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A Tito i “diversamente renziani”
a sostegno della candidatura di Luongo

Basilicata

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VOLENDO scomodare protagonisti illustri della storia italiana, è il “doppio binario” di Togliatti la metafora che fa più al caso di Roberto Speranza. Non più solo capogruppo alla Camera, ma, da qualche mese,  anche leader della nuova corrente di minoranza Pd, “Area riformista”, il giovane politico lucano si sta spostando sul terreno politico con un doppio passo che potrebbe definirsi quantomeno ambiguo.

Fa il “diversamente” renziano a Roma, ma  al congresso lucano sta con il più dalemiano che ci sia, il candidato Antonio Luongo. Una doppia posizione, quella dall’ex segretario regionale, più divergente di quello che si possa pensare. Perché se è vero che Area riformista raccoglie proprio ex dalemiani e bersaniani, dalla recente convention di Massa Marittima, il movimento ha dato il definitivo addio ai “padri” politici.  “Basta con D’Alema e Bersani, siamo diversamente renziani”, titolava l’articolo di Repubblica che ne dava cronaca,  qualche settimana fa.

In una ricostruzione giornalistica che attribuisce proprio a Speranza il “parricidio” dell’ex segretario che lo aveva voluto per la prima volta a Roma, nella riunione che aveva proceduto la sfiducia a Letta. 

Scegliendo Renzi, a differenza di quello che avrebbe voluto Bersani. Forse anche  per difendere il suo prestigioso incarico alla Camera, che evidentemente sarebbe stato a rischio in caso di opposizione interna al premier. Guidando in prima persona  la transizione   dai non renziani,  ai “diversamente renziani”. Un avvicinamento alla linea del Governo di cui, però, in Basilicata non c’è traccia. Anzi. Al capogruppo, guai a parlare di renzismo lucano. Oltrepassati i confini regionali, Speranza torna a indossare la vecchia casacca. E per il congresso regionale sceglie di sostenere il candidato più vicino a quei “padri” politici ai quali lui e la sua area hanno dato il benservito.

marlab

m.labanca@luedi.it

 

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