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Pd, la linea di Luongo
«Abbiamo vinto noi, Braia sbaglia»

Basilicata

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POTENZA - Antonio Luongo è entusiasta. Lo dicono gli occhi e lo conferma lui a parole, nell’incontro che ha voluto ieri con tutti i cento candidati della sua lista, convocati, uno per uno, dallo stesso aspirante segretario: «Abbiamo vinto - dice alla platea del Principe di Piemonte in cui si vedono molti nuovi - Il candidato non era male. Ma voi avete fatto anche meglio». E’ vero, Braia ha preso più voti. «Ma politicamente il trionfo è nostro», spiega ai delegati.

Una riunione voluta per ringraziare, per motivare in vista della seconda fase del congresso, ma anche e soprattutto per lanciare un messaggio all’altro pezzo di partito:  sarebbe un errore far contare solo i  numeri. Per la scelta del nuovo segretario regionale del Pd, quello del primo classificato «può essere un criterio, ma non un automatismo». Un metodo che in questo caso - ne è convinto l’ex parlamentare lucano   - non è quello adatto. Insistere su questa cosa - continua replicando direttamente a Luca Braia - è un errore formale rispetto a quanto previsto dallo statuto del partito, ma soprattutto è politicamente «fuori tono». Perché il segretario del Pd dovrà essere «chi saprà costruire la maggioranza». Ed è altrettanto vero  che il parallelismo con il congresso regionale che elesse Speranza quattro anni fa, non porta all’esito che crede Braia. «Allora si affermò una scelta di equilibrio. «E così dovrà essere anche oggi». Qualche intervento dopo, Mimmo Maroscia lo spiegherà ancora meglio: «Costruire l’equilibrio in questo partito significa che presidenza della Regione e segreteria del partito non possono essere espressione della stessa componente». «Quindi - tira le somme Lungo - non guardiamo ai numeri ma allo sbocco politico». E quello che propone l’aspirante segretario passa attraverso un «modello unitario di partito»,  che garantisca «sostegno al presidente Pittella», con «la mediazione più elevata possibile», per governare questa fase di estrema difficoltà.  Poi chiarisce ancora: «Nessuno pensi alla restaurazione. Marcello non è stato un incidente di percorso, come abbiamo fin dal primo giorno. Siamo ben consapevoli che le gerarchie politiche sono cambiate. E io non ho alcuna intenzione di sovvertirle». Unità del partito e sostegno al presidente della Regione. Se questo è il progetto di Luono, «non si capisce quale sia quello degli altri». Dove altri sta per Braia. A cui Luongo, senza giri di parole, in riferimento all’intervista rilasciata il giorno prima al Quotidiano del Sud, replica: «Dichiarazioni maldestre, forse pronunciate anche per ingenuità, sia nei confronti dei territori ma anche nei confronti dello stesso governatore Pittella». E rispetto a quest’ultimo aggiunge: «La si finisca di tirarlo per la giacca». In sala a pensare che l’avversario materano si sia dato la zappa sui piedi sono in molti. Così come sono i più a pensare che lo sbocco naturale del presidente Lacorazza e di gran parte dell’area che si è ritrovata su Paradiso sarà il sostegno a Lungo.

E a proposito della seconda fase da cui dovrà emergere il nome del segretario, Luongo aggiunge: «Noi chiediamo che la partita si chiuda entro luglio, che non ci siano ulteriori rinvii, che ci sia responsabilità da parte di tutti affinché questo avvenga».

Contro chi sbandiera le ragioni del rinnovamento, dice pure: «Preferisco chi lo promuove e non chi se ne sente interprete». Prende la parola anche   il viceministro Bubbico, presente in sala, come il sottosegretario De Filippo: «Questa regione rischia di morire di retorica, a colpi di slogan quali “rinnovamento” e “rivoluzioni” che non portano da nessuna parte. Spero che le altri componenti siano altrettanto consapevoli della fase difficilissima che vive la regione e della sfida complessa che ci attende. Che va costruita su progetti, volontà e impegno. Non abbiamo bisogno di chi urla nella folla e poi si predispone agli accomodamenti». «Alla luce del risultato di sabato nessuno può di mettersi la maglietta del portatore del cambiamento. Ma il futuro unitario di questo partito è rappresentata da Luongo», aggiunge il capogruppo del partito in Consiglio regionale, Roberto Cifarelli. Mentre per il consigliere Vito Santarsiero «Lungo incarna idea di politica intesa come servizio. Il Pd non può legare il suo destino a quello del suo segretario e o alle vicende del suo organigramma. Noi - chiosa l’ex sindaco di Potenza - non rappresentiamo il problema, ma la soluzione. L’opportunità pre il presidente Pittella di svolgere al meglio le sue funzioni. E su questo non ci pieghiamo a nessuna ipotesi di accordo».

 m.labanca@luedi.it

 

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