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«Delegittimare le Primarie sarebbe pericoloso»
Parla Braia, candidato più votato alla segreteria Pd

Basilicata

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POTENZA - Luca Braia non si sposta di un millimetro: ha voluto più di tutti il congresso subito e ora insiste sul valore delle primarie dei 55 mila che hanno scelto un candidato su tutti. E’ risultato il primo dalle urne di sabato scorso -  anche se non ha superato il 50 per cento -  l’ex assessore regionale e per questo chiede di essere riconosciuto nuovo segretario regionale del Partito democratico cdi Basilicata: «I lucani hanno scelto di partecipare alle primarie. I 55 mila rappresentano un segno della validità dello strumento delle primarie. Poi questa grande partecipazione dimostra, a mio modo di vedere. che era giusto fare subito le primarie. La scelta è stata corretta: nonostante fosse sabato 12 luglio la risposta è stata importante».

Ma ora che accade?

«L’esito che è emerso da questa partecipazione popolare deve essere legittimato e riconosciuto da tutti. Questo anche a salvaguardia dello stesso strumento delle primarie che offre al popolo la possibilità di decidere. Poi il regolamento del Pd prevede che sia l’assemblea a decidere. Questo verrà da parte mia rispettato ma è ovvio che ciascuno ha la propria coscienza».

Ma è possibile immaginare un accordo politico tra classi dirigenti con Braia non segretario?

«Io ritengo che dietro questo risultato ci sia la volontà esplicità da parte degli elettori di volere un cambiamento. Abbiamo da tempo, e cioè dalle primarie di Marcello Pittella, messo un campo un progetto di rinnovamento radicale dei comportamenti e dei metodi. E’ un percorso di cambiamento che è stato confermato da allora ad oggi. Abbiamo creato un’alleanza a questo scopo. Per cui anche grazie al modello renziano che abbiamo sostenuto fortemente e che si è ritrovato intorno al sottoscritto sabato c’è stato un  riscontro notevolissimo. Quell’esigenza di cambiamento che anche  in questa sfida congressuale non solo è stata rappresentata da me, ma anche da Dino Paradiso che ha espresso il cambiamento con una sensibilità politica diversa, oggi dimostra a tutto il Pd lucano l’esigenza di cambiare fase e passo. In fondo stiamo parlando di una voglia di cambiamento in Basilicata che si attesta al 60 per cento circa».

Luongo all’angolo?

«Quella politica ancora ancorata ai modelli che hanno caratterizzato la Basilicata degli ultimi  anni ha avuto un riscontro importante e credo che chi sarà il segretario regionale del Pd dovrà riconoscere tale risultato. E’ una sensibilità importante che non può essere ignorata ma il risultato del congresso mi pare inappellabile».

Quindi Braia segretario magari in sintonia con Paradiso ma di certo non Luongo segretario. Intende questo?

«Credo che noi dobbiamo lavorare fino all’ultimo minuto per cercare di trovare e proporre l’unitarietà del partito. Speriamo di incrociare in tal senso una consapevolezza da parte di tutti. Bisogna aiutare questo percorso. Da parte mia io sono pronto, qualora diventassi segretario, a farmi carico di tutte le sensibilità del Partito democratico e sostenere lealmente il governo regionale nel processo riformatore di cui la Basilicata ha bisogno e che tutti noi abbiamo chiesto di realizzare. Spero che si possa lavorare fino all’ultimo per questo obiettivo esaltando le caratteristiche e le qualità  di ognuno come la freschezza di Paradiso con le sue proposte come il riconoscimento dei diritti civili o come il limite dei mandati da declinare in maniera adeguata. Sono tutte tematiche che è giusto che il Pd se ne faccia carico. Allo stesso modo va valorizzata l’esperienza di Luongo che ritengo possano essere utili al Pd lucano. Sono dei valori che devono essere considerati imprenscindibili dentro però un percorso di cambiamento che è voluto dal popolo. Non riconoscere comunque il risultato delle primarie sarebbe molto pericoloso e dannoso per il nostro partito».

Riconoscere la vittoria delle primarie ma senza mortificare gli altri...

