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Renzi shock, rivolta degli ambientalisti
No Triv, Legambiente e No Oil alzano la voce

Basilicata

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CI hanno impiegato qualche ora in più, ma alla fine anche le associazioni ambientaliste si sono ribellate alle dichiarazioni shock del premier Renzi sul petrolio lucano, riportate dal Corriere della Sera. Il primo a frenare, rispetto a quel “potremmo raddoppiare le estrazioni in Basilicata” pronunciata dal primo ministro, era stato, a caldo il governatore Pittella, nonostante la nota, vicinanza politica al premier. Quella di ieri, invece, è stata la giornata della rivolta delle associazioni. Indignate soprattutto dalla definizione dello stesso stesso Renzi che ha parlato di sviluppo in ostaggio di “tre o quattro comitatini” contrari alle estrazioni.

Molte le reazioni, tra cui anche quella ironica del Comitato per il diritto alla salute di Lavello, che seppure non si occupi direttamente di petrolio, ieri non è rimasta indifferente, cambiando il suo logo in “comitatino”. Ad alzare la voce anche Legambiente di Basilicata. Che manda a dire al primo ministro che la linea del no al petrolio non è un semplice capriccio, ma il presupposto di una “rivoluzione energetica”, che diminuisca sempre di più la dipendenza delle fonti fossili anche in Basilicata. Insomma, la via allo sviluppo energetico - per Legambiente - non passa dal petrolio. Che per altro non sarebbe in grado di garantire risvolti occupazionali, e comunque non nelle cifre ipotizzate da Renzi che aveva parlato di 40.000 nuovi posti di lavoro. Mentre, l’investimento sulle rinnovabili - continua Legambiente - porterebbe un incremento dell’occupazione di almeno 250.000 unità.

Legambiente cita gli esempi virtuosi dei comuni che sono riusciti a guadagnare autonomia rispetto alla dipendenza dai fossili, proprio puntando sull’energia “pulita”. «Altro che petrolio - tuona l’associazione ambientalista - se veramente Renzi vuole rompere con il passato e giocare un ruolo strategico nel dibattito energetico internazionale». A contestare la linea della strategia energetica nazionale basata sul raddoppio delle estrazioni italiane, anche il comitato No Oil, guidato da Miko Somma. «Non vogliamo diventare la damigiana petrolifera del Paese in un progetto dal respiro cortissimo e dalle esigenze di fare cassa per il bilancio dello Stato». Piuttosto - precisa Somma - la Basilicata vuole partecipare a pieno titolo ad una riforma del Paese che «riconosca il diritto della regione di stabilire da sè il suo futuro, senza passare dalle forche caudine della superficialità e del lobbysmo mascherato da necessità».

Evidentemente - affonda l’associazione No Triv - per le istituzioni nazionale il diritto dei cittadini di partecipare ai processi decisionali sulle questioni ambientali, sancito dalla convenzione di Arhus non è una priorità. No Triv chiede chiarimenti al governatore Pittella sulla volontà di portare avanti una trattativa tra Stato e Regione. Ma avverte: «Il dibattito politico non può ridursi solo agli aspetti economici che devono essere riconosciuti alla Basilicata». Cavalca la frangia della protesta anche l’Ugl di Basilicata. Il sindacato si rivolge al presidente della Regione, chiedendo di rispondere per le vie ufficiali e istituzionali al presidente del Consiglio. E invitando a rigettare «la lusinga di facili guadagni, evitando un ennesimo colpaccio del Governo Renzi di sostenere una posizione offensiva per l’intera comunità lucana». I due sindacalisti, Tancredi e Giordano, chiudono con toni molto duri: «Renzi dovrebbe solo vergognarsi per le dichiarazioni rilasciate al Corriere della Sera».

         m.labanca@luedi.it

 

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