deve proporsi?

«Abbiamo bisogno di maggiore protagonismo dei lucani  sui tavoli romani. Colpa anche di una debolezza forte delle regioni. La Basilicata, per esempio, rispetto ai fondi PON ha accettato di contribuire con il massimo della percentuale ammessa di fondi propri».

Quanta debolezza è ancora tutta a Sud?

«Tutta la trattativa sull’accordo di partenariato 2014-2020 ha visto protagoniste Emilia Romagna e Toscana, con un naturale spostamento degli interessi sull’asse centro-nord.  Al tavolo avviato tempo fa da Barca, per esempio, delle tre aree tematiche di riferimento - città, aree interne e Mezzogiorno - l’unico tavolo che non si è riunito è quello sul Mezzogiorno».

Questo è il contesto in cui programmare i fondi europei entro il 20 luglio.

«A livello centrale si stanno decidendo investimenti per 55 miliardi di euro nei settori di sviluppo e coesione e infrastrutture. La ripartizione ha già tagliato la percentuale destinata al Sud: lo stanno decidendo al Cipe, in questi giorni. Noi con quali proposte siamo lì?».

Dovendo indicare una strada da battere prima di altre?

«Penso al sistema dell’istruzione e della formazione e lavoro: in questo settore, che per la Basilicata è decisivo, c’è in atto un vero esproprio nei confronti delle Regioni. Dobbiamo alzare il confronto con il Governo, o non ce la facciamo. E in tutto questo, davvero, senza dibattito, il ruolo del consiglio regionale è mortificato. Insomma, non sono queste le rivoluzioni che avremmo dovuto fare».

s.lorusso@luedi.it

 

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