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Pd, di unità neanche a parlarne
A quattro giorni dal voto è ancora caos

Basilicata

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POTENZA - Se non è tutto da rifare poco ci manca. Perchè più passano i giorni e più non si comprende dove e come dovrebbe maturare quella famigerata unità di cui tanto si è detto (e scritto) e che ha motivato il rinvio di una settimana del voto dell’asseblea dei 100 delegati eletti alle scorse Primarie del pd lucano.

Perchè non può sfuggire che Luca Braia e i suoi continuano a parlare di un risultato popolare alle Primarie «che non può essere delegittimato». Non è il miglior viatico per un voto unitario sul candidato segretario Antonio Luongo.

Certo il discorso conclusivo all’assemblea di Marcello Pittella era proiettato all’apertura: «Ci faremo bastare una settimana per tentare di portare una sensibilità politica su una visione comune». Ma  di quella settimana ne è passata una buona metà e i segnali non sono incoraggianti.

Certo non è obbligatoria l’unità. Martedì prossimo comunque si voterà e nelle peggiore delle ipotesi sarà sancita la divisione. E Luongo comunque dovrebbe confermare i voti che comunque avrebbe ottenuto lunedì e cioè i suoi 41 più i 16 dell’altro candidato segretario e cioè il civatiano Dino Paradiso.

Ma la politica è volubile. Quello che è certo oggi non è detto che lo sia anche domani. Tanto più che il clima tra civatiani e resto del Pd nazionale si è improvvisamente infiammato dopo la bagarre in Senato. Renzi ieri ha tuonato contro la Sel di Vendola, ma subito Civati ha minacciato di lasciare il Pd se il segretario nazionale democratico dovesse rompere con la sinistra. Il responsabile lucano civatiano, Franco Labriola (vedere intervento in pagina ndr) ha chiesto preventivamente garanzie politiche sulla tenuta dell’alleanza con Sel al futuro segretario lucano.

Ed è un’altra sfida per Luongo che ora deve pure “calmare” Paradiso e compagnia. Ma la sensazione è che non dovrebbe essere un problema insormontabile.

 Anche se le dinamiche nel Pd sono in piena evoluzione. Tanto che Piero Lacorazza, il big sponsor di Paradiso alle primarie, ieri ha dovuto subito chiarire di non essere diventato nel frattempo un civatiano. Così il presidente del Consiglio regionale si Twitter: «Io leader della Civati Basilicata? Ho ringraziato Dino Paradiso per aver preferito il progetto alla casacca». Insomma Lacorazza si smarca ma resta che i 16 delegati sono in comproprietà. Almeno fino al voto di martedì e a meno che, la squadra dei 16 non si sia già sfaldata strada facendo. Sarebbe un’ulteriore incognità.

Rimane in ogni caso che è Luongo che ha in mano il destino suo e dell’intero Pd lucano. L’operazione più complicata è quella di rassicurare Pittella (e Braia) che l’operazione “unità” si può fare. Ma la sensazione è che servano garanzie. Non solo formali. Innanzitutto l’ex parlamentare dovrebbe assumere una linea più netta sulle parole di Vincenzo Folino che al di là delle provocazioni a Pittella ha chiesto senza troppi giri di parole l’azzeramento della giunta regionale. E per fare l’accordo con il presidente della Regione serve qualcosa in più delle dichiarazioni di Luongo: «Non scenderò a patti sugli organigrammi». E’ pronto l’ex segretario regionale del Pds a dire a Pittella che la giunta rimane una sua prerogativa? Il tempo in realtà c’è ancora. Ma servono azioni non solo promesse. Altrimenti tutto rimane al punto esatto di lunedì scorso. Scontri compresi.

s.santoro@luedi.it

 

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