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Pd, Magorno accusa i consiglieri regionali del suo partito
«Trasversalismo con la Stasi per rinviare le elezioni»

Calabria

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CATANZARO – «C’è un accordo bipartisan per votare fra circa un anno, l’ho capito da tempo e mi opporrò con ogni mezzo. Io ho il sospetto che ci sia una regia verso un trasversalismo con la Stasi». E’ un Ernesto Magorno scatenato quello che ieri ha chiuso un convegno molto affollato, organizzato nel capoluogo dal consigliere regionale Enzo Ciconte. A chi ha voluto affidare la paternità del sospetto del presunto inciucio il segretario regionale del Pd? Non si sa. A Nicola Adamo? A Sandro Principe? A tutto il gruppo Pd? All’intero centrosinistra? E’ un Magorno, quello ascoltato ieri sera, che ha ripercorso tutta la sua esperienza renziana, l’elezione a segretario, il vissuto, l’arrivo di Renzi due volte in Calabria «per indicarci la strada del rinnovamento», la volontà di rivoltare il terreno affondando l’aratro. Ma anche le difficoltà che ha incontrato e che incontra. Ha tuonato: «Meno vado a casa se non passa l’idea nuova di un Pd che va costruito perché in Calabria ancora non c’è». Di più: «Io non sono candidato alla presidenza della Regione, io non sono e non sarò il segretario della restaurazione, cercatevene un altro se non dovesse essere così. Scegliamo insieme energie e competenze nuove». Poi un endorsement a Massimo Canale: «Io sono figlio e frutto delle primarie, ma nelle primarie di coalizione il Pd deve portare un nome unitario. Di concerto con Roma proponiamo Canale che non ha addosso nessun cartellino. Ci vuole buon senso».

Alle perplessità di Magorno è seguita la replica dei consiglieri regionali del Pd che, in una nota, hanno evidenziato il lavoro svolto in questi anni. Da qui la richiesta formale «ancora una volta, alla vice presidente Stasi di avviare con urgenza le procedure per emettere il decreto che indice le elezioni regionali nel prossimo autunno. Allo stesso modo, chiediamo al Governo Renzi di vigilare e di esercitare un’azione di coordinamento, affinchè le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale  e quelle per il rinnovo del Consiglio Comunale di Reggio Calabria, si svolgano nella stessa data e, comunque, entro il mese di novembre».

Nessun riferimento diretto alle affermazioni di Magorno ma anche nessuna intenzione di dimettersi: «La indizione delle elezioni, peraltro, eviterebbe il perpetuarsi di inutili e stucchevoli polemiche sulla questione riguardante le dimissioni dei Consiglieri regionale. Del resto, osservando le vicende parlamentari italiane nel 1992, nel 1994 e nel 2006 - affermano i consiglieri del Pd - emerge che  lo scioglimento del Parlamento e la indizione di elezioni anticipate non ha fatto mai registrare la richiesta di dimissioni dei deputati. Ciò in quanto costituzionalmente le assemblee legislative rimangono in carica sino all’insediamento dei nuovi eletti per l’esame di eventuali provvedimenti indifferibili ed urgenti».

Tornando a Magorno la sua giornata ha avuto un prologo a Lamezia Terme dove ha riunito i maggiorenti della sua area per farsi confermare la candidatura “Canale” perché domani va a riferire a Lorenzo Guerini lo stato dell’arte. Più che numeri consolidati porterà una sorta di malleva che recita: «La candidatura Canale è senza alcun dubbio la candidatura che può unire il Pd e portarlo alla vittoria. Noi ne siamo convinti sin dal primo momento e la sosteniamo con sempre maggiore convinzione, anche d’intesa con la segreteria nazionale del partito, che su Canale intende spendersi per l’unità del Pd calabrese. Attendiamo che le altre componenti del partito ci facciano conoscere le loro determinazioni, nella consapevolezza che vengono prima di tutto gli interessi della Calabria che guarda con molta attenzione al Pd per il governo della regione». 

La citata nota è stata licenziata a valle della riunione. Chi c’era? Il Quotidiano ha interpellato un partecipante che ha risposto: «C’era l’essenziale». Il linguaggio della semantica. Un secondo partecipante ha raccontato di un qui pro quo tra Magorno e il segretario provinciale di Catanzaro Enzo Bruno a cui avrebbe chiesto conto del pacchetto dei voti dei catanzaresi e l’interrogato avrebbe risposto con un’altra domanda. La guerra dei nervi continua. L’assenza del ministro Andrea Orlando al convegno organizzato da Mario Oliverio a Cosenza è stata commentata dai renziani come una presa di distanza da Oliverio che nel frattempo non si è spostato di una virgola; in realtà il Guardasigilli è stato trattenuto a Roma dalla vicenda del sottosegretario Ferri. Paradossalmente la linea Magorno è ostacolata non tanto e non solo dalla cocciutaggine dello schieramento Oliverio. Settori renziani hanno dubbi. Infatti ieri c’è stata qualche resistenza a far licenziare quel testo. Intanto le scadenze si avvicinano e non si possono eludere per il combinato disposto dello statuto e del pronunciamento dell’assemblea regionale che prevede le primarie. Quindi, si torna al punto di partenza. Se Oliverio non si ritira, le primarie in competizione si faranno. Da Roma le notizie giungono soffuse e a intermittenza. Alfredo D’Attorre e Matteo Orfini hanno lavorato e lavorano perché passi la candidatura di Canale. E Roberto Speranza? Sempre ieri a Lamezia si sono riuniti i futuri partner del Pd; ovvero: Psi, Sel, Idv, Api, Centro democratico, Autonomia e diritti, L’altra sinistra. Hanno deciso di chiedere un incontro urgente al segretario regionale del Pd per affrontare e definire con chiarezza alcuni punti fondamentali.

 

 

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