«Assolutamente no. Se  fosse così sbaglierei anche se avessi conquistato il 51 per cento come qualcuno pensava».

Ha introdotto il tema dei numeri e delle aspettative. Cosa pensa di quel 43 per cento?

«Io sono contentissimo del risultato raggiunto. Su Matera e su Matera provincia innanzitutto. Credo che a differenza di quanto sostenuto da qualcuno io a Matera ho vinto ampiamente. Ho ottenuto nella città il 54 per cento dei consensi prendendo 700 voti più di Luongo e 500 in più di Luongo e Paradiso insieme. Questo da solo».

Come da solo?

«Nel senso che al netto del sostegno che mi ha potuto dare Viti o lo stesso Pittella con i loro riferimenti territoriali, tutti gli altri stavano dall’altro lato».

E sulla Provincia?

«Ancora di più. In provincia di Matera il sostegno di Pittella, come di Viti o Margiotta, Polese e Robortella è oggettivamente marginale. Loro sono molto presenti e forti sul territorio potentino ma molto meno in quello materano. Insomma mi sento di dire che l’alleanza che si è stretta intorno a Luongo nel Materano governa tantissime amministrazioni locali: da Stigliano a Tricarico, da Matera a Scanzano fino a Montescaglioso, Novasiri, Rotondella. Pisticci tutta l’ammistrazione con in più Benedetto. Quindi tutto il governo del territorio e la sua gestione era riferimento di altri».

Come giudica, invece, il voto nel Potentino?

«Sicuramente abbiamo retto. Io non sono Marcello Pittella come penetrazione del territorio. In più credo che chi governa in questo momento, non essendo più in campagna elettorale sconti direttamente il fatto di essere a capo del governo delle questioni. Questa è una difficoltà oggettiva: anche quella spinta che magari Marcello poteva mettere in campo non ha trovato terreno fertile. Tanto più che intorno a Pittella in questi mesi c’è stata la colpevole assenza del Pd lucano. Anche per questo motivo abbiamo la necessità di rilanciare e organizzare il Pd per mettere meglio insieme i territori e sostenere con forza l’azione riformatrice messa in campo dal presidente della Regione».

Ma parlando di primarie in Basilicata c’è sempre il tema delle polemiche relative agli elettori di centrodestra che si intromettono...

«Sfido chiunque ad assegnare questa dinamica a uno dei tre candidati. Detto questo io dico che le Primarie aperte sono la risposta al partito delle tessere che dobbiamo assolutamente superare. Bisogna superare quella logica delle filiere e del Pd proprietà di qualcuno. Ovviamente le primarie aperte che sono la risposta più democratica a un partito volutamente chiuso hanno al loro interno questo rischio. Potrebbe essere utile creare un albo di chi partecipa alle primarie ma con la regola attuale la partecipazione dei cittadini che sono elettori non può essere limitata. Ad ogni modo nessuno può dire che i voti di chi magari ha votato in passato il centrodestra siano andati solo a un candidato. Di certo hanno votato».

E ora la prima assemblea elettiva per scegliere il segretario regionale quando dovrebbe svolgersi?

«Mi auguro che al termine della riunione della Commissione di garanzia del congresso regionale venga ufficializzata una data. Data che dovrebbe essere fissata entro 10 giorni. Può essere il 25, il 26 o il 27 luglio e cioè o sabato o domenica o lunedì prossimi. Questo per me è il tempo giusto. Far scattare anche il mese di agosto sarebbe sbagliato».

E a chi propone addirittura di svolgere la prima assemblea a settembre cosa risponde?

«Io ritengo che la partita vada chiusa subito. Abbiamo voluto le primarie prima della fase estiva perchè dobbiamo rilanciare da subito l’azione del partito. Chiudere i giochi per la scelta del segretario in maniera immediata credo sia la migliore soluzione. Questa è la mia posizione. Poi se altri dovessero presentare motivazioni plausibili che però non siano sempre le stesse ragioni e cioè dibattito pubblico ascolterò. Ma credo sia arrivato il momento di essere coerenti e di fare le cose senza più tergiversare».

s.santoro@luedi.it

 

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