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Congresso Pd
Ecco i magnifici tre

Basilicata

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A sentirli senza conoscerli possono sembrare tutto e il contrario di tutto. E’ una campagna congressuale inevitabilmente spostata molto sulla comunicazione. E anche sull’apparire. E sono tutti “belli”, preparati. Insomma a sentir loro sono il meglio che il Pd possa offrire per rilanciarsi. Ci mancherebbe. Ma sono tre candidature diversissime tra loro. C’è il “burbero” che preferisce le panchine pubbliche alle scrivanie. C’è quello che piace e che ha una dielattica tagliente. E c’è perfino il “comico” che somiglia al primo Francesco Nuti. Ovviamente fuori dalla campagna congressuale hanno una storia. Hanno fatto dei percorsi per arrivare a candidari alla segreteria delpiù grande e importante partito lucano. Proviamo a raccontarla. Senza alcuna tessera del tifoso.

 

ANTONIO LUONGO

E’ IL veterano della compagnia. Il 26 luglio prossimo compirà 56 anni. In controtendenza rispetto al vento renziano che soffia in tutto il Paese. E’ stato per tre volte parlamentare: dalla tredicesima alla quindicesima legislatura nazionale.

Poteva essere ancora deputato in carica se il 14 gennaio 2013 non avesse fatto un passo indietro. Quando si ritirò dalle liste  dopo essersi guadagnato il pass attraverso le parlamentarie del Pd. Luongo in realtà, allora, (poche ore prima delle decisioni della Commissione nazionale di garanzia del Pd presieduta da Luigi Berlinguer per evitare di essere messo fuori dal Partito per le regole del codice etico) rinunciò volontariamente al suo posto in lista. Antonio Luongo all’epoca dei fatti era rinviato a giudizio per corruzione nell’ambito del maxi-processo “Iena 2”. Successivamente lo stesso Luongo è stato “assolto” dalle accuse per prescrizione. Insomma ne è uscito pulito ma troppo tardi per rientrare in Parlamento.

Ad ogni modo oggi è candidato alla segreteria regionale del Partito democratico di Basilicata. In tempo di renzismo può pagare il fatto di non essere nuovo. Ma dalla sua ha l’esperienza e il bagaglio politico. E si candida come uomo della mediazione: qualità non da poco.  E’ già stato già segretario di partito nel 1993 nei Ds di Basilicata e di fatto fu uno dei fondatori del centrosinistra lucano prima e del Partito regione poi. Ma oltre a questo gli è da sempre riconosciuto il ruolo di stratega politico e di conoscitore delle dinamiche politiche in tutti i suoi risvolti. Oggi ha aggregato intorno a sè una squadra di big di prima e seconda ora: dall’amico di sempre Folino, a Bubbico, a Restaino (i due sono legati da amicizia fin dai tempi dell’adolescenza) a De Filippo fino ad arrivare a Speranza. Insomma un dream team che fino a un anno e mezzo fa gli avrebbe garantito una vittoria schiacciante contro qualsiasi avversario. Oggi no. Ma Luongo ci prova sapendo di non temere nessuno dal punto di vista dell’analisi politica. Si propone come colui che può curare il Pd lucano in questa fase drammatica.

Che accade se vince?

Che il Pd ritrova una guida politica non per forza “under” 40 - 50. Che la vecchia guardia interrompe la striscia di sconfitte partita dalle primarie del 22 settembre 2013. Che Pittella deve scendere a maggiori compromessi con la parte del Pd finora perdente. Che i vari Margiotta e Antezza e Robortella escono ridimensionati e forse bocciati. Che “renziani” non vuol dire per forza vittoria. Che il segretario sarà di Potenza.

 

LUCA BRAIA

ANAGRAFICAMENTE si pone a metà tra il veterano Luongo e il giovane Paradiso. Luca Braia ha compiuto 44 anni lo scorso 4 aprile. Insomma è un quarantenne rampante ma sembra più giovane e ha un look ricercato e fresco. Politicamente però è giovane. E’ entrato a far parte della politica che conta solo nel 2010 con le elezioni regionali. Quando nelle liste del Partito democratico  fu eletto consigliere regionale nella seconda legislatura targata De Filippo.

E ha fatto carriera in fretta una volta partito. Dopo meno di due anni dall’esordio come consigliere regionale semplice, Luca Braia, è prima stato scelto come capogruppo del Partito democratico alla Regione (in sostituzione di Vincenzo Viti nel frattempo nominato assessore) e poi nominato da De Filippo assessore alle Infrastrutture nell’ultima fase della consiliatura.

