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Primarie Pd, non vince nessuno
Si va ai supplementari, decide l'assemblea

Basilicata

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POTENZA - Tutto secondo le previsioni. Vince Braia, ma Luongo non perde. O meglio sembra quasi un pareggio. Secondo gli ultimi dati prima di andare in stampa (a notte fonda) la differenza tra i due era minima: Braia al 43 per cento circa, Luongo quasi al 40 e Paradiso al 17 circa. Comunque sia, è stata una vittoria ai punti e non per knockout. L’ex assessore regionale deve rimettere in frigo lo champagne. Non può dichiararsi ancora segretario regionale. La sua percentuale è del 45 per cento circa. Non basta. E a questo punto non si può nemmeno essere certi che Braia lo diventerà: decide Paradiso.
La regola delle primarie congressuali del Partito democratico, in tal senso, sono chiare: in presenza di tre candidati, per essere proclamato segretario uno dei tre deve superare la percentuale del 50 per cento dei votanti.
E Luca Braia nonostante la vittoria di ieri non riesce a scollinare la cima. Si ferma un pò prima. Tutto passa nelle mani dell’assemblea regionale che viene eletta grazie ai risultati delle primarie di ieri. Entrano nei 100 i primi candidati rispetto alle percentuali delle liste (con il 43 per cento Braia elegge 45 dei suoi e così gli altri). E stando ai regolamenti ora ci vorranno un paio di settimane prima della convocazione. In quella sede si sceglierà il segretario. C’è un precedente: nel 2009 alle primarie con candidati Roberto Speranza, Salvatore Adduce ed Erminio Restaino pure non ci fu un vincitore al primo turno. Si procedette in assemblea. Furono giorni di fuoco con l’assemblea che alla fine decise di lasciare invariato il risultato delle primarie popolari e incoronò Speranza che alle primarie era risultato primo anche se per poco rispetto agli altri due.
Bisogna vedere se il “rituale” sarà ripetuto anche in questo caso. Ma non è detto. Anche perchè il clima di guerriglia intestina che c’è stato nel Pd lucano da almeno 10 mesi a questa parte non garantisce accordi di onore.
Antonio Luongo, intanto, pare abbia tirato un sospiro di sollievo: è arrivato secondo con una percentuale intorno al 40 per cento. In fondo era quando si attendeva. Poco più, poco meno. Con la conferma di questo risultato (ieri notte all’una ancora non era stato ufficializzato) si va ai tempi supplementari. Era quello che l’ex segretario del Pds si auspicava in fondo.
I due contendenti principali sono distanziati da una percentuale di 7 punti percentuali. E in tale logica sarà determinante (e anche questo era abbastanza scontato) il terzo e cioè Dino Paradiso che raggiunge una percentuale del 17 per cento circa. Chiaro che matematicamente la partita è nelle mani dei delegati eletti da Dino Paradiso. Il candidato segretario sponsorizzato dal solo big, Lacorazza può decidere di fatto chi sarà il prossimo leader del Partito democratico di Basilicata. Diventa lui l’ago della bilancia. Ma dalle urne esce un dato: il partito è spaccato come una mela.
Serve la mediazione politica. Non si sfugge altrimenti il Pd resterà il partito delle divisioni con le quale sarà davvero difficile governare tutti i processi. In qualche maniera (anche se per le analisi più dettagliate ci riserviamo qualche ora di riflessione sui dati ufficiali) la rivoluzione democratica non ha sfondato. Rimane confinata sotto il 50 per cento. C’è da scendere a compromessi o a qualcosa di simile. Se Braia avesse superato il 50 per cento sarebbe stata un’altra storia. Ma con i se e i ma non si scrive la storia.
s.santoro@luedi.it

 

 

 

 

 

 

 

 

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