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«Quello che non ho
è quel che non mi manca»

Basilicata

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GENTILE direttore,

a poche ore dal voto per la segreteria regionale del Partito democratico vorrei poter consegnare qualche riflessione al suo giornale e ai suoi numerosi lettori.

Pochi punti che facciano chiarezza e mettano ordine in un dibattito – va riconosciuto da me per primo - di fatto debole, povero di spunti e analisi, trascinato fino allo stremo per tempi e modalità.

Un dibattito che non ha appassionato né militanti né cittadini, perché giudicato troppo lontano dalle tensioni e dalle preoccupazioni del quotidiano. E come smentirli? E’ evidente che il tempo sprecato non possa essere recuperato adesso ma proverò ugualmente a definire alcuni argomenti che ritengo alla base della mia candidatura e rispondere implicitamente agli appunti mossi da qualcuno.

Innanzitutto, la mia appartenenza renziana. Ritengo che il punto non sia tanto chi debba considerarsi renziano della prima o della seconda ora, o ancora fare del dato temporale elemento di qualità e preminenza, perché dice bene Luogo, Renzi è il segretario di tutti. La differenza la farà chi meglio saprà interpretare il progetto del presidente del Consiglio, che ho condiviso e che sostengo da tempo. Un progetto di partito che sia riformatore, moderno, rapido, decisionista, snello, a misura di cittadino.

E qui una lettura sincera dei fatti dovremo pur farla: ci siamo divisi, duramente scontrati, abbiamo alimentato il pettegolezzo e la rabbia. Abbiamo continuato a farlo anche quando il dissenso e le critiche dei cittadini ci sono giunti più forti. Quel che serve ad un partito serio è, invece, avere una linea, una leadership condivisa, prediligere scelte frutto di mediazione interna, piuttosto che esterna. E serve una segreteria dinamica che valorizzi genere e generazione e che sappia individuare priorità e, pur anteponendo confronto e ascolto, sappia agire con tempestività, senza indugi. Che non si lasci intrappolare dai contrasti, pure inevitabili, e sappia proseguire con vigore e fermezza.  Servono scelte rapide in tempi rapidi.

Poi la mia idea di partito. Penso a un partito che si apra al confronto, non sia terra di conquista di correnti. Fatevelo dire da uno che in questo momento si trova a navigare nelle acque impetuose dell’attuale Presidente. Perché se aver sostenuto la candidatura e, ancor di più, la visione dell’attuale presidente significa essere “pittelliano”, beh lo sono. Ma dico anche che dal 13 luglio il “pittellismo”, come lo ha chiamato qualcuno più ansioso e bravo di me nel creare steccati, non esisterà più. Se sarò il segretario, vorrò essere rappresentante di tutti e tutti potranno sentirsi rappresentati da me.

Penso ad un partito che torni ad essere contendibile, che sappia valorizzare competenza e merito, che sappia riconoscere le idee, le scelte e i metodi che non hanno funzionato per cambiarli, che sappia convincere e appassionare. Perché la riscrittura del futuro del più grande partito della regione è operazione che dovrebbe coinvolgere e interessare tutti. Che sia il luogo di nuove speranze e nuove passioni, non quello di individuali aneliti di grandezza.

Ho in testa un partito in grado di rianimare i circoli e quindi i territori connettendoli tra di loro e con la società. Che siano più piazze e meno ghetti, più centro e meno periferia. Più luoghi di formazione e apprendimento, che sappiano studiare la società e i suoi cambiamenti. Lancerei per questo, da subito, una piattaforma on line di partecipazione democratica che consegni proposte e suggestioni dai territori al partito e viceversa e da questo al governo regionale. E conferenze programmatiche allargate alle associazioni e alla società civile in grado, con una tempistica definita, di elaborare piattaforme utili a definire una nuova visione di Basilicata nella quale investire le ingenti risorse di cui disporremo nei prossimi anni.

E poi un partito che non dimentichi l’Europa. L’Europa è una grande occasione. Lo è la nuova programmazione comunitaria, lo è il semestre italiano di presidenza che vede Gianni Pittella capogruppo del più grande partito riformista europeo. Il Pd di Basilicata non può non guardare a questo mondo che cambia.

Ancora, un partito che non sia apparato, incardinato in una nomenclatura per di più rivelatasi fallimentare. Io non ho così tanti amici famosi. Non ho tanti cosiddetti big. Ho tanti amici e Marcello, è vero, e con lui ho condiviso primarie, progetto, idee di cambiamento, di missione e visione che sono le stesse che animano questa mia campagna. Non ho tanti anni di esperienza politica alle spalle, ma un’esperienza formativa giovanile nella Fgci che pure mi ha plasmato non poco. Non sono stato dirigente per vent’anni, parlamentare, segretario. Ho invece un’esperienza breve ma molto intensa, arrivata dopo anni di impegno come imprenditore, in Consiglio regionale ed in un assessorato complesso che mi ha permesso di conoscere il territorio, di mostrare le mie peculiarità, dare risposte e fornire qualche soluzione,dimostrando che si può fare politica in maniera efficace e soprattutto più libera. E a tutti i politici auguro di poter compiere tutto intero questo percorso, perché solo così si può avere una chiave di lettura per interpretare al meglio il mondo al di fuori della politica. Ma questa volta posso dire “quello che non ho è quel che non mi manca”, come scrisse splendidamente anni fa un grande cantautore.

Non sono un epuratore ma non mi fido di chi considera la disastrosa disunità interna come la “vera forza democratica” del nostro partito. Punto soprattutto all’unità del Partito con la società, non solo a quella delle classi dirigenti. Perché il partito ha sì bisogno di libero confronto, ma non certamente di ostilità fratricide e guerre (in)civili che lo destabilizzino.

E deve tornare il partito che ascolta e fa sintesi delle istanze dei territori, che guida e monitora il governo regionale, che sceglie i suoi rappresentanti in Regione ma senza firmare loro deleghe in bianco.

Per farlo, affinché questo nuovo atteggiamento sia condiviso da tutti, ci vuole una nuova leadership ed una nuova squadra di giovani e donne animate dalla voglia di fare politica sui territori. Una nuova voce dinamica, forte, autorevole, chiara, in grado di ascoltare ma anche di decidere per tutti quando ce n’è bisogno. Di unire, ma anche di prendersi la responsabilità di scegliere.

Io mi candido ad essere esattamente quella voce.

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