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«Non estraiamo in Basilicata
per paura di quattro comitatini»

Basilicata

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POTENZA - Renzi minaccia di raddoppiare le estrazioni in Basilicata, ma Pittella frena i “sogni” del Premier. Una domenica complicata per le vicende energetiche tra Basilicata e Governo. Si profila un braccio di ferro? Difficile da ipotizzare. Ma non è scontato il contrario.

La questione nasce in seguito a un’intervista rilasciata dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi a Maria Teresa Meli del Corriere della Sera. Si parla a largo respire delle vicende europee e nazionali non disdegnando nemmeno quanche incursione nel calcio. Ma poi c’è la domanda delle Mieli sul doppio tavolo europeo e nazionale sul quale gioca Renzi. La risposta del premier non lascia dubbi: «È impossibile andare a parlare di energia e ambiente in Europa se nel frattempo non sfrutti l’energia e l’ambiente che hai in Sicilia e in Basilicata. Io mi vergogno di andare a parlare delle interconnessioni tra Francia e Spagna, dell’accordo Gazprom o di South Stream, quando potrei raddoppiare la percentuale del petrolio e del gas in Italia e dare lavoro a 40 mila persone e non lo si fa per paura delle reazioni di tre, quattro comitatini».

Proprio così. Il premier cita la Basilicata e parla di raddoppio della produzione di petrolio. Un tema che scotta in Basilicata. Da Viggiano alla Val d’Agri, al Metapontino fino a  Via Verrastro con il presidente della giunta regionale Marcello Pittella che da settimane ha avviato una querelle istituzionale per sottrarre le royalties del petrolio dal Patto di stabilità.

Una vicenda delicata quella dello sforamento del patto che intanto è già diventata legge regionale con l’approvazione del Consiglio che ha sposato a maggioranza la battaglia di Marcello.

Ovviamente lo sforamento dell’austerità imposta dall’Europa voluto dal governatore lucano è solo la punta dell’iceberg. Marcello Pittella lo ha ribadito più volte: la Basilicata si può giocare un partita importante in termini di risorse e infrastrutture per il “servizio” energetico che offre all’Italia. Questo in termini di pace. In termini di “guerra” lo stesso Pittella ha sempre fatto chiarire che per difendere gli interessi della Basilicata è pronto a tutto.

E la frase di Renzi al Corriere preoccupa. Non c’è dubbio. Da parte sua però il presidente della Regione reagisce con cautela. Non si allarma. Ma chiarisce con un tweet: «Matteo Renzi saprà immaginare uso virtuoso risorse per la Basilicata e l’Italia. Ma la Regione attende prima il risarcimento».

Poi spiega più dettagliamente che «la voglio prendere in positivo. Mi sembra utile spostare tutte le questioni in termini europei». Stimolato sulle dinamiche però chiarisce: «Ovviamente per il resto voglio essere chiaro. Lo Stato ha un debito nei confronti della Basilicata in termini di risorse energetiche». Il messaggio è chiaro: prima di parlare di qualsiasi altra cosa Pittella chiede che lo Stato ripaghi la Basilicata per tutto quello che già stato e per le promesse non mantenute in termini di infrastrutture e posti di lavoro.

Ci sono quindi le parole forti di Renzi sui “comitatini” che bloccherebbero il raddoppio delle estrazioni e sulla volontà di non temerli. Su questo Pittella è duro: «Non siamo certo un comitato». E quindi fa intendere che la questione è ben più complicata essendoci sul tavolo una trattativa ufficiale tra Stato e Regione (la visita del ministro allo Sviluppo Guidi è datata un mese fa) e che si parla della dignità di un popolo intero e di una istituzione.

Ovviamente non c’è nulla di concreto. Sono parole. Quelle di Renzi al Corriere della Sera e il commento di Pittella. Non ci sono ancora atti sul tavolo. Ma l’attenzione è alta già. Per il resto non ci sono commenti sulla vicenda. Tranne il dirigente lucano di FdI, Donato Ramunno che sui social scrive: «Caro Matteo Renzi, se dobbiamo sfruttare ulteriormente l'energia e l'ambiente della Basilicata, si devono avere ricadute economiche ed occupazionali prima di tutto per i lucani, visto che Parli di 40mila posti di lavoro (...)».

s.santoro@luedi.it

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