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«Rivoluzione mancata? Fatemela compiere»
Il governatore Pittella replica a Folino

Basilicata

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LE PAROLE hanno un senso ben preciso, e vanno usate quando servono. Le parole hanno un tempo e quando vengono dilatate, smontate e abusate perdono la loro capacità espressiva, rischiano di sembrare addirittura grottesche.

Rivoluzione.

Quando mi sono candidato alle primarie prima, e alla presidenza poi, si respirava in regione e nel partito un’ariadi contrasto sotteso, di immobilismo diffuso che durava da troppi anni.

La mia candidatura ha rappresentato un fuoripista, un modo diverso di far andare le cose, rompendo quei piani che qualche grande stratega aveva predisposto, come negli ultimi vent’anni, avendo già incasellato tutto e tutti in un disegno ben preciso.

Magari quegli stessi strateghi che oggi dichiarano mancata la mia, di rivoluzione, prima di essere compiuta.

Quelli a cui prima di me toccava una rivoluzione, una ribellione, e hanno preferito la resa. Quelli che governano venti anni ma i fallimenti sono sempre ascrivibili agli altri. Quelli che gli arroganti e gli approssimativi sono stati sempre gli altri, anche quando si era tra questi “altri”. Quelli dal brutto carattere, anche quando è fuori moda, inadeguato ai tempi. Quelli del dito puntato, ma mai per indicare se stessi.

Ma torno alla rivoluzione. E’ vero, ho scelto quella parola per rappresentare la mia battaglia, l’ho urlata nelle piazze e ci hanno fatto titoli i giornali. E’ stata la parola forse più usata per i mesi anche successivi alla mia elezione. E per me, una rivoluzione, lo è stata. Nell’approccio con il partito, con gli elettori, con i quali ho provato a costruire un nuovo ragionamento.

Provo a ricordare, per primo a me stesso, il percorso di questi primi mesi di presidenza.

Scelte consumate in poche ore per evitare stalli, sicuramente perfettibili ma capaci di toglierci dalla palude, dall’impossibilità di fare sintesi in un partito spaccato dalle elezioni.

Poi, l’apertura a nuove modalità di comunicazione. La scelta di non nascondersi mai, con la stampa, con i cittadini, con i colleghi politici. Ho risposto sui social a migliaia di domande. Non mi sono sottratto a confronti pubblici, a manifestazioni di protesta, a richieste di appuntamenti, momenti di ascolto e di condivisione.

Ancora, un percorso deciso verso quelle riforme attese da troppo tempo. Alsia, Arpab, Consorzi di bonifica, Arbea, e a breve legge 33 sulla formazione, legge sul reddito minimo.

Infine, ho deciso irrevocabilmente da che parte stare. Dalla parte dei cittadini, specialmente degli ultimi e dei penultimi. E, per loro, sono disposto ad alienarmi le simpatie di Governo, Europa, partito, multinazionali. E’ e sarà così per le vicende legate al petrolio e al patto di stabilità.

Ci sono tanti limiti che hanno frenato e che freneranno la mia spinta al cambiamento. Lo sappiamo tutti e sappiamo quali sono. Limiti oggettivi, che non devono essere perdonati, ma compresi. Limiti strutturali, di conoscenza, di territorio, di tempo, di crisi, di equilibri.

Ma se mi avete conosciuto un po’, sapete che sono pronto a superarli, quei limiti. Come mai era stato fatto finora. Sarò sempre pronto a mollare i compromessi e fare le scelte che ritengo migliori. Farlo con la rapidità che il tempo nuovo richiede.

Sennò si muore.

Un’ultima confessione. Non ritengo di aver fatto nulla di eccezionale in questi ultimi mesi. Non sono Mandrake, come pensa qualcuno. Sapevo che in così poco tempo non sarebbe stato possibile avviare compiutamente lavoro e sviluppo e far avverare i desideri dei lucani tutti assieme. Quello che ho provato a fare è restituire speranza e fiducia in una terra e in una classe politica.

La mia Rivoluzione, diciamolo, altro non è stata che un tentativo di ritorno alla normalità.

 

 

 

 

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