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Meglio "buon governo" che rivoluzione
«Pittella, non temere. Qui c’è gente che vuole aiutarti»

Basilicata

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POTENZA - Tutto secondo copione. Al centro Cecilia di Tito c’è tutta l’area politica che sostiene Luongo nella corsa alla segreteria regionale del Partito democratico di Basilicata. In attesa delle Primarie aperte di domani, ieri sera il capogruppo del Pd alla Camera dei deputati, Roberto Speranza ha di fatto chiuso la campagna congressuale che vede Antonio Luongo candidato contro Luca Braia e Dino Paradiso.

L’incontro è stato voluto in primis da Antonello Molinari e dallo stesso Roberto Speranza per lanciare messaggi distensivi nelle ultime ore prima della scelta popolare per la leadership del Pd lucano.

Tanti gli spunti. Ovviamente si può dire che nasce ufficialmente la corrente Speranza - Molinari in Basilicata ma c’è molto altro. Innanzitutto c’è da registrare il “ritorno” del leone Luongo. Erano anni che (è uno dei fondatori del centrosinistra di Basilicata, targato 1993) non mostrava tutto il suo talento politico. Non che fosse mai andato in pensione ma forse lo stare troppo dietro il palcoscenico lo aveva un pò arrugginito.

Ieri invece, Antonio Luongo ha mostrato tutto il repertorio: ironia, capacità profondissima di analisi politica, pragmatismo e anche capacità di entusiasmare la platea. Comunque vada il congresso, il Pd ha riacquistato una mente lucidissima che non può che essere utile ancora.

Detto questo è stata la serata di Speranza per Luongo. Il capogruppo del Pd alla Camera dei deputati è arrivato con il Cecilia già pieno. Insieme a lui altri big che sostengono il suo stesso candidato: Vincenzo Folino, Erminio Restaino, Vito Santarsiero, Gennaro Straziuso, Giampiero Iudicello, Pasquina Bona e altri.

Ha introdotto la serata proprio Iudicello che rivolgendosi direttamente a Braia ha detto: «Il rinnovamento sta anche da questo lato». Poi Paquina Bona che tra le altre cose ha chiesto: «Non mandiamo al macero anni e anni di tempo e lavoro che sono serviti per la costruzione del Pd».

La parola è quindi passata a Speranza che ha parlato della necessità di ritrovare l’unità del partito. E in tal senso le parole del capogruppo non sono state quasi mai di rottura. Anzi. Ha voluto chiudere con «un abbraccio al mio amico fraterno Piero Lacorazza. Sono più che certo che dopo questo congresso duro, ci ritroveremo insieme». Ma le rassicurazione più “forti” sono state rivolte al presidente della giunta regionale, Marcello Pittella che è dall’altro lato del congresso e cioè su Luca Braia.

Speranza in tal senso ha dichiarato: «Aiutare la Basilicata significa aiutare Marcello Pittella. Dico al presidente della Regione di non temerci: qui c’è gente che vuole aiutarti».

E quindi sulle questioni congressuali ha spiegato: «Non mi piacciono le categorie: renziani - non renziani. L’Italia alle europee ha dato fiducia a tutto il Pd». Insomma un discorso, quello di Speranza, teso a responsabilizzare che prosegue: «Dobbiamo fare in modo che Luongo diventi il segretario del Pd. E’ l’unico che possa garantire unità». E quindi ancora: «Non mi appassiona nemmeno la parola rivoluzione. Quella la lascio ai libri di storia. Per me la parola pià riformista è “Buon governo”». E per concludere ha sottolineato: «Siamo in pochi. Alla Camera su 630 deputati ci sono sei lucani. Non possiamo dividerci. Per difendere la Basilicata dobbiamo essere uniti. E penso che Antonio possa essere il simbolo di un partito collettivo contro le rotture che ci sono stati in questi ultimi mesi. Abbiamo bisogno di aprire un tempo nuovo e solo Luongo può aiutarci a farlo».

C’è stato quindi il discorso di Antonello Molinari che ha fatto la cronaca degli ultimi mesi del Pd incrociando le questioni nazionali e locali. Molinari quindi ha chiarito il proprio pensiero sul congresso: «E’ nato male e rischia di finire ancora peggio. L’unico che può ricondurre il Pd a livelli più alti è Antionio Luongo».

Il segretario provinciale, dopo aver invitato anche da parte sua Lacorazza a stare insieme, ha aggiunto: «Matteo Renzi e Roberto Speranza hanno deciso di fare un partito unito, casa di tutti. Avremmo dovuto farlo anche noi». Poi rivolgendosi direttamente a Luongo lo ha invitato: «Non ci servono padri in questo partito. A noi serve una madre che riordini la casa. Ad Antonio Luongo dico: metti in ordine la casa e riconsegnacela».

Insomma sulla stessa linea di Speranza la linea è quella del dialogo e non dello scontro.

E’ stata quindi la volta di Antonio Luongo che dopo aver ringraziato gli organizzatori dell’evento e tutti i partecipanti ha esordito: «Il Pd non è un partito. E’ un campo. E ancora di più ora che si riaprirà il tesseramento con tanti che ci chiederanno di entrare. Ma per governare una fase così complicata serve una visione comune. Senza una visione comune non si può stare nella stessa casa. E' compito mio avere la capacità di iniziare un processo difficile per tenere insieme il Pdi di Basilicata».

E ha aggiunto: «Non esistono più renziani, cuperliani in Italia. Solo qui continiamo questa storia che non è più attuale. La cosa che bisogna capire è che il destino del Pd e il destino della Basilicata coincidono».

Poi la questione generazionale e di rinnovamento: «Mi sono scocciato di sentire sempre questa parola. Io dico attenzione: perchè il rinnovamento io sono capace di farlo davvero perchè so come si fa. Non come quelli che sono bravi a declamarlo soltanto. Ho scritto io il manuale delle istruzioni (risate dalla platea ndr). E posso assicurare che gli verrà l’affanno agli altri nel seguirmi sulla via del rinnovamento». E ancora ha aggiunto: «Guai a chi vuole dividere una nuova classe dirigente giovane».

s.santoro@luedi.it

 

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