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Congresso Pd
Nulla è scontato, nulla deciso

Basilicata

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POTENZA - Fosse stata una gara di automobilismo, Braia avrebbe vinto con  circa 2 secondi di vantaggio su Luongo. E poi a quasi un giro il terzo e cioè Paradiso. Ma il congresso del Pd non è una corsa in cui basta arrivare primo per vincere. No. Per questo la sfida congressuale per la scelta del nuovo segretario regionale del Partito democratico di Basilicata è ancora tutta aperta.

Anzi di più. Nessuno dei tre candidati ha superato la soglia del 50 per cento. E quindi così come stabilitò dal regolamento la questione passa all’assemblea regionale. L’organismo elettivo del Pd che è stato comunque rinnovato con l’esito delle Primarie. L’assemblea è composta da 100 delegati. Ciascun candidato segretario ha eletto i propri rispetto alla percentuale ottenuta. C’è ancora qualche dubbio su un paio di nomi visto che il metodo per la selezione potrebbe essere diverso.

Ci sono diverse interpretazioni. Per l’ufficialità c’è da attendere la decisione della Commissione garanzia del Pd lucano che potrebbe sciogliere le riserve entro 24 - 48 ore. A complicare il quadro ci sono anche dei ricorsi. Ad ogni modo Luca Braia che ha ottenuto in totale 23.095 voti con il 42,61 per cento dovrebbe aver eletto 42 o 43 delegati. Antonio Luongo invece che ha ottenuto in totale 21.981 voti con la percentuale del 40,70 dovrebbe oscillare tra i 40 e i 41 delegati. Dino Paradiso infine che ha raccolto 9.013 preferenze con il 16,69 per cento dovrebbe aver ottenuto 17 delegati. Ma anche per la decisione in assemblea serve la maggioranza assoluta. Cioè almeno 51 voti a favori. Chiaro che nessuno ha i numeri in questo momento. O si trova un accordo o è il caos.

La logica più spicciola trasferisce che Dino Paradiso e quindi Piero Lacorazza (che è il vero sponsor politico del candidato segretario) ha il pallino in mano. Ed è vero in termini numerici: con 17 delegati sommati sia a quelli di Braia che a quelli di Luongo la partita sarebbe chiusa.

Ma la questione non è numerica. E’ politica. E a chi già immagina Luongo segretario per il percorso politico comune con Lacorazza (fino a un mese fa almeno) c’è chi invece chiarisce cautela. In fondo ci sono dei precedenti importanti: nel 2009 non ci fu nessun vincitore alle primarie tra Speranza, Restaino e Adduce. Alla fine nonostante le previsioni  di accordo tra Adduce e Restaino prevalsa la logica della volontà popolare: Speranza arrivato primo fu eletto comunque segretario. E anche allo scorso congresso nazionale, al netto poi della vittoria finale di Renzi con il quadi 70 per cento, tra l’attuale Renzi e lo sfidante Cuperlo c’era stata una quasi intesa a proclamare comunque chi avrebbe preso un voto in più alle Primarie.

Detto questo, può Lacorazza (o Paradiso) prendere sulle spalle tutto il peso di determinare la vittoria magari di Luongo contro la volontà degli elettori. Si dirà: ma tra Luongo e Braia in fondo ci sono “solo” 1.100 voti o poco più di differenza e una percentuale di differenza del’1,91 per cento. Ma si ricorda che Speranza vinse con numeri non molto diversi. Insomma la sensazione è che tutta la vicenda sia da scrivere. Tanto più che da ambienti molti vicini a Lacorazza trapela la volontà dello stesso lacorazza di proporre lo svolgimento dell’assemblea non immediata. Si parla di una decina di giorni. Ma Il presidente del Consiglio regionale, sempre secondo quanto si è appreso, suggerirebbe come data addirittura settembre per portare il dibattito nelle piazze e condividerlo con platee più grandi di quella dei cento dell’assemblea. Insomma la sensazione che al netto di tutto la vicenda sia tutta da scrivere.