Per il codice etico del Pd però, non è stato ricandidato alle scorse regionali vinte da Marcello Pittella nonostante Braia sia stato uno dei supporter più agguerriti proprio dell’attuale governatore lucano in tutta la fase delle primarie per la scelta del candidato alla presidenza della regione (agosto e settembre 20013). Braia fu un caso nel dibattito sulla composizione delle liste ma alla fine prevalse la linea dura del Pd con nessun candidato consigliere nelle liste democratico coinvolti nelle indagini di rimborsopoli. Luca Braia è stato prima indagato e poi rinviato a giudizio nell’inchiesta sui rimborsi illeciti della Procura di Potenza.

Ed ha anche subito il “veto” dello stesso Pd su una possibile nomina da assessore nella giunta (poi diventata tutta esterna) nella prima fase dell’attuale legislatura regionale. La sua rivincita potrebbe essere una investitura popolare quale segretario regionale del Partito democratico il 12 luglio. Lui si propone come la continuazione della rivoluzione democratica. Dalla sua ha parenti importanti e relazioni nazionali importanti soprattutto con Luca Lotti. E’ il marito di una delle sorelle Antezza.

Che accade se vince?

Che i renziani lucani fanno cappotto in Basilicata. Che il partito ha un’ennessimo scossone generazionale. Che il presidente della Regione e il leader del Pd sono della stessa area politica. Che la vecchia guardia del Pd rischia di andare definitivamente in pensione tranne qualche eccezione nelle fila dei renziani dell’ultima ora. Che in Consiglio regionale ci saranno fibrillazioni democratiche già a partire da subito.

 

DINO PARADISO

HA appena compiuto 35 anni (l’11 giugno) ed è quindi il candidato più giovane alla segreteria lucana del Pd. Rappresenta l’area Civati. Ha un passato nella Sinistra giovanile di Lacorazza e Speranza. Politicamente attrezzato lo si ricorda comunque per le caratterizzazioni di Gianni Pittella e di Vincenzo Folino. Perchè Dino Paradiso è diventato famoso in Basilicata e non solo più per la propria carriera da cabarettista che da politico. E’ infatti uno dei comici apprezzati di “Made in Sud”.

Ma ha sempre unito le due cose: ha vinto diversi premi teatrali ma ha anche una laurea in Scienze politiche e si è formato artisticamente alla “Comic lab” diretta da Serena Dandini. 

Di lui scrive: «La gente ride, ma ride di se, questo faccio io, li faccio ragionare dei loro errori e delle loro strane abitudini di consumatori. Meglio se si considerassero consum-attori».

Ma non è uno che arriva alla candidatura alla segreteria regionale casualmente. E’ stato consigliere comunale ed assessore a Bernalda per due consiliature». Insomma ha fatto la “gavetta” sia politicamente che artisticamente. Ovviamente non parte con i favori del pronostico perchè oggettivamente non ha il peso specifico degli altri due candidati: è stato assessore due volte nel comune di Bernalda mentre i suoi avversari sono stati uno parlamentare e l’altro assessore regionale. E non ha alle spalle dei dream team. Può contare sul sostegno di un solo big: Piero Lacorazza. E ancora non si è capito se questo rappresenta un vantaggio in termini di voto di opinione oppure no.

Dall’altro lato la sua squadra di candidati in lista (80 rispetto ai cento degli altri due) non sono il frutto di complicatissime alchimie con tanto di “Manuale Cencelli”. Oggettivamente  il suo ruolo può diventare determinante in sede di assemblea regionale se nessuno degli altri due dovesse vincere al primo turno. Potrebbe con il proprio appoggio, se pur minotario, determinare il nome del segretario regionale. Non è una cosa da poco. Anche in prospettiva.

 

Che accade se vince?

Che in Basilicata “Davide” non batte un “Golia” ma addirittura due. Che Civati può mettere una sua  bandierina su una delle 20 regioni. Che Lacorazza ne esce rinforzato a dismisura e può decidere cosa fare da grande senza pensare agli equilibri tra ex diessini. Che si conferma la regola: non vince il più forte ma quello che va contro i forti. Che basta essere percepiti come “nuovi” per ribaltare i pronostici. Che il Pd lucano diventerebbe un’altra cosa. Cosa? Non si sa.

 

s.santoro@luedi.it

 

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