Salta al contenuto principale

Un nuovo modello di governo del partito
Non dovrebbe essere più Partito-Regione

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 5 secondi

POTENZA - «Essì Marce’, io vado pure oltre. Io lo so che il tuo destino è il destino del Pd». Essì, che la Basilicata è impantanata, c’è la crisi, la «peggiore che un governatore si sia mai trovato ad affrontare» e c’è un partito - il Pd, appunto - che a viale Verrastro è maggioranza relativa.

Sta anche un po’ qui il senso di un’assemblea che accanto ai distinguo dell’elezioni alla segreteria, ha indicato un nuovo modello di governo del partito. Non dovrebbe essere più Partito-Regione.

Sono proprio Luongo e Pitella, in una serie di interventi in cui si richiamano a vicenda, a recuperare il contesto e, ciascuno, indicare una via rispetto alla relazione che il Pd deve (dovrebbe) instaurare con viale Verrastro.

«O da domani diamo un senso politico, fosse anche uno sfogatoio,  alla discussione che ci trasciniamo dalla vittoria di Pittella alle primarie, o la fase non la chiudiamo con questa elezione». Quello che Luongo espliciterà poco dopo è che le primarie di settembre hanno assegnato al presidente della Regione una nuova sovranità: la legittimazione al candidato non è arrivata più dagli equilibri di partito.

Lo aveva detto poco prima anche Pittella, che «magari qualcuno si sarà pure distratto, ma ho vinto». Così è cominciata, racconta il governatore, una fase di governo in cui il presidente della Regione si è trovato ad affrontare «una certa opposizione».

Nel frattempo è esplosa «la pentola a pressione che era la Basilicata». Fondi, precari, ambiente, le riforme non fatte, i poteri di controllo, lo scontro tra poteri. «Un po’ come tutto il Paese, certo, ma nella palude politica le urgenze non sono state messe in calendario». Nella responsabilità si mette in mezzo, spiega che «in questo quadro non bastano né un presidente solo al comando, né un segretario solo al comando, né entrambi». Forse neanche servono.

Pittella ha chiesto un partito capace di sostenere l’azione amministrativa, «un partito inclusivo».

Luongo ha proposto un «partito arcipelago», ché del partito monolite non ha più bisogno nessuno. Non è più tempo.

«Sarà che me lo ricordo com’è, ma ho sempre sofferto con fastidio l’ingerenza della politica nelle vicende istituzionali».

Il modello di governo di partito a cui ambisce Luongo è quello che distingue tra «leadership e premiership», che sa dividere «potere e sovranità».

Si sbaglia, aveva detto in assemblea, chi pensa che la sua elezione serva a riequilibrare il presidio di un’area, quella che ha perso le primarie di settembre. È una questione, aggiunge, di responsabilità. «Sono superati i tempi della sfida Cuperlo-Renzi», dice. E lui, di storia rossa e battagliera, sa che «se Renzi dovesse oggi fallire, perderebbe l’Italia». Lo dice e un po’ risponde a Pittella.

Il governatore (che per la segretaria ha sostenuto Luca Braia) si è ritrovato in difficoltà - lo ha ribadito più volte - nel gestire carica istituzionale e appartenenza a un partito che ha sentito in larga parte ostile, lontano dall’idea di partito lanciata a livello nazionale da Renzi.

Il Pd lucano deve colmare uno scarto. Lo sanno in tanti. E in tanti, soprattutto tra i delegati eletti nella lista di Braia, chiedono esplicitamente di «costruire una connessione sincera» con la Regione e il suo presidente.

Il suo destino è il destino del Pd.

s.lorusso@luedi.it

 

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?