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L'Europa dalla A alla Z
Politiche, azioni, opportunità

Basilicata

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CONSIDERANDO il momento storico, alla lettera N non potevo che affiancare due concetti che sono al centro del dibattito e dell’agenda europea: i nazionalismi e le nomine. Partiamo dalle seconde; in questa settimana il Parlamento voterà Jean Claude Juncker a presidente della Commissione Europea (come indicato dal Consiglio), mentre sono già ufficiali le cariche che riguardano l’assemblea parlamentare, alla cui presidenza è stato confermato Martin Schulz. La carica era ambita dal nostro Gianni Pittella, che si è dovuto “accontentare” della presidenza del gruppo PSE, ruolo comunque di alto profilo, politico più che istituzionale. Mentre la vice presidenza del Parlamento europeo (ricoperta dal lauriota nella scorsa legislatura) è toccata a David Sassoli (già europarlamentare) e Antonio Tajani (ex commissario europeo e vice presidente CE).

 La partita politicamente più delicata si gioca per la presidenza del Consiglio Europeo, e dunque su chi si siederà sulla poltrona che attualmente è di Van Rompuy. E’ il posto più ambito perché presiedere l’organo che riunisce i leader politici nazionali è strategicamente molto importante. Sono da definire anche i commissari che lavoreranno sotto la guida di Junker: la Commissione europea dovrebbe essere definita e insediarsi entro ottobre.

N, dicevamo, anche come nazionalismi, annoverabili tra i principali nemici del percorso d’integrazione europea e che molto spesso travisano volontariamente il messaggio sociale dell’Unione Europea. Provo a chiarirlo con due concetti semplici: non si tratta di un’omologazione uniforme, ma di un reciproco arricchimento; non si parla di creare un superstato, ma di federarsi democraticamente per affrontare con maggior efficacia le sfide internazionali del futuro e risolvere i problemi comuni. Il nazionalismo non va confuso con l’attaccamento alla patria, legittimo e sacrosanto tanto quanto il sentimento di cittadinanza europea: io dico sempre di sentirmi orgogliosamente lucano, italiano ed europeo, ad esempio.

A fasi alterne, i nazionalismi hanno rallentato il processo d’integrazione, e non è difficile intuire che l’UE nasce anche per evitare che movimenti particolarmente integralisti possano mettere a soqquadro il nostro continente, come successo nello scorso secolo per ben due volte. In quest’ottica, infatti, il Premio Nobel per la pace nel 2012 è stato assegnato all’Unione, per aver contribuito alla pace, alla riconciliazione, alla democrazia ed ai diritti umani in Europa.

Luglio è anche il primo mese di presidenza italiana del Consiglio dell’UE, alla guida del Trio (completato da Lettonia e Lussemburgo) che detterà l’agenda europea fino alla fine 2015, un periodo da cui ci si aspetta molto. E la comunicazione della nostra presidenza, coerente con lo stile adottato fino ad oggi, si farà anche molto sui social network, il luogo web più frequentato dagli europei. Ad esempio, sono già stati resi pubblici gli hashtag ufficiali: quello generale della presidenza è #IT2014EU mentre a ciascuna delle dieci formazioni tematiche ne è assegnato uno. #GAC è il consiglio degli affari generali, riunione mensile dei ministri degli esteri su questioni di assetto istituzionale, negoziati e coordinamento riunioni Consiglio. #FAC è il consiglio Affari Esteri, anch’esso mensile, presieduto dall’Alto Rappresentante, che tratta di politica estera e di sicurezza e cooperazione allo sviluppo e aiuti umanitari. Il Consiglio economia e finanza, identificato con #ECOFIN, è la riunione dei ministri dell’economia per pianificare la politica economica e di fiscalità. Il Consiglio Giustizia e affari interni, #JHA,  riunisce bimestralmente i ministri della Giustizia o degli Interni per la cooperazione giudiziaria ed i temi transfrontalieri. #EPSCO è il Consiglio Occupazione, Politiche sociali, salute e consumatori, che si riunisce quattro volte all’anno per migliorare le condizioni di vita e di lavoro. La prossima settimana completerò l’elenco e continueremo a seguire l’attualità europea; per capirne l’importanza basta considerare che nelle Istituzioni europee nascono circa l’80% delle leggi vigenti nei nostri paesi.

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