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Indagati verso il congresso Pd
I candidati e la questione giudiziaria

Basilicata

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POTENZA - Innanzitutto c’è lui, Luca Braia, che aspira al ruolo di segretario regionale del Pd, ma a maggio è stato rinviato a giudizio e il 31 ottobre dovrà comparire in Tribunale per l’inizio del dibattimento sulla “rimborsopoli”. Assieme all’uscente Vito De Filippo, che è anche sottosegretario alla Sanità, al governatore Marcello Pittella e a 4 consiglieri in carica. Ma nelle liste dei candidati all’assemblea regionale non è l’unico ad avere problemi con la giustizia. D’altronde è il regolamento che lo consente. Così leggendole capita di scorgere nomi già noti alle cronache dei Tribunali. E in qualche caso anche abbastanza recenti.

C’è anche l’ex sindaco di Latronico Franco Mastropierro, nella lista dell’ex assessore Braia. Perdipiù in posizione sicura, al diciassettesimo posto, dove l’elezione a meno di sorprese dovrebbe essere assicurata.

Mastropierro, un tempo “enfant prodige” della politica locale e “delfino” - per un po’ - del più potente concittadino, l’ex assessore regionale all’agricoltura Egidio Mitidieri, nel 2002 era approdato anche ad Acquedotto lucano spa come vice di Vincenzo Santochirico, poi passato in consiglio regionale lasciandogli le redini per un mese della struttura. Ma 3 anni fa è finito in carcere nell’ambito dell’inchiesta “Domino” della procura di Lagonegro su due progetti di centrale a biomassa, uno a Teana e uno a Tricarico, che in realtà avrebbero bruciato soltanto tasse. Di fatto è tuttora a processo davanti al gup con l’accusa di essere stato il “dominus” di un’associazione a delinquere  che tra il 2006 e il 2009 avrebbe fatto “sparire” 20 milioni di euro di imponibile grazie a uno strano giro di forniture. «Se c’è Mastropierro è una certezza». Era il ritornello tra gli indagati. Poi qualcuno deve averlo riferito anche a Braia.

Più modesto il ruolo nell’inchiesta Totalgate di Nicola Montesano, al quattordicesimo posto nella lista di Dino Paradiso. L’imprenditore di Policoro è finito ai domiciliari nel 2008 per due settimane, con l’accusa di essere stato l’anello di congiunzione tra l’allora deputato Salvatore Margiotta e l’imprenditore Franco Ferrara, disposto a tutto per aggiudicarsi i lavori di preparazione del sito dove sorgerà il nuovo centro oli Tempa Rossa.

Ora Montesano deve affrontare un processo per corruzione, perché secondo l’accusa avrebbe aiutato Ferrara a vincere la gara in quanto interessato a un altro appalto, quello «relativo al trattamento e allo smaltimento dei fanghi di perforazione petrolifera» per le sue imprese. Anche se lui dichiara che alla gara per i fanghi non ha mai nemmeno partecipato.

Intanto Margiotta, che sostiene Braia, è stato assolto dal gup, e proprio giovedì attende la decisione della Corte d’appello sul ricorso della Procura.

C’è da giurarci che in caso di conferma della decisione di primo grado affronteranno entrambi le ultime ore di campagna elettorale con una marcia in più.

 

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