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Primo consiglio comunale e prove di numeri
Il Pd sceglie il capogruppo, coalizione compatta

Basilicata

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POTENZA - Va bene, la convergenza. Ma non subito, non nella seduta di oggi, la prima del nuovo consiglio comunale di Potenza. Perché oggi - come nella seconda votazione -  per eleggere il presidente del consiglio servirebbero i tre quarti dei voti dell’aula. Per portare Luigi Petrone sullo scranno più alto dell’ufficio di presidenza sarebbe determinante il voto del centrodestra.

Il sindaco Dario De Luca non ha nascosto di aver piacere a ritrovare il rivale del ballottaggio alla guida del consiglio comunale, in una posizione che è quella di massima garanzia. Ma il centrosinistra non ha alcuna intenzione di lasciare trapelare un messaggio che sappia di resa agli avversari: «Nessun inciucio», tuonavano alcuni consiglieri nei giorni scorsi. Posizione rafforzata dopo la presentazione della giunta del sindaco De Luca. In esecutivo ci sono dirigenti di Fratelli d’Italia e esponenti forti del centrodestra, come il vicesindaco Dino Bellettieri o l’assessore all’Ambiente, Pasquale Pepe. Poco importa che De Luca abbia spiegato più volte come il ruolo di giunta li obbligherà a spogliarsi del marchio di partito. Il Pd, il centrosinistra in generale, ha letto la scelta come un muro innalzato rispetto alla proposta di collaborazione per il bene della città, inviata fin dall’insediamento. «Decisione inopportuna, sia per numero che per profilo politico degli assessori».

Così, l’irrigidirsi delle posizioni in aula - noi di qui, voi di lì - potrebbe avere una continuità anche nella prima seduta di consiglio comunale (e forse nelle successive).

Il centrosinistra ha scelto di convergere sull’avvocato che ha guidato la coalizione in campagna elettorale. Ma perché l’elezione non abbia il profilo dell’accordo con il centrodestra, la coalizione potrebbe scegliere di risolvere le prime due votazioni (quelle in cui è necessario il quorum dei tre quarti) proponendo una scheda bianca, annullando il voto. Solo dalla terza votazione (che può avvenire già cinque giorni dopo la prima chiamata) il minimo di voti necessario per eleggere il presidente del consiglio sarà pari ai due terzi dell’aula. Una cifra che il centrosinistra raggiunge senza grandi margini e solo grazie all’adesione dei gruppi di Potenza Condivisa e Realtà Italia, guidati da Roberto Falotico, da qualche tempo riavvicinatosi a casa democratica.

È una questione di cifre risicate, quella dell’elezione del presidente del consiglio. E di tenuta del centrosinistra. Che è maggioranza in aula ma non al governo della città. Il centrodestra, dal canto suo, in consiglio - salvo molti malpancisti nello schieramento opposto - non avrebbe i numeri per la designazione dell’ufficio di presidenza, neanche con il quorum meno rigido.

Superati gli adempimenti formali, la prima seduta di consiglio sarà utile a capire il clima che segnerà queste prime settimane di legislatura. Anche rispetto alle dinamiche interne di ciascuno schieramento. Il centrosinistra dovrà dimostrare di reggere l’equilibrio, anche con il Pd in piena fase congressuale e di battaglia interna. A livello comunale i democratici sembrano aver trovato un’intesa complessiva. «Clima positivo e buono», spiegano. E in questo clima lavorano agli organigrammi. Bisogna scegliere il capogruppo: in lizza l’uscente Gianpaolo Carretta e il segretario cittadino Giampiero Iudicello. La riflessione è in corso. Oggi, però, toccherà al secondo presiedere la seduta inaugurale: con il maggior numero di voti raccolti in assoluto è tecnicamente il consigliere anziano.

 

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