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Il rapporto con Regione, hinterland e territorio
L’assessore Cuoco (programmazione) spiega il salto

Basilicata

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POTENZA - Il capovolgimento, spiega, è «di prospettiva». Passare dalla città geografica alla «città funzionale» è il salto che l’amministrazione De Luca sta provando a fare e che ha affidato alla visione di Leonardo Cuoco, economista di lungo corso, che in esecutivo (a titolo gratuito) si è visto affidare le deleghe a Programmazione e Agenda Urbana.

Delega insolita: che cosa significa?

«Il “cosa” coincide con il “perché” e nasce in un quadro normativo che guarda alla città come territorio privilegiato. C’è una nuova letteratura normativa che recupera studi antichi e consapevolezze non per forza recentissime, che per un po’ sono solo state messe da parte».

Va bene, ma in questo quadro che cosa significa “città”?

«La città diventa uno strumento di unificazione. Funziona persino come immagine esplicativa, in fondo, se pensiamo al ruolo di città di servizi in un territorio regionale. Se un capoluogo perde questo ruolo, è l’intero territorio a subire la caduta».

Sta qui il passaggio di visione da città geografica a città funzionale?

«Partiamo dalla consapevolezza che della città sono utilizzatori non solo i suoi abitanti, ma anche coloro che ne utilizzano i servizi: a Potenza significa 40.000 utenti in più ogni giorno. Una cifra calcolata, sulla base della mobilità sistematica (studio e lavoro, ndr) e non sistematica (servizi sanitari, per esempio). È tutta la Basilicata ad aver bisogno di disporre di una città realmente funzionale, localizzata all’interno, che sia reale motore di sviluppo, centro di produzione e diffusione di innovazione».

Riportare il principio generale su Potenza significa, però,  recuperare le eterne polemiche sul capoluogo che fagocita il territorio.

«Davvero, la polemica va riconsiderata. La città di Potenza è stata sempre un cuneo, seppur in fasi diverse, nel territorio regionale. In alcuni periodi ha frenato l’emigrazione, in altri, come accade oggi, restituisce, spostando popolazione nelle aree limitrofe».

Ma sembra non ci sia mai equilibrio tra Potenza e il resto della Regione.

«È questo il dilemma. Oggi a livello di idea diffusa non sappiamo bene che tipo di città siamo. Allora bisogna chiedersi: che strategia applicare? restituiamo a Potenza il ruolo di città motore? oppure puntiamo sulle aree laterali? Potremmo anche scegliere questa seconda ipotesi, ma con un riequilibrio debole sarebbe inutile: non ci sarebbe crescita».

Quindi puntare sull’area urbana?

«Se Potenza cresce, cresce tutta la Regione. Con questa consapevolezza abbiamo costruito l’Agenda: è un insieme di obiettivi programmatici e politici, in cui si inserisce il rapporto con la regione».

E il rapporto con Matera?

«Matera è già struttura urbana, ma ha una forma diversa, più laterale, spinta verso il poligono che ha in Altamura un vertice.  La relazione con le aree interne è per vocazione e posizione destinata a essere retta da Potenza».

Alla città spetta il ruolo di collante?

«Significa immaginare una programmazione e un’azione quotidiana in grado di affidare a Potenza la capacità di tenere unite varie parti della regione, soprattutto quelle di confine. Sono proprio queste zone che oggi spingono verso aree urbane esterne alla Basilicata perché non trovano nella propria regione una città interna competitiva».

Fin qui il quadro generale, poi cifre e tempistica. Il 22 luglio scade la programmazione dei fondi europei in Regione. E il capoluogo che posto avrà?

«Ci siamo trovati nell’incrocio di più occorrenze. Ad aprile è stato approvato l’accordo di parternariato (lo strumento di programmazione nazionale dei fondi strutturali e di investimento europei, ndr), pochi mesi dopo si è insediata la giunta De Luca che ha subito dovuto pensare a questa scadenza. Ci siamo detti che non potevamo perdere l’opportunità offerta dall’accordo in cui sono chiamate in causa le città medie. In quella programmazione si inserirà l’Agenda Urbana di Potenza, per questo abbiamo inviato una bozza delle nostre proposte alla Regione perché le valuti e le inserisca nei propri piani».

Che cosa contiene la proposta?

«Abbiamo strutturato la proposta su più fasi, sapendo che bisogna guardare al passato per una ricognizione e al futuro, che però è già in corso. Il sessennio di programmazione, in fondo, è già in atto».

Che cosa avete in programma?

«Pensiamo a operazioni di breve periodo, centrate sul risanamento del bilancio e sulla razionalizzazione delle gestioni dei servizi. E nel frattempo operazioni che abbiamo racchiuso in un pacchetto “Sblocca Potenza”.

Che cosa è lo “Sblocca Potenza”?

«Dopo una ricognizione delle risorse impegnate sui vecchi programmi (compreso il Por 2007-2013, ndr) capiremo dove bisogna spendere subito per non perdere fondi, dove è il caso di rimodulare, dove invece si può cercare nuova linea economica, anche  a livello di finanziamenti ordinari».

s.lorusso@luedi.it

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