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Luongo, Braia e Paradiso
Un confronto che non morde

Basilicata

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AVIGLIANO - Un decano della politica, ex comunista e fondatore del centrosinsitra lucano; un ex assessore regionale, anche lui di provenienza Fgci, che si candida a interpretare il renzismo in chiave locale; un laureato,  di professione fa il cabarettista, che nonostante la giovane età fa vita di partito da quando aveva quindici anni, e che ora rappresenta l’area civatiana. Antonio Luongo, Luca Braia e Dino Paradiso: tre profili diversissimi, in corsa per la segreteria regionale del Partito democratico lucano. Per la prima volta a confronto, ieri, nell’iniziativa organizzata dal circolo di Avigliano. Toni pacati e niente colpi a sorpresa. Se ci sono, le guerre congressuali, si combattono dietro le quinte. Non al tavolo dei candidati in campo, dove la discussione non va mai oltre i toni di un sereno confronto. L’analista di partito, Gabriele Di Mauro, ricorda che possono votare tesserati e non. Ma in sala di gente estranea al Pd ce n’è poca.

Non c’è dubbio: Antonio Luongo, per l’esperienza maturata, è quello con la visione più lucida su dinamiche, mutamenti, vita  e crisi del partito. Guai però a parlare di restaurazione, nel caso di una sua eventuale elezione. «Solo un cretino può pensare questo. Sono stato segretario già nel ‘93. Posso a pieno titolo rivendicare di possedere il database del rinnovamento». La crisi del Pd, è presto, (o quasi)  detto: «La nostra rimane l’unica grande organizzazione partitica democratica a cui fa riferimento un fetta sempre maggiore dell’elettorato. E la classe dirigente ha grosse difficoltà a gestire queste diversità». Certo, «non possiamo nasconderci una certa inadeguatezza». E poi, anche la circostanza che una volta la guerra interna tra ex Ds e Margherita si giocavano anche su un fronte di appartenenza, a differenza di quello che accade adesso.

Dà dell’ottimista a chi parla di unità. Più che altro - aggiunge lui - «mi accontenterei di tenerlo insieme». Tutt’altro pensiero rispetto a Luca Braia, che invece mette davanti a tutto proprio la «rinnovata unità» del partito. Esalta il miracolo di Renzi e, se non addita, quanto meno rimprovera la classe dirigente del Partito democratico di non riuscire più a rappresentare le nuove istanze che arrivano dalla società. «Un partito inclusivo, aperto». E, soprattutto, «in grado di superare le conflittualità interne». Preferisce non parlare di «rivoluzione». Non perché non riconosca la «portata innovativa» della proposta di Pittella. «Che, anzi andrebbe maggiormente supportata con un appoggio leale». Ma perché «tutto è relativo. «Il termine di paragone è l’immobilismo, allora “rivoluzione” è il termine esatto. Ma nel contesto dinamico che immagino io, la rivoluzione è la normalità». Alla domanda su quale posizione assumerebbe rispetto alla Giunta regionale se  fosse segretario: «Non è un mistero, non l’ho mai nascosto. Non sono mai stato particolarmente favorevole a una Giunta di esterni». E poi, così come fatto nei giorni passati, torna ad assicurare: «Non mi interessa fare altro. Aspiro a essere il segretario di questo partito. E penso che si finito il tempo di candidature decise a tavolino di qualcuno per qualche incarico. Soprattutto questo non può più essere il luogo della conta».

Usa un linguaggio lontano da ogni politichese il più giovane dei candidati, quello dell’area civitiana, Dino Paradiso. Che però precisa: «Frequento il partito da quando avevo 15 anni. E non sono proprio un neofita, visto che sono stato già amministratore a Bernalda».

 A confronto con i due più navigati avversari, non si improvvisa politicante di mestiere. Parla di valori, scelte fatte sulla base dei “sentimenti”. Racconta quanto sia stato difficile raccogliere le firme necessarie per la sua candidatura. E a chi gli chiede il classico “ma chi te l’ha fatta fare”, risponde: «L’amore per questa terra». Parla dell’appoggi di Lacorazza che dà una forza diversa alla sua battaglia. Ma ammette anche : «I miei sono piccoli numeri, sicuramente non in grado di nuocere né alla vittoria di uno, né dell’altro». Il Pd che vorrebbe incarnare è partito più rappresentativo. Maggiormente espressione della voce della base, ma anche più aperto ai partiti d’area.

 m.labanca@luedi.it

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