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Il centrosinistra snobba i voti della destra
e rinvia l’elezione di Petrone presidente

Basilicata

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POTENZA - «Magari la sospensione servirà per concertare insieme», magari. Ma il suggerimento di Francesco Fanelli (FI) è rimasto lì, un richiamo politico, forse neanche un auspicio. Quella che è arrivata dopo la richiesta di sospensione avanzata da Sergio Potenza (Popolari uniti), prima di procedere alla votazione del presidente del consiglio comunale del capoluogo, è stata una vera e propria riunione di maggioranza: centrosinistra compatto attorno al tavolo, a ribadire che sì, Luigi Petrone sarà eletto sullo scranno più alto della presidenza, ma solo quando i voti del centrodestra non saranno determinanti.

La seduta di ieri, a via Nazario Sauro, è andata avanti tra rito e aspettative, un po’ emozione da primo giorno, un po’ strategie tra schieramenti.

Il sindaco Dario De Luca ha giurato sulla Costituzione, tra l’applauso di buon augurio, qualche intoppo all’impianto audio e la voce di Giampiero Iudicello (Pd) che scadenzava l’andamento della seduta. In giacca e cravatta («ma sei davvero tu?», sorridevano gli amici) ha presieduto la prima «adunanza pubblica» dell’era De Luca. Il segretario del Pd cittadino è il più votato in assoluto, per questo consigliere «anziano»: coordinerà i lavori del consiglio comunale fino alla nomina del presidente dell’aula.

Ed è questo il punto politico che racchiude diversi nodi presenti in consiglio a Potenza. Il centrosinistra ha trovato in generale una certa compattezza. Sosterrà Luigi Petrone come presidente del consiglio, ma per le prime due votazioni la consegna è scheda bianca. Il regolamento richiede i tre quarti dell’aula come soglia d’elezione nei primi due tentativi. Il centrosinistra da solo non può farcela. Aspetterà il terzo giro, quando basteranno i due terzi del consiglio, cifra che lo schieramento raggiunge, seppur senza grandi margini.

Nel frattempo, il centrodestra continuerà a votare in solitaria Petrone (ieri l’avvocato ha ottenuto gli 8 voti dei presenti), sottolineando un forte disappunto. «Auspichiamo una minore ostentazione di tatticismo  - ha scritto il consigliere Antonio Vigilante (Per la città) - . Se queste sono le premesse, cosa dobbiamo aspettarci dal centrosinistra nei prossimi mesi?». Franco Morlino (PpI) ha poi fatto notare quanto Petrone sia «figura di garanzia» anche per il centrodestra. Perché tirare la corda?

Eccolo il paradosso dell’aula potentina: la maggioranza in consiglio (del centrosinistra) non è quella che sta al governo (De Luca è sostenuto da uno schieramento tra centrodestra e società civile). Ogni provvedimento sarà una delicata questione numerica.

Una delle prossime prove sarà quella del bilancio. Ieri il punto era all’ordine del giorno per impegno formale, rinviato per consentire «una giusta valutazione degli atti», ha spiegato Gianpaolo Carretta (Pd) nel chiederne lo slittamento. Contrari al rinvio FI, Liberiamo la città e M5S: «È che forse dovremmo uscire da questa seduta con un segnale ai cittadini», ha detto Savino Giannizzari (M5S). L’applauso è arrivato dalla platea, ma non ha cambiato il corso delle cose.

Di bilancio si discuterà più in là, dopo la definizione degli assetti nelle commissioni consiliari. Magari in quell’occasione si discuterà anche di città. «Riteniamo importante che De Luca illustri al consiglio comunale quali siano le sue linee programmatiche per la città - ha scritto in serata Carretta - per aprire un confronto di merito su tutte le questioni strategiche, comunque nel rispetto della evidente differenziazione politico-progettuale già evidenziatasi alle scorse elezioni. Siamo sicuri che il sindaco e le forze che lo appoggiano non si sottrarranno a questo confronto per il bene della città». Vorrebbero - dice - accadesse in consiglio. Tant’è.  

s.lorusso@luedi.it

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