Salta al contenuto principale

Caso Moro, «tutti sapevano»
Il convegno del Pd

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 1 secondo

POTENZA - La seconda commissione d’inchiesta sul rapimento e sull’omicidio di Aldo Moro e degli uomini della sua scorta, fortemente voluta dal Partito Democratico che ne fece richiesta fin dal mese di giugno 2013, comincerà a lavorare nelle prossime settimane.

Lo ha detto, ieri sera a Potenza, il vice presidente dei deputati del Partito democratico, Gero Grassi, intervenuto ad un convegno  intitolato “Chi e perché ha ucciso Aldo Moro”, cui hanno preso parte, tra gli altri, il sottosegretario alla Salute Vito De Filippo, il vice ministro degli Interni Filippo Bubbico, il presidente del gruppo Pd alla Camera dei Deputati Roberto Speranza e il consigliere regionale Vito Santarsiero.

«Proveremo finalmente a fare luce - ha detto Grassi - su una delle pagine più buie della storia repubblicana. Un evento, che 36 anni dopo quel tragico 16 marzo 1978, è ancora pieno di zone d’ombra».  Bisogna far luce su via Fani, «dove - ha detto Grassi - in base a quanto sostiene la magistratura con sentenze definitive, c’erano persone non riconducibili alle Brigate rosse». 

Va inoltre chiarita la morte di Moro che non è avvenuta per mano di Gallinari, come lui stesso ha raccontato prima di morire e come il senatore Sergio Flamigni sostiene dagli anni Novanta. Ci sono inoltre le recenti rivelazioni dell’ex ispettore di polizia Enrico Rossi che danno vita a nuove ipotesi, su cui si è soffermato Grassi nel corso del convegno. «Tutti sapevano», ha detto l’onorevole citando proprio gli ultimi sviluppi che vorrebbero la presenza di uomini dei servizi segreti durante il rapimento di Moro.

A quanto pare, ed è su questo che dovrà indagare la Commissione Bicamerale, nulla doveva ostacolare l’operazione dei terroristi. Moro doveva morire.

«La mia determinazione nel riaprire il caso -ha spiegato Grassi- è conseguenza della convinzione che la verità non è mai emersa del tutto».

L’ipotesi, in sostanza, suffragata anche dalle testimonianze di brigatisti come Alberto Franceschini, è che pezzi dei servizi segreti abbiano complottato perché Moro non riuscisse nell’intento, considerato all’epoca rivoluzionario, di portare il Partito comunista al Governo, anche se solo nella fattispecie di un suo appoggio esterno. Contrari sarebbero stati pure pezzi della Chiesa e della Dc nondimeno che Usa e Unione sovietica.

«Inoltre - ha aggiunto il vice presidente dei deputati del Pd - vanno smascherate le false verità di via Gradoli, del lago della Duchessa e della prigione di Moro che non è unica, come dicono i brigatisti, perché i rilievi medico-scientifici sul corpo del presidente della Dc lo hanno accertato ed escluso».

”Chi e perché ha ucciso Aldo Moro” è un convegno itinerante, giunto al 47esimo dei 70 appuntamenti complessivi previsti entro dicembre, che vuole raccontare la vicenda Moro nella sua interezza. Sono stati prodotti film e girati una infinità di documentari e servizi giornalistici. Si sono svolti cinque processi. Sono state realizzate ben 6 Commissioni parlamentari d’inchiesta su ‘Terrorismo e stragi’, ‘P 2’, ‘caso Moro’; i lavori di queste Commissioni hanno prodotto oltre 800mila pagine e una quantità immensa di documenti dai quali, nonostante gli anni trascorsi, non emerge ancora la completa verità ma Grassi è convinto che, a distanza di 36 anni dal sequestro e dall’assassinio di Aldo Moro, il Parlamento riuscirà questa volta a fare luce su una pagina drammatica della storia repubblicana «perché i tempi sono cambiati e le condizioni storiche possono finalmente consentirlo».

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?