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Falotico spiega a Giuzio
la “passione finita” per Pittella

Basilicata

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POTENZA - Non ci ha messo tempo Roberto Falotico a replicare al doloroso sfogo del consigliere Vito Giuzio. L’accusa di quest’ultimo all’ex assessore regionale è pesante: tradimento,  per aver scelto di sostenere Antonio Lungo e non Luca Braia al congresso regionale del partito. Nonostante il consigliere gli abbia garantito ampio appoggio alle ultime amministrative, anche a costo di mettersi contro tutto il Pd. E’ molto amareggiato Giuzio. A lui, con una lettera, seppure in alcuni passaggi molto criptica,  Falotico risponde: «Nessuno sterile sentimento di rivalsa». L’ex assessore replica  a Giuzio, ma molte cose le manda a dire anche al presidente Pittella. A partire dalle prime riche. In cui Falotico spiega che quella delusione che Giuzio dice di provare oggi per un percorso interrotto, è la stessa che lui avverte da due mesi. Ovvero da quelle elezioni comunali in cui evidentemente anche Falotico si è sentito, a sua volta, tradito dal governatore. Un sentimento che «ho provato, in maniera lancinante, in questi due mesi e ogni mattina mi alzavo chiedendomi se la ragione politica può arrivare a ingoiare amicizie e progetti comuni». Dalla  lettera emerge tutta la disillusione per il fallimento di quella rivoluzione che doveva sconfiggere il metodo della mediazione correntizia, «che, invece, è stata reintrodotta». Insomma, sembra proprio che Falotico voglia concludere: “espugnata” la Regione, la “rivoluzione” ha smarrito la sua portata innovativa. Parla di «stop al processo di rinnovamento della classe dirigente attraverso la rottura traumatica di schemi ed alleanze e l’apertura di porte e finestre alla società civile che chiedeva presenza e partecipazione». E venendo alla situazione attuale, l’ex assessore regionale ribadisce: il suo riposizionamento non è frutto di logiche di rivalsa,  personalismi o individualismi. Ma di considerazioni squisitamente politiche. Il risultato di scelte assunte sulla base della ragione, che conduce a questa conclusione: «Il rinnovamento oggi è legato unicamente all’azione congiunta di due soggetti diversi: da una parte il Presidente della Regione che deve esprimere con piena autorevolezza il suo ruolo di protagonista della rinascita lucana, dall’altro un partito che deve esprimere il massimo di unità intorno alle Istituzioni, sedando conflitti, bloccando personalismi e soprattutto assicurando lealtà al Governo regionale». Insomma, se la fase è cambiata, c’è bisogno di puntare su chi possa garantire «stabilità alla Basilicata».  Da qui «la mia scelta, condivisa da molti amici - scrive Falotico - di privilegiare una persona cui tutti riconoscono una sperimentata capacità di mediazione, la sola oggi in grado di mettere l’intero partito ed il suo gruppo regionale in sintonia con le esigenze di unità e compattezza che la situazione richiede». Ovvero, Antonio Luongo. E avverte: fuori da questa opportunità, si rischia di costruire uno scenario da «muro contro muro», «i cui riflessi negativi sono facilmente immaginabili all’interno della stessa maggioranza che sostiene il Governo regionale». Infine, è lui stesso a dirlo: «Passata la passione, rimane la ragione. E questa, per me, va in direzione di una concordia generale che costruisce, passo dopo passo, le condizioni di agibilità politica di un Governo regionale chiamato a compiti di vitale importanza per la comunità regionale».

m.labanca@luedi.it

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