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De Filippo fa chiarezza
su petrolio e royalty

Basilicata

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POTENZA - Parla l’ex presidente della Regione. Parla di questioni che evidentemente conosce molto bene. Del petrolio. Del Patto di stabilità. In fondo fino a un anno fa e per oltre 8 anni sono state le materie quotidiane con cui si è dovuto confrontare. Vito De Filippo, oggi sottosegretario alla Salute esprime le proprie opinioni.

E’ la strada giusta quella della rottura del Patto di stabilità?

«Superare il Patto di stabilità è una questione delicata sulla quale bisogna stare con grande rigore e con grande umiltà. Essendo una questione dibattuta in lungo e largo per tutto il Paese e e come è noto per tutte il nostro continente. E’ insomma materia calda per tutte le amministrazioni locali. Se a questo si aggiunge che secondo le tabelle generali, che ho più volte citato, in proporzione per  popolazione regionale la quota di Patto di stabilità per la Basilicata è quella più alta».

Cioè la più alta in termini vantaggiosi?

«Sì, se la nostra quota la si paragona tenendo conto della popolazione è la più alta».

Insomma è una partita complicata al netto dell’ottimismo di rito...

«Dico quello che vedo rispetto a una materia che per la mia esperienza conosco molto bene. Nonostante le nostre straordinarie difficoltà segnalate dal presidente Pittella non sarà semplice costruire una immediata solidarietà nazionale».

E quindi?

«In questo senso nella riunione tra Marcello Pittella e i parlamentari mi sono permesso di dire che l’unica strada realmente percorribile è quella istituzionale. La presidenza della regione deve interagire con la presidenza del Consiglio dei ministri ovviamente con il sostegno collaterale e di affiancamento di tutti i parlamentari lucani che non deve mancare. Io penso che solo mettendo una norma nazionale si può realizzare un risultato in Parlamento. Altri tipi di operazione mi pare, nel quadro di qualsiasi legittima aspirazione dei territori italiani, siano poco vincenti. Immagino che sul Patto di stabilità anche i parlamentari di altre regioni spingano per ottenere benefici per le proprie regioni».

Ma intanto Renzi con Bruxelles sta chiedendo lo stesso che chiede la Basilicata a Roma...

«E’ evidente che se  l’azione di Renzi e la sua vittoria in Europa si traducesse in un allentamento del Patto di stabilità allora il percorso intrapreso dalla Basilicata potrebbe addirittura essere facilitato. Ma fino a quando non ci saranno modifiche io penso che questa operazione si possa fare solo attraverso un’alta operazione istituzionale».

Intanto il Consiglio regionale ha approvato la legge per l’esclusione delle royalties dal Patto. Lei cosa ne pensa?

«Mi sono già permesso di segnalare per la mia esperienza tecnico - amministrativo e giuridica che si tratta di una legge sicuramente impugnabile dallo Stato. Per quanto ne so io quella è materia squisitamente di competenza della legislazione nazionale».

Quindi ci sarà l’impugnativa da parte dei livelli istituzionali romani?

«E’ molto probabile perchè a livello di Patto di stabilità sono gli Stati che assumono questi impegni a livello europeo. Ma mi rendo conto che il presidente della Regione ha prodotto una sorta di sfondamento comunicativo per riproporre in maniera forte un tema. E quindi nella riunione di ieri (lunedì ndr) io mi sono permesso di dire che la strategia secondo me ora dovrebbe essere quella di percorrere una via istituzionale».

Nei giorni scorsi si è detto che la legge di sfondamento del Patto di stabilità è molto simile alla moratoria contro le compagnie petrolifere voluta da lei quando era presidente della Regione. E’ così?

«Comprendo che la materia è caricata sempre di politica. Ma mi permetto di far notare che la moratoria approvata in Consiglio che era, come ammisi io stesso allora, altamente impugnabile di fatto nella concretezza ha ottenuto dei risultati. Perchè a me, ad oggi, o almeno fino a quando sono stato io presidente, risulta che non ci sono stati atti amministrativi che hanno autorizzato nuove ricerche o addirittura perforazione».

E perchè?

«Perchè avendo la Regione  assunto un impegno così solenne più politico che amministrativo con la moratoria è stato possibile assumere atti che hanno sempre negato quelle autorizzazioni. E non mi risulta che siano arrivati ricorsi».

Quindi si sta parlando di due cose diverse?

«Paragoni è sempre possibile farne. La moratoria ha ottenuto quei risultati. La legge approvata venerdì scorso dal Consiglio regionale ha prodotto una comunicazione forte a livello regionale e a livello nazionale ora bisogna proseguire secondo me con la metodica che mi sono permesso di suggerire».

Sempre per l’esperienza che ha maturato in passato in particolare all’interno della Conferenza Stato - Regioni, crede che la Basilicata possa partendo da questa azione creare una alleanza regionale?

