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Verso il Congresso Pd
Pittella fa il soldato nella guerra di Braia

Basilicata

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POTENZA - Non ha dimenticato come si fa. Ieri davvero il tempo pareva essere tornato indietro a settembre scorso quando Marcello Pittella, allora candidato alle Primarie contro Lacorazza per la presidenza della giunta regionale, fece uno spettacolo più che un comizio elettorale. Quella volta era il Don Bosco. Questa volta è lo Stabile. Quella volta Pittella giocava per sè. Questa svolta per Luca Braia. Ma poco cambia.

L’obiettivo è la vittoria. O meglio, l’obiettivo è continuare a vincere. Ma tante le similitudini. Ieri sera comunque, è stata la  chiusura della campagna congressuale del Partito democratico di Basilicata per Luca Braia in grande stile a Potenza. Sul palco i due protagonisti: Braia e Pittella. Ma prima dei loro interventi hanno preso la parola i consiglieri regionali, Mario Polese e Vincenzo Robertella e il senatore Salvatore Margiotta. In sala tanta classe dirigente ma anche moltissimi cittadini. Tra gli altri c’erano l’assessore regionale Ottati, la deputata Antezza e alcuni ex sodali di Roberto Falotico e cioè Alessandro Singetta, Giuseppe Messino e Angelo Laieta.

Ma l’attesa ovviamente era per i ragionamenti finali prima del voto di oggi. Per venire agli interventi ha aperto Polese che ha sottolineato la necessità di creare un Pd «aperto, radicato, dialogante, organizzato». Il consigliere regionale ha quindi parlato della condizione «isolata» in cui si sentono i consiglieri regionali e ha chiesto: «Serve finalmente un partito che non ci faccia sentire soli e che ci guidi in una fase delicatissima per il futuro della Basilicata».

E’ stato quindi il turno di Robortella: «Dobbiamo lottare dino in fondo. Luca ci deve aiutare. Abbiamo bisogno di un partito finalmente autorevole che ci dica come agire a partire dal tema del petrolio».

La parola è quindi passata al senatore potentino, Margiotta che riferendosi al candidato avversario alla segreteria regionale, Antonio Luongo ha detto: «Non abbiamo bisogno di una restaurazione. Il cambiamento, quello vero, è quì». Margiotta ha quindi invitato al voto spiegando: «La partita è fondamentale. Ci stiamo giocando il Pd. E sin quì il dibattito è stato carente. Ci sono solo state delle polemiche sgradevoli. Serve un Pd lucano come quello nazionale. Come quello di Renzi che ha rotto con il passato e con quel modello di partito che si ricolgeva solo a una parte della sinistra».

La scena è stata quindi tutta per il presidente della Regione che in qualche maniera si è sobbarcato l’onere di rispondere al rinnovato entusiasmo che circola intorno a Luongo e ai suoi sostenitori. E’ stato un discorso lungo e tutto cuore quello del governatore che non ha lesinato nemmeno qualche stoccata come quando ha detto: «Serve un partito più caldo e meno freddo. Un partito evidentemente meno freddo di quello che accoglie un vincitore delle primarie senza nemmeno un applauso». Il riferimento evidente è al suo stesso ingresso in Direzione una settimana dopo la vittoria contro Lacorazza di 10 mesi fa.

Poi la spiegazione delle dinamiche congressuali e delle scelte di campo: «Per me un valore fondamentale di vita è la coerenza. E siamo qui per coerenza e per continuare nel percorso di normalizzazione del Partito democratico lucano».

E ancora ha tuonato Pittella: «Non si può giocare sulla pelle della gente della Basilicata che non ce la fa più. Basta al micro-egoismo. O ce la facciamo tutti o non ce la fa nessuno». A un certo punto è scattato un applauso di quasi un minuto per il governatore che ha quindi insistito dicendo: «Io capisco chi per 20 anni non ha fatto quasi nulla, C’è da capire. Ma non capisco come possano attaccare  me dopo solo sei mesi».

E’ stato quindi il turno di Braia che non ha nascosto la difficoltà di intervenire dopo un Pittella così ispirato. Da parte sua Braia ha chiarito: «I congressi di un partito sono esercizi democratici. Basta insulti, facciamo proposte, organizziamoci come comunità». E ancora: «Sono una persona umile con la volontà di lavorare per il partito, che ci tiene a questa bandiera. Sapremo trovare una sintesi ma senza mediazioni al ribasso. Bisogna costruire un  altro partito che elabori politiche vere che mettano al centro i bisogni della comunità. Un Pd che si è arrovellato in riunioni infinite fino ad oggi, deve tornare a fare le cose normali. Il partito che ha governato i processi negli ultimi 20 anni deve prendersene la responsabilità».

s.santoro@luedi.it

 

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