Di sicuro ci sono le cifre. E dopo le analisi a caldo, con più freddezza si nota che i dati tra il risultato di sabato e quello di 10 mesi nelle primarie per la scelta del candidato governatore del centrosinistra sono sostanzialmente simili. Allora votarono oltre 57 mila lucani, sabato invece 54 mila. Non solo. Il vincitore di allora, Marcello Pittella vinse con il 45,28 con 25.790 voti. Il vincitore di sabato, Luca Braia ha ottenuto poco più di 23 mila voti con una percentuale di quasi il 43 per cento. Simili anche le performance dei secondi. Allora Lacorazza arrivò al 44,63  per cento, sabato Luongo di è fermato a poco più del 40. Il terzo di allora, Nicola Benedetto quindi prese il 9,62 per cento contro il 17 di Paradiso.

Insomma nessuno meglio del 50 allora, nessuno meglio due giorni fa. Per il resto in tanti si intestano la vittoria. E un pò più complesso. Per le aree c’è un risultato: Renzi prima, ex Cuperlo - Bersani seconda, Civati terza. Per i big presi a sè in pratica si conferma la leadership dell’area Pittella. Qualche differenza in meno nel Metapontino e nel Materano che puire dovevano essere i feudi di Braia e Antezza. Dall’altro lato risalgono Bubbico e Chiurazzi mentre nel Potentino mostrano sempre qualche crepa i numerosissimi big a sostegno di Luongo. Un pò meglio forse De Filippo rispetto agli altri.

Di certo non ha perso Lacorazza che in provincia di Potenza soprattutto ottiene più della metà, da solo, rispetto alla corazzata di Luongo che pure ha spinto (si parla anche del sostegno della Sel a partire da Rionero). Poi chiaro che ognuno in caso di elezione i numeri li legge come preferisce. Ma la matematica...

Detto questo ieri sera, ha commentato il voto anche lo stesso Pittella che dopo aver invitato ad analizzare  i risultati «con onestà intellettuale, lungimiranza, senso critico e auto-critico. Abbracciando la sfida del cambiamento che ci chiedono gli elettori», fa un ragionamento in cui emerge un monito a non sovvertire il risultato delle Primarie: « C’è chi vedeva nella mia vittoria alle primarie di settembre un successo non replicabile, figlio di un “one man show” che ha portato la Basilicata a mostrare in tutta la sua forza l’anelito al cambiamento. Ora è chiaro che non è così».

Marcello Pittella quindi parlando di «grande risultato di Braia» spiega: «(...) non voleva essere un contarsi ma il concretizzarsi di nuove sensibilità politiche nel partito, quella legata a Renzi certamente, ma anche quella civatiana, che ha rappresentato una novità e ringrazio. Condividiamo certamente con loro una spinta al rinnovamento e allo spostamento dell’asse, verso quell’allineamento culturale e generazionale che il tempo nuovo ci impone». Poi le ombre. Pittella aggiunge: «Non può lasciarci indifferenti il dato sull’affluenza che ci consegna la città di Potenza che mette nuovamente a nudo tutte le sue ferite e mostra quei nervi scoperti già ampiamente evidenziati con la sconfitta elettorale di Maggio. La città capoluogo lascia a questo Pd un messaggio forte, sottolineando una lontananza delle sue classi dirigenti dalla comunità e dai suoi problemi, un’incapacità a delinearne una visione per il futuro». Il messaggio finale di Pittella è chiaro: «Mi rifiuto di pensare che la mera somma aritmetica possa piegare il messaggio di 50 mila cittadini e invito tutti a ragionare su come stare assieme dentro quel grande partito che deve essere il Pd. Dobbiamo evitare ulteriori scontri che non potranno che indebolire il lavoro ed il peso del nostro partito a livello locale e nazionale. (...). Forte delle mie idee e deciso ad andare avanti in una necessaria e ineludibile corsa verso il futuro, continua ad animarmi il senso dell'unità e ricordo, a me stesso per primo, che “bisogna cambiare spesso opinione per restare del proprio partito».

sal.san.

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