«Si crea un’alleanza se tutte le Regioni avranno la possibilità di allentare il Patto. Perchè le difficoltà sono grandi anche per la Calabria, la Campania, il Molise, il Lazio, la Puglia. Addirittura ci sono anche difficoltà più grandi della Basilicata. Per questo mi sento di dire che se in termini tecnici l’aumento della quota del Patto per la Basilicata con la nettizzazione delle royalties si traducesse in qualche miglioramento delle quote anche per le altre Regioni non ho dubbi che anche gli altri sarebbero favorevoli. Se così non fosse non lo so. Ma è difficile immaginare la non reazione anche delle altre Regioni. Il discorso dell’apporto in termini petroliferi che la Basilicata offre all’intero Paese è senz’altro valido ma rimane complicato quando si deve ragionare con chi ha da portare avanti le battaglie per la propria terra e quindi per le proprie regioni».

Ha parlato della necessità che la Regione sia supportata dai parlamentari lucani in questa operazione. Alla riunione c’era però, qualche assente di troppo anche nelle file del Pd stesso...

«Io ho notato che anche durante la conferenza del ministro Guidi alla Regione c’erano delle assenze. Basterebbe forse guardare, molto semplicemente, il sito web del Senato e della Camera per rendersi conto degli impegni di ciascun parlamentare. Lo dico anche per me. Io da sottosegretario alla Salute sono spesso obbligato a garantire la presenza del governo nelle Commissioni parlamentari. Immagino che anche le ultime assenze siano state motivate da impegni istituzionali. Non mi appassionano valutazioni dietrologiche. Credo solo che quando si immaginano questi incontri si potrebbe fare una maggiore operazione di concertazione. Perchè quando si fanno eccessive fughe in avanti si deve anche sapere che poi non tutti sono propensi a seguirle».

Ma non esiste in questo, per restare ai rapporti interni, anche un tema congresso regionale del Pd con una resa dei conti inevitabile?

«Quando si parla del futuro della Basilicata non dovrebbero entrare queste dinamiche. Nel passato è stato così. E’ nel congresso che si deve parlare dei problemi della Basilicata e non il contrario».

Non crede comunque che il prossimo  congresso di scontro nel Pd lucano complichi un pò tutto il quadro?

«Spero di no e spero che i piani restino distinti».

Perchè non è stato possibile il percorso della mediazione per un congresso unitario?

«Io credo che si poteva fare molto se ci fosse stata la condivisione di tutti. Mi pare di poter dire che molti dei protagonisti hanno manifestato anche pubblicamente la volontà di fare un passo indietro per favorire un processo unitario anche con la riapertura dei termini congressuali. Dall’altra lato c’è stata una parte che invece ha voluto procedere fortemente nella direzione del Congresso. Credo che siano posizioni comunque da rispettare ma che non hanno permesso di fare sintesi e che hanno obbligato a procedere con quello che c’era in campo».

E’ preoccupato ora che la polemica congressuale possa esplodere con polemiche e scontri che appaiono inevitabili?

«Per il momento mi pare che la situazione sia tranquilla. Sostenibile. C’è un dibattito congressuale normale. E non mi pare si stia uscendo fuori dal seminato».

E’ un auspicio che tutto rimanga in questi binari fino al 12 giugno?

«Sì naturalmente. Non serve la polemica accesa. Non serve a nessuno».

Un passo indietro alle questioni del petrolio. Ma che fine ha fatto il Memorandum?

«Vedo che ci sono molte iniziative legislative. Aumento delle royalties e altre ipotesi. Credo siano utili per la comunicazione pubblica ma mi permetto di dire che tecnicamente non siano strade percorribili. L’Italia è il Paese dove la tassazione sulle attività estrattive è tra le più alte del mondo. Fare un lavoro sulle royalties quindi mi pare un lavoro molto complesso. Secondo me, invece, dobbiamo restare nella logica del Memorandum e dell’articolo 16 che nella sostanza dicono: che essendoci tasse così alte e quindi incassi in termini di gettito tributario molto consistenti grazie proprio alle attività estrattive una parte di quello stesso gettito va trasferito nei territori dove si fanno quelle estrazioni. L’aumento delle royalties invece è una strada perigliosa. Complicata».

Insomma dice di rilanciarlo?

«Sto alle idee che ci sono alla base. Mi pare che ci sia la necessità di continuare a rimanere su quel tema. Onestamente io credo che non ci siano alternative. Noi abbiamo una legge e cioè l’articolo 16 e in quel contesto dobbiamo fare le migliori operazioni per portare più risorse e più vantaggi alla Basilicata».

E sul bonus carburanti?

«Anche su questo punto credo si faccia bene a scongelare le risorse. Ma credo che una applicazione stretta dell’attuale norma non serva e non produce benefici per tutti. Rimane una norma non equa. Bisognerebbe rimodulare il bonus a favore di strumenti più equi per tutti i cittadini. In questo senso mi pare che la posizione ultima assunta dalla Regione mi pare che più o meno vada in questa direttoria».

Per chiudere. Ma davvero la Basilicata rischia di soccombere se non verrà sbloccato il Patto di stabilità?

«Non so se muore la Basilicata. Ma senz’altro la condizione è molto difficile rispetto ai vincoli del Patto di stabilità. Se le cose restassero così non ci potrebbero essere pagamenti per molti mesi. Devo dire che è una situazione drammatica ma anche molto comune. Sono tante le regioni italiane che si trovano nella stessa condizioni di difficoltà».

s.santoro@luedi.it

 

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